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  1. bruno puricelli Rispondi
    Sarebbe sufficiente ridurre il finanziamento pubblico e trovare "benzina" inter nos: lo spread diminuirà immediatamente in rapporto all'uso produttivo che si potrà fare con la benzina. Oggi è aperta la polemica sui Minibot che ritengo, se emessi abbondantemente nei limiti del debito verso i creditori pmi italiani, efficaci. Lei professore come li inquadra?
  2. Alessandro Bellotti Rispondi
    E' dal 2012, era Monti, che si fanno politiche restrittive e viene detto al Paese che facendo così il debito si può ridurre o tenere sotto controllo. Non è stato sicuramente così. L'aumento del rapporto deficit/PIL che abbiamo visto negli ultimi anni è ovviamente dovuto alla non crescita che ha diverse cause, fra le quali le politiche restrittive. Il primo anno dell'era Monti ha portato il rapporto deficit PIL dal 119% al 125%. Massacrando nel contempo l'economia italiana e causando perdite mai viste relative alla produzione industriale. Mi sembra che le parole di Visco ricalchino esattamente la visione montiana dell'Economia italiana. Visione montiana che ha portato ai numeri disastrosi di oggi.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Mi piacerebbe mettere in evidenza un aspetto meno notato delle C. finali. Non sorprende né il monito lanciato alla maggioranza sulla politica economica e fiscale e sui rapporti con l'UE né il richiamo del bilancio positivo della partecipazione all'euro né l'augurio che l'unione bancaria venga completata con un'effettiva condivisione dei rischi. Vedremo come andrà. Il governatore sorprende invece quando sostiene che la pessima performance dell'economia nazionale (e non solo con l'attuale governo!) NON è dovuta a fattori esogeni, economia e mercati globali, la crisi del debito fasullo scoppiata negli USA, poi importata in Europa e subìta dall'Italia, MA a cause da cercare a casa propria. Se ci ricordiamo che fino a due o tre anni fa le sofferenze eccessive e incontrollabili delle banche apparse come all'improvviso un lustro dopo l'inizio della crisi globale sono sempre state ricondotte con cause esogene, l'affermazione assomiglia a una rivoluzione copernicana. Accettato il nuovo paradigma delle cause endogene, rimangono comunnque ancora due compiti a difficoltà crescente : 1. Individuare con precisione le inefficienze nazionali, comprenderne le loro cause (economiche e normative) e definire misure atte a superarle, un compito che sorpassa forse non solo le capacità dei due partiti populisti al governo. 2. Trovare (in democrazia!) uomini e strutture in grado di approvare e applicare queste misure impopolari che danneggeranno intere categorie sociali