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  1. Mohammed Rispondi
    Se mai non si capisce il vantaggio di concedere ulteriori cittadinanze. Uno straniero si integra se vuole farlo, mica perché gli si regala un (ennesimo) cotillon a fondo perduto. Invece, se si commette un reato, senza cittadinanza si può essere espulsi, con la cittadinanza si è un peso inespellibile dal territorio anche trascorsi i termini carcerari. No ius culturae, grazie. Più espulsioni per chi non produce quanto costa mantenere la sua quota parte di spesa pubblica, prego.
  2. Mirko Zanette Rispondi
    Figli di immigrati che completano il ciclo scolastico.. per m,e il discorso è semplice: se sono figli di immigrati irregolari, vanno espulsi tutti, genitori, coi figli che loro malgrado, li seguiranno. Se figli di immigrati regolari, in effetti procedere come scritto può essere ragionevole.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Sarei curioso capire su quale criterio fonda il parallelo svantaggioso con il Lussemburgo. Rinvio al sito dello sportello preposto: https://guichet.public.lu/fr/citoyens/citoyennete/nationalite-luxembourgeoise/acquisition-recouvrement/option.html ehttps://guichet.public.lu/fr/citoyens/citoyennete/nationalite-luxembourgeoise/acquisition-recouvrement/naturalisation.html. Nessun paragone con l'Italia, né nella sostanza né nella forma. Chi scrive è cittadino lussemburghese, conosce bene la situazione in quel paese, l'enorme facilità con la quale viene riconosciuta la cittadinanza a stranieri e il numero enorme di Lussemburghesi nati stranieri (oltre agli stranieri residenti che sono il 48% della popolazione, e i pendolari stranieri che insieme ai precedenti rappresentano oltre due terzi degli occupati). I deputati e i ministri lussemburghesi hanno cognomi autoctoni (francesi e tedeschi), italiani e portoghesi. Vivo da oltre 30 anni in Italia, le mie figlie nate a Ferrara hanno la doppia cittadinanza merito il sangue di mia moglie, ma per ottenere la cittadinanza dovrei seguire una procedura che dura "almeno quattro, più probabilmente cinque anni" (dirigente responsabile alla Prefettura di Milano). Ho rinunciato, per ogoglio. Posso garantire che né al Lussemburgo né in Francia si trattano gli extra-comunitari (provenienti eventualmente da paesi senza registro dello stato civile preciso e affidabile; cf. Marocco, Ruby, rinata lì, ai fini della giustizia italiana) con tanto disprezz
    • Maurizio Ambrosini Rispondi
      Ha ragione: la legge lussemburghese è cambiata in senso più liberale. Scusi il mancato aggiornamento. Mi pare comunque che il senso complessivo dell'articolo non cambi e le sue peripezie confermano l'arretratezza italiana in materia di naturalizzazioni, anche per i citttadini UE.
      • Henri Schmit Rispondi
        Grazie della risposta. L’articolo è valido e convincente, lo stesso. Penso tuttavia che non basti paragonare le condizioni formali se le procedure amministrative le possono annacquare molto, vanificare. Il casellario francese si riceve in 24 ore dal computer centrale di Nantes, una naturalizzazione vi dura uno a due anni; perché in Italia quattro a cinque, per cittadini di paesi UE dove i registri civili e i casellari sono certi e in parte armonizzati? Si tratta di diritti, non di concessione di favori!!! Le stesse distinzioni fra regole e prassi amministrativa, numero teorici e numeri veri va fatta in materia di studio dell’immigrazione.
  4. Virginio Zaffaroni Rispondi
    Jus soli è una delle tante espressioni frodate dai politicanti attuali. Come flat tax, come reddito di cittadinanza. Si fanno (o si propagandano) cose a cui si danno i nomi di altre cose. Facendosi pure male, come la sinistra che continua a parlare o sussurrare di jus soli, lasciando che il nostro pensiero vada all'America spopolata dell'800 e bisognosa di immigranti in massa, e se ne resti atterriti. Poi si scopre che forse i figli di immigrati alla cittadinanza ci pensino meno di quanto si vuole far credere. Certamente la risposta seria è lo Jus Culturae. Si compie un percorso, serio e anche severo (si abbia la forza di dirlo e di pretenderlo), come dice lei "studiando la Costituzione, il funzionamento del sistema democratico, facendo esperienze di volontariato e visite d’istruzione: imparando ad amare questo paese, ma insieme e non separati dal muro della cittadinanza". Mi ritrovo completamente. Ma non ci credo. So come finirà. Si fisserà un percorso apparenza, fatto di apprendimenti formali e sbiaditi, di insegnanti distratti, di verifiche all'acqua di rosa. Si dirà che il corso comincia all'asilo e finisce subito subito alla fine delle medie inferiori, con tanti saluti alla "pedagogia della Costituzione". Si invierà in sostanza il messaggio subliminale che la cittadinanza in fondo è una formalità, niente di importante, niente carico di valore civico, un diritto senza doveri e quindi, come certe monete, di valore nullo. Non è in fondo come la considerano tanti italiani?
    • Ivette Rispondi
      Lei ha ragione. Sono naturalizzata italiana e credo che si dia molto peso agli anni di residenza, alle risorse economiche, alla fedina penale pulita, che sono fattori importanti, ma non c'è un percorso alla cittadinanza: conoscere l'inno, la bandiera, la costituzione, la storia, la lingua, sentirsi parte di una comunità. Si giura e basta. Non va bene. Diritti e doveri devono andare di pari passo, per tutti, naturalizzati e non.