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  1. Mirko Zanette Rispondi
    Che dire, io lavoro nel settore finanziario, che è proprio uno dei due settori esclusi dall'analisi, chissà perchè poi. Posso immaginare che in tutti quei settori in cui la mansione svolta generi "produttività costante" (esempio classico l'operaio in catena di montaggio) concedere il part time rappresenti un costo per l'azienda; viceversa laddove il lavoro è "a tratti" (negli uffici direzionali di una banca, ad esempio), comprimere il lavoro utile in un part time penso sia molto utile sia per l'azienda che per il lavoratore: diverse volte mi son trovato a pensare che sarebbe meglio se guadagnassi il 40% in meno, lavorando il 50% in meno; farei le stesse cose, con un grosso guadagno in termini di qualità della vita, e l'azienda risparmierebbe in proporzione.
  2. Ivan Beltramba Rispondi
    Peraltro lo studio della European Foundation etc mi sembra piuttosto datato (estate ed autunno 2000!), non c'era qualcosa di più recente? e soprattutto qualche cosa di comparativo fatto per esempio negli USA? oltre alle autocitazioni...
  3. Ivan Beltramba Rispondi
    Non ho guardato le fonti citate. Però per esperienza personale dissento profondamente. Ho un part-time 83% su 4 giorni che per il mio datore (pubblico) che non mi ha ridotto i compiti sono un risparmio secco del 17%, visto che faccio le stesse cose in minor tempo. La differenza di produttività e costi la vedo invece da alcuni colleghi ingegneri che hanno il 50% per fare attività professionale in proprio (e uno ha anche un B&B): la maggior parte del tempo sono al telefono per i cavoli loro disturbando quelli degli uffici vicini. Ed i documenti che devono produrre arrivano sempre in ritardo e pieni di errori. Ma per la Buongiorno saranno bravissimi: sono in ufficio e timbrano regolarmente. Questo particolare (e l'articolo) mi ricordano l'epoca dei miei studi universitari (Ing.) quando i prof. erano tutti part-time e facevano la libera professione per cui a ricevimento studenti mancavano 1 volta su tre e a lezione spesso mandavano un sostituto. E le lunghe liste di attesa nella Sanità Pubblica dovute al part-time dei dirigenti medici mi fanno sospettare che forse la analisi andrebbe fatta spacchettando le "voci merceologiche" dei lavoratori, altrimenti si potrebbe ricavare un po' semplicisticamente che "le donne a part-time lavorano meno e sono una palla al piede per le aziende". Che vista la autorevolezza degli autori non sembra nelle intenzioni.
  4. Fulvio Rispondi
    Alcune forme di agevolazione implicite da parte dello Stato nei confronti del part-time esistono già - anche se sono destinate al lavoratore e non all'azienda: la progressività dell'IRPEF genera un'aliquota media più bassa per il lavoratore part-time; pur di rispettare alcuni vincoli, il diritto alla pensione viene maturato con meno ore di lavoro da parte di chi lavora part-time rispetto a chi lavora full-time. Per il supporto a bambini piccoli e familiari malati mi pare esistano già degli istituti ad hoc (congedi parentali, legge 104), Non sono del tutto convinto che finanziare anche "lato aziende" politiche di riduzione della produttività sia una scelta saggia.
  5. paolo zanini Rispondi
    Buongiorno Stavo per commentare che nella mia esperienza il lavoro part time a parità di condizioni è estremamente positivo, quando ho letto questo commento che parla di farmacia. Non posso che confermare il commento, quindi. E' il caso della mia azienda, una farmacia appunto, dove nessuna collaboratrice, né laureata né commessa, è a tempo pieno. Una scelta impegnativa in termini di gestione della complessità degli orari, della comunicazione e della formazione, ma estremamente positiva dal punto di vista della flessibilità (per sostituzioni di ferie o improvvise assenze), per ricchezza si contributi (più persone vuol dire più culture e più interessi) e soprattutto per la qualità della vita, che vuol dire anche qualità della prestazione professionale. Dopo 8 ore di lavoro per 5 giorni alla settimana è davvero difficile mantenere quella disponibilità, attenzione, vivacità intellettuale, curiosità, freschezza che fanno la differenza in termini di qualità di servizio. Per noi, farmacia con 17 persone in due sedi, una scelta straordinariamente positiva. L'elemento "estremo" della nostra organizzazione di part time è un nostro collega con un part time di 8 ore verticale più 6 ore di "lavoro agile", il cui contributo in termini organizzativi e culturali, ad esempio nell'organizzazione di attività esterne, formazione ed innovazione è possibile grazie al fatto che in tutte le altre ore svolge attività, come libero professionista e per altre farmacie, che sviluppano background.
    • Elena Grinza Rispondi
      Buongiorno, intanto la ringrazio per il commento. La nostra analisi è stata condotta su un campione rappresentativo delle aziende italiane, che comprende quindi tutti i settori economici (ad esclusione del settore agricolo e finanziario). Che alcuni settori specifici, come per esempio quello delle farmacie, possano beneficiare dal lavoro part-time è sicuramente possibile. Per esempio, c'è uno studio (che può trovare qui: https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/001979391306600507) che analizza l'impatto del lavoro part-time sulla produttività per il caso specifico delle farmacie, trovando per l'appunto un impatto positivo. Come dicevo, dal nostro studio emerge che, in generale, l'impatto è negativo. Tra l'altro, anche analizzando l'impatto per sotto-settori (per esempio, manifattura, trasporti, commercio, ...) emerge un impatto sempre negativo. Unica eccezione è il settore del commercio al dettaglio (in cui rientrerebbero le farmacie). In quel contesto, il nostro studio delinea un impatto positivo, ma molto piccolo in magnitudine e non statisticamente significativo. Un saluto, eg
  6. Henri Schmit Rispondi
    L'analisi mi interessa per ragioni pratiche. Contrariamente alle conclusioni dell'autore trovo estremamente positivo che NON vi siano maggior costi da parte dello stato a seconda della durata full o part time del contratto. Lo stato deve invece garantire (meglio) che le ore supplementari e il lavoro domenicale siano (contabilizzati! e) remunerati correttamente. Nel settore della distribuzione al dettaglio di prodotti farmaceutici alcuni grandi gruppi (e forse anche numerosi piccoli esercenti ) non rispettano le regole pubbliche e i dipendenti farmacisti sono troppo deboli e senza inquadramente sindacale per difendersi. Nel settore delle farmacie il lavoro part time è un grande vantaggio, SENZA discriminazioni pubbliche. La produttività probabilmente non ne soffre del tempo limitato perché i farmacisti/le farmaciste interessate, numerosissimi, non hanno start-up costs rilevanti, né come inizio di un nuovo rapporto di lavoro, né su base giornaliera. Al contrario i guadagni in qualità della vita dei part-timer creano probabilmente un notevole benessere personale che si riflette positivamente sulla produttività al banco, nella vendita e nelle consulenze, e dietro le quinte. Da questo mio punto di vista limitato spero proprio che per ragioni di trasparenza e di comparabilità delle condizioni di lavoro tutto rimanga com'è, cioè che i costi decisi dallo stato rimangano neutri fra full e part-time.