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  1. Giorgio Ponzetto Rispondi
    Dire che "La presenza di una università contribuisce allo sviluppo sociale, economico e culturale di un territorio" è un'affermazione che richiede qualche precisazione. La tesi è vera se l'Università ha una certa dimensione e se è molto efficiente. Purtroppo negli ultimi decenni in Italia le università si sono moltiplicate senza alcuna programmazione, ma soprattutto per rispondere ad aspettative di tipo campanilistico e per la volontà di creare nuovi posti. Soprattutto si sono moltiplicate le sedi di corsi di laurea e di dipartimento sparsi qua e là sul territorio al di fuori di qualsiasi discorso di organicità e di efficienza. In questo caso si è avuto qualche ritorno economico soprattutto a favore di ristoratori e affittacamere, ma l'Università non ha certo avuto quel ruolo di propulsore dello sviluppo economico, sociale e culturale di cui si parla nell'articolo e che possono avere solo università di una certa dimensione e molto efficienti su cui andrebbero quindi concentrati gli investimenti pubblici.
  2. nicola savino Rispondi
    Soltanto in conclusione si accenna alle dinamiche negative per le università collocate nelle aree depresse; della conseguente necessità di promuoverle in misura particolare! DI fatto, accade il contrario.
  3. Lantan Rispondi
    Considerazioni ed analisi condivisibili. Peccato però che una buona parte dei laureati - i migliori - se ne vadano dal nostro paese verso Germania, Olanda, Francia, UK... Quindi sarebbe più giusto dire che: le Università, soprattutto quelle di alto livello, non stanno contribuendo allo sviluppo locale (italiano) ma a quello di Francia, Olanda, Germania, UK... Al punto che, tra qualche tempo ai governi dei suddetti paesi converrà disinvestire o chiudere addirittura il loro sistema formativo universitario (con conseguente risparmio di denaro!) perché tanto i laureati arrivano già belli e pronti dall'Italia, dalla Spagna, dal Portogallo... Poi magari Olanda e Germania vengono a fare le pulci agli Italiani sul rapporto deficit/pil quando forse sarebbe il caso di considerare che ogni laureato che emigra oltralpe corrisponde a circa 150mila o 200mila euro che l'Italia "regala" ai paesi di destinazione. Perché non viene tenuto in conto nel bilancio degli stati - soprattutto di quelli dell'Europa del sud - anche la perdita finanziaria ed economica costituita dalla fuga dei laureati?