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  1. Giampiero Rispondi
    Ci risiamo. In violazione del principio di sovranità di ogni Stato, si pretende di attribuire all'ONU, al di fuori dei suoi compiti e senza nessuna delega, una autorità sull'ingresso nei confini dei diversi Stati nazionali di rifugiati e migranti, quale soluzione al problema dei profughi. Ci sono già le leggi nazionali, democraticamente approvate invece che le tecnocratiche delibere sovranazionali, che stabiliscono i criteri di accoglienza.
    • Henri Schmit Rispondi
      Gli stati sono una finzione, oggi quella più potente, che però prima o poi si dovrà piegare alle esigenze della globalità (non del globalismo): può uno stato che sta a monte captare l’acqua a suo vantaggio facendo morire di sete coloro che abitano a valle? Può uno stato seduto sopra riserve minerali utili a tutti ricattare gli altri stati e sfruttare i loro abitanti ? Fino a che punto? Può uno stato vietare ai perseguitati (la convenzione di Ginevra dice no) o semplicemente poveri di altri stati vietare di cercare salvezza e fortuna sul suo territorio, costruendo muri o minacciando di affondare le barche di coloro che si sono messi in moto? La risposta affermativa è particolarmente discutibile se è quella di uno stato creato poche generazioni fa da immigrati e dai suoi schiavi neri dopo aver sterminato la popolazione autoctona. Le migrazioni saranno una sfida maggiore del futuro che non sarà possibile combattere con strumenti artificiali di diritto positivo o peggio con slogan politici di altri tempi, tempi di odio e di guerra. Serve una concezione post-colonialista del mondo e di quello che una volta era il terzo mondo. Non potremo non “aiutarli a casa loro”.
      • Giampiero Rispondi
        Logica per logica allora chi ha la proprietà non ha nessun diritto di rivendicarla verso chi non ce l'ha. Per cui o si dichiara anarchico e con Pierre-Joseph Proudhon dice che la proprietà è un furto,oppure riconosce che lo Stato è l'unica legale l'espressione storica delle convivenza civile e dei diritti di ogni cittadino .
        • Henri Schmit Rispondi
          1. Il patrimonio è un elemento della persona (giuridica); è la condizione della responsabilità civile. 2. Lo stato deve garantire e tutelare la proprietà, per ragioni di sicurezza degli individui (certezza del diritto) e per ragioni di efficienza economica (solo se la P è protetta, i singoli hanno interesse a creare valore privato e ricchezza pubblica). In Italia queste condizioni sono insufficientemente garantite. Per questo scappano gli investitori (e i residenti). 3. Lo stato decide i limiti della P la quale non è anteriore ma subordinata al potere pubblico legittimo. 3.1. Lo stato vieta e ostacola l’uso socialmente dannoso della P (Inquinamento, pericolo pubblico, fastidio). 3.2. Ostacola lo sfruttamento economico (eccessivo, abusivo); categoria malleabile. 3.3. Attraverso la tassazione (progressiva che l’Italia intende abolire o ridurre a una pura formalità) evita un disequilibrio eccessivo ed auto-alimentato dei redditi e dei patrimoni dei singoli e garantisce a tutti servizi pubblici minimi e soprattutto la possibilità concreta di mobilità sociale, di miglioramento economico e patrimoniale. La P puramente formale è peggiore del furto; è lo strumento dello sfruttamento (eco) e dell’oppressione (politica) dell’uomo dall’uomo, di un nuovo schiavismo. Servirebbe un paradigma teorico che salvasse quello che c’è di buono ed irrinunciabile nel liberalismo e nel capitalismo, ma che riaffermasse i diritti “inalienabili” delle persone; erano gli ideali ... del XVIII secolo!
          • Giampiero
            Il paradigma è la rivoluzione dove i diritti "inalienabili", il tutto e subito, azzerano storia e tradizione. Una volta il proletariato chiedeva pane e lavoro, al diritto seguiva il dovere. Adesso in Occidente siamo una società dei diritti senza doveri e per sopravvivere si vede la spasmodica necessità d recuperare quest'ultimi mutuando culture che li hanno ancora ben saldi .
    • Davide Rispondi
      Suvvia si rilegga "Per la Pace Perpetua" di Kant!
      • Henri Schmit Rispondi
        La ‘pace perpetua’ è un progetto ideale di contratto fra Stati (repubblicani, oggi diremmo costituzionali), fondato quindi su contratti sociali nazionali, progetti ideali e precari come quello internazionale. Alcune regole (che hanno lo stesso statuto delle ‘Laws of Nature‘ del cap. XIV del Leviatano: precetti razionali prudenziali) fanno oggi riflettere: evitare l’indebitamento internazionale e rispettare l’ospitalità nei confronti di coloro che arrivano in uno stato che non è il loro di origine. Sono convinto che, spolverata la parrucca, Kant sarebbe pienamente d’accordo con il mio commento.
    • luigi Rispondi
      Giampiero, secondo lei le migrazioni internazionali possono essere gestite dai singoli paesi, senza accordi multilaterali?