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  1. Henri Schmit Rispondi
    Sono d’accordo con l’analisi. Sulla Libia il problema non è però un conflitto per interessi obiettivi con la F, ma il doppio gioco dell’Italia che ritiene che le conviene gestire gli interessi propri (legittimi) nel ruolo di proconsole degli Stati Uniti, ignorando gli sforzi immensi della F nel Sahel. Per quanto riguarda il ruolo ambito da pontiere fra USA e Russia (come Conte fra M5S e Lega), al rischio di irritare i partner europei, faccio notare che è una costante della politica estera del paese (...), ma clamorosamente fallimentare per l’Italia di cui in Europa più nessuno si fida. I progetti per riformare l’UE hanno lo stesso difetto: nessuno li condivide; su alcuni punti coincidono con le idee dei peggiori avversari dell’Italia (gli stati nazionalisti dell’est). Su altri punti è stata la F a promuovere riforme favorevoli agli interessi italiani, ma temo che i propositi entusiastici di Macron all'inizio del suo mandato siano ormai il lontano ricordo di un errore di valutazione che il presidente francese eviterà di ripetere. Quindi l’analisi è giusta ma la politica criticata è molto più in linea con il pregresso di quanto si vorrebbe ammettere.
  2. francesco Rispondi
    E' evidente che nuova governance europea, rinegoziazione del Protocollo di Dublino, il ritorno a obiettivi stabiliti dal Trattato del 1992 si debba aspettare il DOPO le elezioni europee, dato che mi sembra difficile pensare che tutto questo potessa avvenire prima un un parlamento europeo che cristallizza le elezioni di5 anni fa. Per la fine delle sanzioni contro la Russia stesso discorso: mi pare che l'atlantismo senza se e senza ma di questo parlamento non potesse generare nulla in tal senso. La stessa autrice parla dei risultati del governo in termini di riduzione degli sbarchi. A livello europeo tutto quel che potrà cambiare cambierà DOPO queste elezioni dato che è impossibile cambiasse prima. Insomma: quest'articolo di cosa parla???
  3. Savino Rispondi
    L'articolo non mi pare che citi la più colossale di tutte le gaffes commessa dall'esecutivo in carica in politica estera. Mi riferisco alla vicenda del Venezuela. Nel caos di una nazione in cui sono presenti almeno due milioni di connazionali di fatto (li facciamo anche votare), dapprima si pone un veto sul riconoscimento di Guaidò che imballa l'intera politica occidentale, con Di Battista e Di Stefano che si schierano apertamente per Maduro, per, poi, effettuare una silenziosa retromarcia, affermando che vogliamo pacifiche elezioni in area (poichè non possiamo dire altro). Sulla citata in articolo vicenda Brexit, manca ogni difesa sempre dell'interesse di migliaia di nostri connazionali in quel territorio. Per i rapporti con l'UE c'è solo da tenere in ordine i conti pubblici, anzichè festeggiare dal balcone il deficit. Sui migranti, lo Stato italiano deve passare dall'eterna emergenza ad una pianificazione dell'accoglienza e dell'integrazione, finanziata a livello comunitario.
    • Federiga Rispondi
      Ho pensato se includere il Venezuela o meno poi ho deciso di limitarmi al confronto con quanto promesso sul contratto e quanto fatto.
    • oscar Rispondi
      L'alleanza della Mogherini con Trump sul Venezuela invece la consideri la cosa giusta? Un altro Iraq, Afganistan, Vietnam, Corea del nord, con i rispettivi profughi, migliaia di morti? Ho trovato l'atteggiamento del nostro governo sul Venezuela encomiabile ed equilibrato, certamente per chi legge solo la repubblica ....
      • Henri Schmit Rispondi
        Fa bene “Oscar” a ricordare l’altra faccia della medaglia, ma sbaglia a definire la posizione del governo italiano come equilibrata. Se per me la politica di appoggio del governo populista giallo verde al governo populista di Maduro è sbagliata, questo non mi fa chiudere gli occhi davanti alle provocazioni interessate, avide e prepotenti degli USA di Trump. Alla fine nuoce a uno come Guaidò che da eroe della liberal-democrazia rischia di diventare un burattino dell’imperialismo più grezzo. E l’Europa (non solo la Mogherini) si allinea ciecamente, senz’altro per fare blocco contro l’ingerenza (imperialista) della Russia. L’ideale di un ordine internazionale governato dai diritti e non solo dalla forza cruda si sta sgretolando. E l’Italia che dal 1949 segue opportunisticamente la politica del più forte, questo cambia poco.