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  1. Giuseppe Cusin Rispondi
    Un commento sintetico sul reddito di cittadinanza. Con il reddito di cittadinanza sono stati messi insieme sussidi con scopi differenti e un intervento sui centri per l’impiego. Bene un sussidio per i "veri" poveri, ossia per coloro che non possono lavorare per motivi come invalidità, età, invalidi a carico, emarginazione e simili. Per le famiglie numerose sarebbe meglio una revisione del sistema fiscale che assicurasse a chi lavora un reddito minimo, secondo il numero di figli. Le altre persone per le quali è previsto un sussidio sono senza lavoro. Per i disoccupati (coloro che hanno perso un precedente lavoro) c'è l'indennità di disoccupazione. Per il resto si tratta di giovani in cerca di una prima occupazione e di persone che non hanno mai lavorato, né cercato un lavoro. Per questi ultimi è meglio una politica economica con investimenti pubblici (nell'istruzione, nelle infrastrutture, ecc.), finanziata con un prelievo fiscale sui più abbienti, la quale aumenti il numero dei posti di lavoro Un effetto paradossale del reddito di cittadinanza, data la scarsità di posti di lavoro nel meridione, è che costringerebbe i giovani residenti al Sud a trasferirsi al Nord per lavorare (una migrazione forzata). L'intervento sui centri per l'impiego è, a mio avviso, uno spreco. Un intermediario nel mercato del lavoro, per essere efficiente, richiede capacità professionali che necessitano di formazione e esperienze le quali non si acquisiscono in pochi mesi. Inoltre se l'intermediario è efficiente verrebbe presto assunto da un'agenzia per il lavoro interinale o dall'ufficio del personale di un'impresa.
  2. Marcello Romagnoli Rispondi
    Sfortunatamente i modelli economici spesso sbagliano perchè l'economia è ben lungi da essere una scienza esatta. Potremmo con gli stessi dati, usando un modello diverso o aggiustando arbitrariamente (ma non disonestamente) qualche costante, arrivare a risultati completamente diversi. Purtroppo c'è questa vulgata secondo la quale l'economia è esatta e non sbaglia quindi quello che dice un economista è vero come quando parla un fisico o un chimico. Gli scienziati delle scienze esatte sanno per primi che non è vero neppure per loro....infatti tante sono le teorie che sono scomparse nei secoli. I modelli non sono la realtà, ma un tentativo di rappresentarla anche nei campi dove le variabili sono più controllabili, figuriamoci in un campo, come quello economico, dove importanti variabili non sono neppure misurabili.... Ad esempio: in un recente articolo il Financial Times (Non Zagor!) ha messo in evidenza come l'FMI abbia sbagliato molte più volte di quanto non ci ha preso sulle previsioni di recessione dei paesi del mondo....ci ha preso solo nel 2010....un pò poco! Che dire poi delle agenzie di rating. Con tutto il rispetto per il vostro lavoro, i conti si fanno alla fine. Farlo prima è un esercizio inutile
  3. Amegighi Rispondi
    Avrei una domanda da porre riguardo al ricambio non completo nel settore pubblico da parte della quota 100. Mi sembra sia ancora attiva la legge del Ministro Tremonti che non prevedeva più un ricambio 1:1 (entrati:usciti) nel settore pubblico, ma rapporti 1:2 o 1:3, o no ? In tal caso non solo era prevedibile l'impossibilità di raggiungere lo scopo di "sostituire" i pensionati con nuovi occupati nel pubblico, ma anche di prevedere a priori il non raggiungimento del risultato previsto e di calcolare quanto ci si discostava dal risultato previsto in base alla quota di prepensionamenti quota 100 pubblici. In poche parole, se fossero stati 0 i pensionamenti pubblici, il risultato della sostituzione 1:1 poteva essere raggiungibile (teoricamente) ma da 1 pensionamento pubblico in su non lo sarebbe stato mai. A meno di una forte crescita dell'economia che però non era per niente sostenuta da altri fondi.
  4. guido ortona Rispondi
    Il calcolo effettuato non è un calcolo corretto dal punto di vista economico, perché non tiene conto del vantaggio ottenuto dai poveri, la cui povertà viene molto ridotta. Se non si tiene conto di questo vantaggio l'analisi è incompleta e non consente una valutazione comparativa dei costi e dei benefici. Forse Bentham sarebbe stato d'accordo con gli autori; ma dopo Bentham ci sono stati Keynes e Beveridge.
    • Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
      Concordo con Lei