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  1. Jorge Rispondi
    Tutto interessante, ma rimane da spiegare perché l'Italia, che ha ormai un PIL pro capite inferiore alla media UE, debba essere ancora un contributore netto, peraltro per un importo molto significativo.
  2. Massimo GIANNINI Rispondi
    L'autore non considera che per potere spendere buona parte di quei fondi l'Italia deve allocare la propria parte (30-40%) di co-finanziamento degli enti locali. Inoltre il moltiplicatore di quella spesa e il raggiungimento degli obiettivi dei progetti co-finanziati è basso. Insomma è una partita di giro ovvero diamo soldi per riceverne meno e spenderli male dovendocene aggiungere altri.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Bell'articolo! Si potrebbe togliere l'UK dai grafici, metterla fra parentesi, non solo perché esce, ma perché gode dai tempi della Thatcher di un regime di favore, rinegoziato da Cameron appena prima del referendum finito male malgrado i privilegi strappati all'UE troppo debole per dire no. Si potrebbe precisare che l'Italia è contributore netto solo dal quarto allargamento del 2004 (circa) in avanti. All'ultima frase dell'articolo aggiungerei l'enorme vantaggio dell'euro che ha procurato tassi bassi all'economia italiana, purtroppo non onorati - contrariamente ad altri paesi - con le dovute riforme a favore della produttività e della competitività, e parzialmente vanficati con l'ormai quasi correttamente compreso spread, riflesso delle politiche (fiscali e di riforma strutturale) domestiche.