logo


  1. raffaele Principe Rispondi
    Che il PIL sia un indicatore grossolano, credo nessuno possa negarlo. La su afortuna è la semplicità e unicità del dato + - rispetto al pil dell'anno precedente. Ma nulla ci dice del benessere collettivo, meglio se articolato per percentili. Faccio due semplici esempi che in qualche modo inficiano l'indicatore del pil. Ipotiziamo che una campagna informativa convinga il 90% dei cittadini a praticare una corretta alimentazione che implica anche una riduzione significativa della quantità di derrate alimentari usate per produrre i cibi. Sicuramente ciò porterebbe a migliorare il benessere collettivo e individuale, ma sarebbe un danno economico non indifferente, sia per l'agricoltura che per i servizi: distribuzione alimentari, centri fitness ecc. Ovvero un calo del PIL. Un altro esempio. Tutt'Italia sa come sono ridotte le strade di Roma. Ipotizziamo che per magia esse vengano in poco tempo sistemate. Ciò implicherebbe che molte officine perderebbero clienti, ma anche che si venderebbero meno aut e moto, ci sarebbero meno incidenti ecc. Possiamo tranquillamente ipotizzare che il risparmio indotto sarebbe superiore all'investimento fatto dal Comune. Ciò produrrebbe una diminuizione del PIL, soprattutto a breve, perchè è facilmente ipotizzabile che quanto risparmiato non sarebbe speso per altri servizi. Sarebbe necessario quantomeno attivare delle conversioni per l'indotto colpito, che richiederebbero investimenti e tempo.
    • Michele Rispondi
      Se la gente spendesse meno soldi per il cibo, quei soldi non sarebbero bruciati, ma utilizzati per altri tipi di spese: in pratica il PIL non scenderebbe, ma ne verrebbe solamente cambiata la composizione.
  2. Lorenzo Rispondi
    Secondo me considerare tanti indici è complicato e difficilmente riesce a dare una rappresentazione facilmente comprensibile e comparabile. Io proporrei piuttosto un vero bilancio simile a quello delle società. In particolare, insieme al PIL annuale che rappresenta un flusso, rappresenterei una sorta di stato patrimoniale in cui si valorizzano anche gli stock di capitale (inclusi quello ambientale e sociale) e di debito pubblico e privato. La variazione del patrimonio netto (capitale-debito) darebbe un'idea di quante risorse sono state consumate per produrre quel PIL. Ad esempio se il nostro PIL è creato col consumo di risorse energetiche che non vengono sostituite da pari scoperte (ad esempio di Petrolio) il nostro stock di capitale diminuisce. Se invece il PIL è creato con risorse energetiche rinnovabili il nostro stock non diminuisce.
  3. Savino Rispondi
    In Italia, è il benestare patrimoniale che dice tutto, comprese le disuguaglianze interne ed intergenerazionali esistenti. Dal patrimonio bisogna partire per provvedimenti di politica economica e leva fiscale.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Ottimo. Non è un progetto facile, evidente. Come definire la lista dei criteri rilevanti, la loro corretta misurazione e la loro utilità. Non si può semplicemente trattare a mio parere di "misurare il benessere" contrapposto all'efficienza economica, scopo facilmente demagogico o dispotico, ma di "migliorare il benessere" e attraverso esso anche i criteri economici tradizionali, cioè l'occupazione, l'investimento, la crescità e le condizioni sociali (l'uguaglianza, i servizi pubblici). Non varrebbe aumentare il benessere distruggendo l'efficienza, il successo durerebbe poco. La scelta dei criteri più importanti è determinante per utilizzare l'analisi a fin di bene (la sua utilità), cioè per comprendere e quindi riformare un'economia inefficiente. Senza per esempio migliorare i criteri relativamente intangibili della giustizia civile, della protezione contro soprusi privati, fra cui l'abusivismo edilizio (e non solo quello misurabile!) non vedo come il paese possa tenere il passo con i suoi partner europei (a meno di prendere come modello la Russia o la Turchia che crescono o non crescono senza rispettare la legalità come la intendiamo noi; questo spiega la correlazine - anche intuitivamente - debole di alcuni indici con la crescita del PIL).