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  1. Markus Cirone Rispondi
    Risposta a Luca Neri (08/05): Lei ignora che un docente ha solo in parte un orario di lavoro: quello in classe e il totale delle 40+40 ore di riunioni. Le attività accessorie all'insegnamento non hanno un orario, né come inizio e fine, né come durata complessiva (come potrebbero, del resto?). Se Lei pensa che 100 docenti (numero minimo dei docenti di una scuola) possano preparare le loro lezioni nelle scuole italiane, vuol dire che non ne ha mai vista una. Se invece propone che il Governo stanzi diversi miliardi per mettere in sicurezza le scuole italiane e costruirne di nuove in modo che ogni docente abbia una sedia confortevole, un tavolo, un PC e una mensola per i libri per lavorare a scuola fino alle 17, firmo subito la sua petizione, anche se andrò in pensione prima di vedere queste cose realizzate (e di anni me ne mancano più di 10). E ora torno a correggere, alla scrivania di casa mia, uno dei 700-800 compiti annuali, visto che insegno matematica e fisica in un liceo scientifico.
  2. Luca Neri Rispondi
    Una ulteriore integrazione: il confronto più sensato tra gli stipendi degli insegnanti nei vari Stati non può prescindere da una comparazione con il PIL pro-capite a parità di potere d'acquisto. I dati relativi a questo indicatore sono facilmente reperibili su Wikipedia, che riporta i valori del fondo monetario internazionale (https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_PIL_(PPA)_pro_capite). Il full time equivalent salary (40 ore settimanali per 44 settimane all'anno) degli insegnanti Italiani è oltre il doppio del PIL pro-capite a parità di potere d'acquisto (ovvero guadagnano circa il 104% in più della media nazionale). In Francia, gli insegnanti guadagnano invece circa il 23% in meno della media nazionale; in UK il 6% in più; in Germania il 27% in più, in Spagna il 40% in più, mentre in Finlandia, l'unico Stato più generoso dell'Italia, il 137% in più. Lo stipendio deve essere valutato in relazione ai risultati della formazione. I dati di riferimento internazionale PISA per la matematica (http://pisadataexplorer.oecd.org/ide/idepisa/report.aspx) indicano che l'Italia è (dopo la Finlandia) il paese meno efficiente con ca 159 PPP dollars spesi per ogni punto PISA. In UK, lo stato più efficiente, si spendono circa 68 PPP dollars per ogni punto PISA. Al posto che concedere aumenti ed assunzioni, lo stato Italiano dovrebbe pretendere maggiore produttività, ore di lavoro e competenza dal corpo insegnante
  3. Luca Neri Rispondi
    Per confrontare gli stipendi degli insegnanti tra paesi occorre calcolare il salario orario. Il conto è presto fatto. Dati alla mano, gli insegnanti italiani (44 euro/ora) hanno stipendi orari largamente superiori alla media europea (21 euro/ora) e sono secondo solo alla Finlandia (quasi 60 euro/ora). La Germania è solo terza, con 36 euro/ora. Le lamentele degli insegnanti italiane sono pretestuose e prive di fondamento. Di fatto prendono uno stipendio full-time per un lavoro part-time
    • Markus Cirone Rispondi
      Suppongo che come numero di ore abbia conteggiato solo le ore in classe e le 80 "altre" ore riportate nella figura 2. Come dicevo nell'intervento sotto il suo, una buona parte del monte ore di lavoro di un docente italiano è "sommerso", nel senso che non viene quantificato dal contratto.
      • Luca Neri Rispondi
        Converrà caro Cirone, che tutto ciò che non è contrattualmente formalizzato non può essere preteso? Questo è quello che accade nella realtà. Ad esempio, una quantità consistente di insegnanti offre lezioni private al pomeriggio o nel periodo estivo. Sarebbe possibile se avessero un orario di 8 ore per 5 giorni settimanali per 44 settimanali? Ovviamente no, perchè sarebbe in palese ed evidente conflitto con l'attività contrattuale. Eppure la situazione è così endemica che il governo giallo-verde ha proposto di normarla. Questo è solo un esempio. Se lei è insegnante come credo, saprà certamente che a fianco di insegnanti dedicati e appassionati che lavorano più delle 3 ore di didattica quotidiana esistono, colleghi che si limitano di fatto al "compitino". Che gli insegnanti onesti pretendano che le ore necessarie a svolgere la professione in maniera dignitosa vengano contrattualizzate e pretese. Che si offrano servizi al pomeriggio degni di una scuola seria. Che si pretenda che le prestazioni professionali offerte da tutti gli insegnanti siano dignitose, adeguate, e che rispettino standard moderni. Poi parliamo di stipendi. Invece, nessuno parla di come moltissimi insegnanti oltraggino con la loro impreparazione e pigrizia la dignità di una professione centrale per lo sviluppo del paese. Ci si lamenta a sproposito e si negano le evidenti inadeguatezza del corpo insegnante. Non è serio.
        • Markus Cirone Rispondi
          "Tutto ciò che non è contrattualizzato non può essere preteso", dice Lei. Ma le attività funzionali all'insegnamento (preparazione lezioni, correzione verifiche, ecc.) sono contrattualizzate. Il punto è che non sono quantificate.
        • Luca Cigolini Rispondi
          Il contratto obbliga ad alcune prestazioni che non quantifica (p. es. i rapporti con i genitori e la correzione delle verifiche): le assicuro che a buona parte di questi impegni è impossibile sottrarsi; aggiungo che negarlo senza prove, appellandosi alla categoria morale della pigrizia, è uno sport purtroppo diffuso, ma poco corretto (pigri e zelanti li troviamo in qualunque categoria di lavoratori, ma in altri ambiti per fortuna nessuno si appella alla pigrizia di alcuni per sminuire anche gli altri). Concordo con lei sulla necessità di maggior controllo e repressione delle inadempienze, ma prima di tutto, a mio parere, bisognerebbe quantificare quello che nell'altro mio commento ho definito lavoro sommerso, tenendo conto anche delle differenze tra le discipline ed i tipi di scuola (Cicero pro domo mea: la correzione di circa 500 scritti all'anno, ineludibile da contratto per professori di lettere e poche altre materie nei licei, ma non conteggiata, non aumenta il mio carico di lavoro rispetto a chi a questo non è tenuto? A parità di compenso). Le 80 ore (40+40) inserite in modo arbitrario nella tabella si riferiscono solo ad alcune riunioni ed indicano un tetto che spesso non viene raggiunto (è il mio caso e quello della maggior parte dei docenti di lettere alle superiori): significa, per esempio, che un insegnante di religione (che ha poche ore per classe, quindi tante classi), raggiunte le 40 ore di Consigli di Classe può chiedere di astenersi dal farne altri.
          • Luca Neri
            Alla fine confermate il mio punto centrale. Nessuna delle attività che voi indicate come obbligatorie sono quantificate. Sono funzioni che dovrebbero essere svolte nell'orario di lavoro, ma l'orario obbligatorio, in cui l'insegnante è tenuto a lavorare, include solo le ore di lezione e le ore di attività collegiali (max 80). Ne deriva che alcuni insegnanti solerti (o afferenti a particolari discipline) svolgono attività lavorative ben più intensa di altri. E chi decide di lavorare il minimo (ovvero fare solo le ore di lezione e, addirittura, 40 annuali di attività collegiale), non può essere obbligato da nessuno a lavorare di più. In queste condizioni, gli obblighi che voi indicate come ineludibili, sono solo obblighi fittizi. Ma l'incongruenza di quello che affermate con la realtà è evidente perchè vi è una resistenza fortissima del corpo insegnante e dei suoi sindacati a contrattualizzare un orario effettivamente full time. Se già fate queste famose 40 ore settimanali per 44 settimane, come tutti i lavoratori, perchè gli insegnanti non lo scrivono nel contratto (con tutti gli obblighi derivanti)?
        • Giovanno Rispondi
          Gentile Luca per effettuare le 8 ore di lavoro a scuola gli insegnanti avrebbero bisogno di un ufficio adeguatamente attrezzato, riscaldato o climatizzato a seconda della stagione. Inoltre, la correzione dei compiti va fatta con un adeguato livello di concentrazione, dopo un po' ci si stanca, si perde lucidità e bisogna smettere per riprendere poi con calma, magari dopo cena o la domenica (almeno così era per me quando insegnavo). Non dico che questa esigenza sia esclusiva per la professione di insegnante, per questo si sta diffondendo la possibilità di lavorare a casa anche in altri settori.
          • Luca Neri
            Certo, gli insegnanti avrebbero bisogno di luoghi dove lavorare nel pomeriggio. Ma questo non può essere la scusa per non quantificare e contrattualizzare (anche in maniera differenziata a seconda delle esigenze organizzative) il lavoro svolto. Come dice lei, il problema degli spazi di lavoro è talvolta risolto con l'utilizzo dello smart working (che comprende, lavorare da casa). Ma il lavoro da casa, non è deregolamentato e volontario come accade oggi per l'insegnamento. Chi lavora da casa è controllato, (tra le varie opzioni, valutato tramite tramite key performance indicators misurabili). L'argomento secondo il quale la correzione dei compiti richiederebbe grandi pause e quindi il lavoro serale o domenicale è risibile. Esistono molte professioni che richiedono un impegno intellettuale ben più elevato (medici, infermieri, analisti, data scientists, professioni tecniche, ingegneri, etc) e nessuna gode dei privilegi concessi agli insegnanti. Nessuna organizzazione lavorativa in questi ambiti professionali prevede che le funzioni non siano in qualche modo quantificate e regolate. Non si può neanche dire che la correzione dei compiti debba occupare il 60% del tempo di lavoro complessivo (come sembrerebbe suggerire lei), perchè questo indicherebbe una elevatissima inefficienza del sistema di valutazione dell'apprendimento. Perchè parlare di regolazione, misurazione e quantificazione sono taboo quando si parla di insegnamento?
  4. Markus Cirone Rispondi
    La Figura 2 non dice tutta la verità: le altre ore indicate (80) sono solo quelle esplicitate nel contratto. Il contratto non quantifica, invece, tutte le ore dedicate ad attività funzionali all'insegnamento (preparazione delle lezioni, preparazione e correzione delle verifiche, stesura dei sempre più numerosi documenti che i docenti devono preparare, ecc.), che sono molto più di 80. Spesso queste attività sono svolte a casa, a qualsiasi ora, non di rado la sera o di domenica (basta chiedere ai parenti di un docente per conferma) mentre i colleghi tedeschi o finlandesi, per esempio, lo fanno a scuola e, una volta terminato l'orario di servizio, interrompono, posano tutto e vanno a casa, a fare altro.
  5. Stefano De Stefano Rispondi
    Non c'è molta trasparenza nei dati OCSE: bisognerebbe capire che cosa si intenda con "altre ore" perché la differenza fondamentale sta lì, visto che le ore di lezione, ad eccezione di UK, sono tutte attorno alle 600 ore.E comunque, in termini di retribuzione, siamo sotto anche alla Finlandia che ha una quantità oraria simile alla nostra!
  6. Giorgio capon Rispondi
    Non capisco i 616 giorni di lezione in Italia.18 ore da lunedì a venerdì corrispondono a 3.6 ore al giorno. moltiplicate per i 200 giorni obbligatori danno 720 ore all' anno.
  7. Luca Cigolini Rispondi
    Dalla figura 2 risulta che un docente in Italia se la caverebbe con 696 ore all'anno. Ma in effetti manca il cosiddetto lavoro "sommerso" dell'insegnante, che è comunque dovuto (da contratto), che non può essere evitato (nella pratica), che non viene né normato né controllato e che presumo sia almeno in parte conteggiato nelle "altre ore" dei paesi esteri considerati. Ma provate a non ricevere i genitori, a non correggere le verifiche o ad entrare in classe senza programmazione o senza preparazione: semplicemente non è possibile! O per lo meno non lo è per un docente di lettere come me. Sarei molto interessato a conoscere la quantità di ore effettivamente lavorate in un anno dai docenti italiani ed esteri, per un confronto credibile. L'unico dato a mia disposizione è l'esperienza personale (da un minimo di 1290 ore annuali ad un massimo di 1580), ma capisco che non può avere alcun rilievo statistico. Mi piacerebbe anche sapere se ritenete che l'impegno di un docente che deve correggere prove scritte (p. e. lettere, lingue o matematica) debba essere riconosciuto economicamente più di quello di chi queste prove le può anche fare, ma non vi è tenuto (p. e. scienze motorie o religione cattolica) : attualmente non è così.
  8. Giovanni Rossi Rispondi
    L'accordo annunciato è in linea con la politica di questo governo : lo chiamerei accordo salvo intese . Al momento le risorse economiche messe sul piatto per i docenti sono 37,55 euro netti al mese; i sindacati hanno trionfalmente annunciato ai loro rappresentati (?) che il ministro ha preso impegni sulla copertura economica necessaria per risollevare gli stipendi più bassi d'europa ; dopodichè si può pacificamente affermare che in effetti, sia questo governo che i precedenti quando si parla di cultura e/o formazione scolastica hanno solo in mente una parola : " Sanatoria ". La formazione degli insegnanti è pressochè inesistente a meno che si voglia chiamare " formazione " quella propinata dal MIUR . Dopo 34 anni di cattedra ( 2 concorsi vinti ) e dopo aver attraversato le varie riforme non vedo speranze all'orizzonte: l'aggiornamento e la formazione me li sono pagati per conto proprio presso associazioni professionali e/o corsi di specializzazione post laurea e ovviamente le tematiche erano inerenti alla disciplina insegnata, ma l'ho potuto fare, come Ingegnere che, oltre alla docenza, svolge attività professionale, mentre i colleghi che non hanno altro che la scuola, con gli stipendi da fame che si ritrovano non hanno queste possibilità. Sicuramente ci sono troppi fannulloni tra la categoria; laureati in discipline scientifiche e umanistiche non sanno usare il PC, troppi abilitati ope legis, ma così fa comodo per mantenere docenti di scarso valore a due lire