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  1. Henri Schmit Rispondi
    Forse perché non sono un economista, faccio fatica a cogliere l'originalità e la pertinenza di queste tesi centrate sull'importanza di un terzo pilastro fra Stato (potere normativo esercitato su una comunità) e mercato (condizioni regolamentate e sovrvegliate create da uno o più stati all'interno delle quali le forze economiche reali - individui, imprese (=comunità!) e stati - agiscono, scambiano, producono,consumano, posseggono). Questo terzo pilastro sarebbero le comunità, presumo a tutti i livelli e di tutti i tipi. Le comunità creano senso di identità fra individui (bella scoperta!), ma non è lo Stato l'unico potere che in ultima istanza garantisca protezione? Alcune comunità possono ambire a diventare stato (USA 1776, Irlanda 1920, Scozia, Catalogna e forse Veneto oggi). Non vedo che cosa il terzo pilastro aggiunga ai due precedenti (tranne una certa dose di gradito relativismo, ma anche tanta confusione). Più pertinente mi sembra l'affermazione sui disequilibri, che forse dovremmo interpretare come crescente disuguaglianza (Atkinson, Picketty), ma allora non è originale. Mancano (nelle numerose recensioni trovate in internet) proposte per appianare gli squilibri. Su questo tema è più preciso Bernie Sanders e i suoi consulenti (in aprile Stephanie Kelton è stata a Milano ospite della http://fondazionefeltrinelli.it/democrazia-minima/). Intanto l'Italia va in un'altra direzione: affermazione dell'identità delle comunità substatali SI, ma lotta contro gli squilibri NO.
  2. Michele Rispondi
    Magari la situazione italiana fosse quella descritta nell’articolo! Il problema italiano è che nessuno dei 3 pilastri tiene più. Non è un problema di equilibrio. Il mercato in italia non è mai stato amato, così come non è mai sta amata la meritocrazia e la trasparenza. Dove sono le aziende italiane “superstar”? Quelle buone o vengono vendute a investitori stranieri o se ne vanno dal paese. La rivoluzione tecnologica tarda ad arrivare. Lo stato è sempre più debole, indebitato ed e diventato solo fonte di arricchimento indebito dei più furbi. La scuola pubblica è stata sistematicamente indebolita negli ultimi 30 anni. Per non parlare della comunità: l’Italia è il paese dei campanili, del provincialismo esasperato, il senso della comunità non esiste neanche a livello locale. Il localismo in Italia ha solo portato maggior corruzione.
  3. Savino Rispondi
    Assurda l'idea che tutto possa essere pilotato dal basso. La massa vuole "andare a comandare", ma l'egoismo primeggia e ci si comporta più da gregge che da popolo. Manca ogni educazione civile e civica e, nello specifico, manca ogni educazione finanziaria. Alla massa interessa solo usurpare la poltrona e lo stipendio all'èlite per andarci in crociera o comprare l'ultimo modello di smartphone. Questo popolino non ha ambizioni di diventare grande e non sarebbe capace di distinguere lo statalismo dall'economia di mercato. Quanto al localismo, esso è solo la spartizione corruttoria su base territoriale.
  4. Stefano Asterino Rispondi
    Buongiorno Dott. Rajan, le faccio i miei più sinceri complimenti per il suo libro "Terremoti finanziari" che per me è stata una illuminazione sulle cause che hanno portato alla crisi finanziaria del 2008 (che Lei per primo in una famosa riunione aveva segnalato ad una platea "ostile" di banchieri). Le volevo chiedere, a riguardo, come giudica le politiche post crisi degli USA e dell'Europa e, da ex Governatore della Banca Centrale Indiana, come giudica le politiche della Banca Centrale Europea. Sono molto curioso di leggere il suo libro che ho appena acquistato. Grazie per l'attenzione.