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  1. Henri Schmit Rispondi
    Forse non si dovrebbe dire, ma è del tutto evidente che la F e la D hanno fatto la CEE, l'UE e l'euro e hanno gestito l'unione nel bene (indirizzo, forza, sopravvivenza) e nel male (imperfezioni, errori). Chi è allienato con questo orientamento, può avere voce in capitolo, come Draghi e Tajani (cresciuto nel ruolo) adesso, Prodi e Monti nel recente passato, tutti autorevoli ed ascoltati. I paesi sostenitori credibili del corso della politica dell'UE, di fatto guidato (necessariamente) in modo informale e flessible dal tandem F-D, sono tanti, ma fra di loro non c'è l'Italia, né quella di oggi, né quella post-2014, né quella ante-2011. Per le nomine il vertice di ieri non è stato vano: i 2 spitzenkandidaten più gettonati sono fuori, perché non hanno alcuna maggioranza né nel PE né nel Consiglio. Il problema dell'Italia è che il suo governo rischia di proporre dei nominativi che non sono graditi da nessuno, tranne dai bi-populisti di casa. Juncker NON è stato nominato perché LUX, ma perché gradito equamente da F e da D. Tutti questi contincini di tifoseria nazionale sono ridicoli e fuorvianti. Macron di fatto è kingmaker; vuole Verstager o Barnier alla Commissione. La D chiederà la BCE con Weidmann che si sta allineando tatticamente a Draghi. Al Consiglio serve un politico, abile e multi-valente, che vada bene a F e a D. Quale commissario (settore, nominativo) italiano non rischia il veto degli altri? Non più gli Aff Esteri. Chi andrà al PE? Anche l'Italia ha un diritto di veto!
    • Henri Schmit Rispondi
      L'errore nella seconda frase - creato dal controllo automatico - è evidente: chi è 'allineato' con l'orientamento prevalente, che presuppone un consenso F-D, ha voce in capitolo. Ecco perché l'Italia non conta, tranne per remare contro, esprimere veti se non ottiene qualcosa. L'errore è che una concessione ottenuta attraverso una forzatura valga quanto una promozione ottenuta per autorevolezza e rispetto dei valori condivisi. Macron è kingmaker perché presidente della F (peso nel Consiglio per merito degli alleati del tandem) e capo spirituale della forza politica mediana della maggioranza assoluta nel PE. Questa è democrazia vera! Il 20 giugno Tajani ripreso dalle telecamere a seccamente risposto a un giornalista che lo interpellava sulle "divisioni" in seno alle istituzioni, in particolare al PE, opponendo a questo concetto deletterio quello construttivo della decisione democratica (intesa come compromesso sulla posizione mediana). Bravissimo! anche se l'ha imparato solo a Strasburgo ...