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Se Zuckerberg lancia la sua monetina

Facebook presenta la sua criptovaluta. Si tratta di un’opzione strategica per rafforzare un modello di business finora affidato esclusivamente alla pubblicità. Ma il sistema dei pagamenti è un servizio pubblico. E le problematiche che si aprono sono tante.

Nasce la moneta di Facebook

Trasferire denaro con la semplicità con cui si invia una foto col telefonino: è l’obiettivo del progetto Libra, con cui Facebook intende lanciare la propria criptovaluta e i cui dettagli sono stati resi noti martedì 18 giugno. Secondo quanto dichiarato, la tecnologia blockchain alla base di bitcoin sarà utilizzata per costruire una piattaforma che consentirà lo scambio gratuito di denaro peer-to-peer. Anche se sono già stati sollevati dubbi sulla capacità di Facebook di realizzare quanto promette, Whatsapp potrebbe avere presto un tasto in più per inviare denaro.

Entrare nel business dei sistemi di pagamento consentirebbe a Facebook di capitalizzare sulla propria base clienti. Considerando tutte le piattaforme che appartengono alla galassia di Mark Zuckerberg, si tratta di una comunità globale di 2,35 miliardi di utenti, più di Visa e Mastercard assieme. Se per un terzo della popolazione mondiale Facebook custodisse il salvadanaio oltre che il diario, potrebbe aumentare significativamente la messe di dati che costituiscono la base dei suoi ricavi pubblicitari e, al tempo stesso, ridurre il grado di dipendenza dalla pubblicità grazie alla possibilità di applicare commissioni sui pagamenti. La piattaforma cinese WeChat trae il 60 per cento dei propri ricavi da servizi di pagamento e meno di un terzo da pubblicità (come riferisce il Financial Times). Per Facebook, invece, nel 2018 la pubblicità ha rappresentato ancora oltre il 98 per cento dei ricavi (secondo quanto riportato dal Sole24Ore), in un anno in cui i numerosi scandali legati all’abuso dei dati personali ha mostrato a Zuckerberg quanto sia pericoloso affidare il proprio modello di business esclusivamente alla pubblicità. Dunque, battere moneta non sarebbe soltanto il vezzo di un megalomane sempre più sedotto da ambizioni imperiali, ma anche un’opzione strategica vitale per cercare di rafforzare i piedi d’argilla del gigante tecnologico.

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Le problematiche da affrontare

Ma quali saranno le caratteristiche della moneta di Facebook? Stando a quanto è filtrato, dovrebbe trattarsi di una stablecoin, ossia una criptovaluta basata su un paniere delle principali valute mondiali. Ora, una stablecoin è davvero stabile soltanto se ha una copertura al 100 per cento in valuta ufficiale. Sostanzialmente, una moneta elettronica coperta, come prevede la legge, da un ammontare equivalente di riserve in moneta vera. Ma la moneta di Facebook, dovendo valicare i confini valutari, dovrebbe essere fondata su una molteplicità di valute, con i problemi che ne conseguono: qual è l’autorità che verifica la copertura? In che tipo di attività sono detenute le riserve? Sono sufficientemente sicure e liquide? Come si determina la composizione del paniere? È modificabile? Che effetti può avere sui mercati dei cambi? A queste criticità relative all’architettura monetaria si aggiungono questioni di privacy potenzialmente ancor più serie di quelle che Facebook ha dovuto affrontare sinora, quando saprà non soltanto con chi parli e di che cosa, ma chi paghi e per comprare che cosa.

Il sistema dei pagamenti è un servizio pubblico. In linea di principio, potrebbe essere fornito dalle banche centrali, attraverso l’emissione di un contante digitale (come descritto in un recente working paper del Centro Baffi). In sostanza, sarebbe come consentire non soltanto alle banche private, ma anche alle imprese e ai singoli, di tenere un conto presso la banca centrale. È chiaro che, per fornire un servizio di questo tipo, può essere opportuno coinvolgere soggetti privati: non solo banche commerciali, ma anche Visa, MasterCard, PayPal e perfino social network. O magari una joint venture fra tutti questi soggetti, come quella che sta costituendo Facebook. Infatti, l’apporto dei privati potrebbe consentire, qui come in altri ambiti, di fornire un servizio migliore a un minor prezzo. Ma la creazione di un contante digitale non può essere ridotta a una mera questione tecnica o commerciale. Il sistema dei pagamenti resta un servizio pubblico: sono in gioco la sicurezza, la fede pubblica, la privacy, la stabilità. Perciò è importante che la concezione, l’emissione e l’utilizzo di un contante digitale sia presidiato dalle autorità monetaria. Nel caso di una moneta globale, ciò significa, oltre alle banche centrali delle principali aree valutarie, anche gli organismi internazionali competenti (si vedano i recenti, opportuni interventi del Fondo monetario internazionale e della Banca dei regolamenti internazionali).

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Vi è certamente un gran bisogno di una moneta internazionale, distinta dalle valute nazionali, stabile, capace di circolare, al servizio degli scambi. Ma la moneta di un colosso tecnologico privato a vocazione monopolistica non può essere la soluzione.

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Il Punto

  1. lorena

    bene ha fatto l’autore a fare il parallelo con WeChat. In Cina praticamente tutti la usano al posto dei contanti (per un caffè, un acquisto tech in negozio, …) e anzi in molti casi il contante non viene nemmeno accettato. Il punto critico è che non a caso WeChat opera in un paese dove il governo tutto sa e nulla sfugge, e ti blinda e punisce (diminuendo il tuo punteggio sul SCS) se anche solo scrivi un post simil-critico su chat o altrove.
    Ma quella è la Cina e se c’è qualcuno che voglia vivere nel vero grande fratello (altro che bischerate su NSA) si accomodi.
    Vogliamo veramente dare al supercurioso Zuckerberg che mente da sempre sulla gestione dei dati, un nuovo modo per fare soldi? Altro che sovranisti il vero nemico della democrazia e libertà sono queste megaCorp che hanno tutto l’interesse a abbattere i paletti degli stati e avere su di noi ogni informazione possibile, dalla rete social agli acquisti, dal profilo demo alle preferenze, … .

  2. Savino

    Questa è stata una dimostrazione lampante sulle vere intenzioni dei social network e del ramo economico-finanziario ad essi dedicato. Sul business poco chiaro di Mark Zuckerberg e sui suoi intrecci con la sfera individuale di ciascuno di noi non si sta ancora approfondendo abbastanza. Profilare le persone, conoscere le loro tendenze, entrare nelle loro case, nella loro intimità e, ora, anche nei loro portafogli (come debitori o ulteriormente come consumatori) si sta rivelando sempre più un business immorale, perlopiù esentasse, e stupisce davvero la venerazione che i governi e le opinioni pubbliche in tutto il mondo continuano a fare di questo signor Zuckerberg, che in un’altra epoca, diversa dalla pochezza della nostra, in cui dibattevano statisti e cittadini attenti, avrebbe già da tempo dovuto sottoporre le proprie attività a rigide discipline legislative, a tutela della privacy, della limpidezza finanziaria e della credibilità pubblica.

  3. Fabio

    Sicuramente mi sfugge qualcosa, ma se un organismo sovranazionale, privato, comincia ad emettere valuta, non si comporta come uno stato sovrano? Un tempo gli stati avevano la copertura in oro, per la valuta che emergevano, immagino che ora nemmeno questo sia più vero, ma continuo a chiedermi come possa un ente commerciale stampare moneta senza incorrere in qualche reato. È che dire dell’inflazione? Stampare moneta a iosa non genera inflazione e svalutazione? Alla fine, fatto salvo il livello tecnologico diverso, è la stessa cosa dei minibot, o dei soldi del monopoli: veramente mi sfugge la differenza. A questo punto, ognuno potrebbe stampare i i propri soldi e comprarsi tutto quello che gli pare … sempre che trovi uno che glieli prenda per buoni. Magari ci mette su la faccia di Zuckenberg!

    • roberto

      la parità aurea non è più in auge dai tempi di Nixon (15 agosto 1971), una mossa obbligata a causa del disavanzo legato alla guerra del vietnam ma visto da tempo come ineluttabile (con Bretton Woods erano gli usa ad avere la parità e le altre valute ad essere agganciate al dollaro) e che poi si innescò in una serie di eventi che causò la spirale inflazionista degli anni ’70.
      Questo premesso, hai ragione ed è questo il motivo per cui c’è tanta pressione contro gli stati sovrani da parte dei paladini della globalizzazione (dai magnati dei social, alle aziende di servizi, da personaggi alla Soros ai fondi di investimento). Non crocerossine interessate alla “libertà di movimento dei popoli” come dicono loro ma gruppi che sanno bene che una volta abbattuto il diritto di battere moneta, hai di fatto ucciso uno stato.
      Che poi ci siano folle di persone ansiose di emulare WeChat cinese (non ricordando come e perchè esiste un tal fenomeno nello stato grande fratello della Cina) è territorio dello psicologo

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