logo


  1. Ugo Venturi Rispondi
    Ma mi pare strano che nessuno pensi che il fine ultimo di Salvini non sia quello di ridurre le tasse ma di invogliare i detentori di partita iva a denunciare di più, aumentando il fatturato senza pagare più tasse. In questo modo aumenterebbe il PIL ed il debito dello stato espresso in % diminuirebbe automaticamente senza diminuire la spesa pubblica. Geniale!
  2. Matteo D'Emilione Rispondi
    La lettura della figura 1 mette in evidenza un aspetto che mi sembra sia stato sottovalutato: se in un arco temporale di oltre 100 anni (dal 1860 al 1980) la pressione fiscale si mantiene piuttosto bassa, il tasso di evasione mediamente alto e, forse, il sistema di controlli, molto blando, come, tutto ciò influenza il comportamento delle persone? Cosa accade, infatti, se poi in un arco temporale comparativamente molto stretto (circa 20 anni) la pressione fiscale raddoppia e il sistema dei servizi pubblici, ad esempio, non migliora in proporzione? Il grafico è davvero molto utile perchè in qualche modo 'racconta' uno dei possibili motivi dietro all'evasione. Lo sguardo lungo, anche sul passato, probabilmente riesce a cogliere aspetti che aiutano a spiegare determinati fenomeni.
  3. Enrico Albisetti Rispondi
    L’evasione in agricoltura secondo la teoria di Salvini come si spiega?
  4. Carlo Rispondi
    Fra i vari fattori che incentivano l’evasione non sono citati i poteri del sistema di riscossione, ovvero l’efficacia e l’efficienza dello stesso. Basti vedere il boom di domande per la pace fiscale della ex Equitalia: ciò vuol dire che i soldi di coloro che non hanno adempiuto ai doveri fiscali non sono stati ancora incassati dallo Stato.
  5. umberto marchesi Rispondi
    non illudiamoci : l'intensità dei controlli è l'unico argine all'evasione. I ripetuti condoni allontanano la "paura". L'evasione è contenuta specie nei paesi "protestanti" specie se sostenuta dalla paura della galera
  6. Alessandro Pescari Rispondi
    Da addetto ai lavori, posso confermare che la questione tassazione del reddito è molto complessa. Oggi più di qualche anno fa e ciò per una serie di motivi: - cambiamento epocale dei fattori di produzione del reddito; - distorsione dell'IRPEF, con l'introduzione di "tasse piatte" (redditi finanziari, immobiliari, lavoro autonomo/forfettari, ecc..); - emanazione di strumenti/tecniche che anziché premiare i contribuenti più "virtuosi" vengono maggiormente penalizzati (ISEE, BONUS 80€, ecc..); - mancanza di un sistema unitario che tenga conto dei diversi redditi rientranti nella sfera della famiglia/convivenza per accedere alle miriadi di forme assistenzialistiche (assegni familiari e bonus diversi). La lista potrebbe continuare, tuttavia oramai è chiaro che il nostro sistema fiscale (fatto di continue "toppe") non è più in grado di rispettare il tanto invocato art.53 Cost. e occorre una riforma reale che risponda maggiormente ai nostri tempi, improntata all'equità ed anche alla semplificazione. Sono certo che se ciò dovesse mai accadere, vi sarebbe anche una maggiore compliance cittadino/erario.
    • Amegighi Rispondi
      Pienamente daccordo. Posso portare la mia esperienza americana: 3 tasse, federali, statali e locali. Un sistema semplice di calcolo. Nelle tasse locali basato sul reale valore della casa (online) adeguato costantemente. Controlli: altrettanto semplici e precisi basati spesso sull'incrocio delle informazioni. Un mio collega mi diceva che quando arriva l'agente delle tasse sono sempre problemi, perchè sanno tutto e ti chiedono conto di fatti concreti. Altro aspetto invece è il risultato di quei soldi pagati. In Danimarca, Finlandia, Svezia si pagano più tasse. Ma si vedono concretamente i risultati del buon utilizzo dei soldi pagati. Anche questo è un incentivo. Se consideriamo ad esempio il Fondo Sovrano Norvegese dove vanno a finire i soldi dei cittadini norvegesi ottenuti con la vendita del petrolio norvegese, cosa sarebbe successo qui in Italia ? Li avrebbero gestiti allo stesso modo con cui li fanno gestire lassù ? Leggete come fanno. E' da rimanere ammirati (ed invidiosi).
  7. Giacomo Rispondi
    Rimane una questione importante ed essenziale: riducendo la pressione fiscale si riduce la differenza tra i fessi che pagano le tasse e i furbi (per non dire altro) che non le pagano. La giustizia sociale, dunque, aumenta.
    • Amegighi Rispondi
      Quindi il problema non è fiscale/economico/numerico/matematico, ma un problema puramente cognitivo/umorale ? Cioè mi dà fastidio essere considerato fesso dai furbi. In cosa consiste la giustizia sociale di cui parla ? Per migliorare il tono dell'umore e la consapevolezza di se stessi di solito si usa la psicanalisi.
      • Mahmoud Rispondi
        Consiste nel fatto che i poveri in Italia non esistono, esiste chi evade e nessuno muore di fame. A fronte di questo tassazioni al netto di ritenute previdenziali superiori al 40% del reddito dichiarato sono ingiustificabili sotto qualsiasi punto di vista la si guardi.
  8. Maurizio Sbrana Rispondi
    Ma... Provare ad applicare veramente il dettato dei 2 commi dell'Art.53 ? ....... Calcolare la reale CAPACITÀ CONTRIBUTIVA di ogni soggetto (di cui al 1^ comma) , ed applicare poi al risultato la PROGRESSIVITÀ dell'imposta (di cui al 2^ comma) . Ne deriverebbero grandi SORPRESE !!! Ma nessuno ne vuole parlare...