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  1. Henri Schmit Rispondi
    L'analisi è divertente, ma il tema è poco rilevante. Le elezioni al PE sono soprattutto un barometro delle politiche nazionali. Questo non è scandaloso: la politica UE viene fatta quasi interamente nelle cancellerie nazionali, nei governi, un po' nei Parlamenti, se sono attrezzati, preparati ed interessati, e a Bruxelles nella Commissione. Il PE serve a poco, salvo in un'ottica di evoluzione a breve improbabile delle istituzioni. I paesi tendono a "inviare" (eleggere, per modo di dire) dei politici nazionali riciclati a Strasburgo; si vota spesso (F, D, E, P) con liste bloccate - per fortuna non in Italia che per una volta si distingue positivamente. La brutta abitudine poco democratica dei "Spitzenkandidaten" è contrastata solo dall'ALDE. In giro ci sono proposte per peggiorare ulteriormente la legittimità (o la credibilità) democratica degli eurodeputati. Il PE non è una vera assemblea democratica; assomiglia più a un parlamento da vecchio regime, una rappresentanza dei "soggetti" che possono esprimere pareri per far apparire il governo effettivo meno dispotico. Il governo UE in realtà è indirettamente democratico, nella misura in cui ogni stato membro riesce a farsi governare da un esecutivo che gode del consenso dei suoi cittadini. Ecco il punto dolente. Da quando l'Italia da beneficiario è diventata contribuente netto (Commissione Prodi, allargmanento, Costit. bocciata, euro), il film è cambiato: non è più conveniente, perché bisogna essere efficienti, saper fare riforme