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  1. Fabrizio Fabi Rispondi
    Un articolo utile a mostrare la pochezza dell'attuale cosiddetta "Unione" europea. La Commissione è rimasta passiva e silente davanti alle inadempienze e doppiezze dei governi nazionali (il peggiore: quello della Francia). L'unica iniziativa "riuscita" è stata quella di pagare Erdogan affinché ci pensasse lui a stoppare i migranti ! Senza una drastica svolta, con un governo europeo eletto, sul modello USA, dotato di pieni poteri almeno in politica estera, militare e migratoria, i sovranisti non faranno che guadagnare posti e influenza e ci condurranno al disastro, com'è loro abitudine.
    • Paolo Ragni Rispondi
      Non mi è chiaro il commento di Fabrizio Papi. L'articolo mostra la pochezza dei governi e delle istituzioni europee che rappresentano i governi (Consiglio). Non dimostra la pochezza del Parlamento e della Commissione, che al contrario hanno fatto proposte per la soluzione del problema. L'Unione Europea è un sistema misto che rappresenta cittadini (parlamento), governi (Consiglio e Consiglio d'Europa e Unione Commissione). Bisogna saper distinguere per individuare responsabilità e soluzioni.
    • Emilio Rispondi
      Un articolo che fa luce sulla necessità di riformare la governance della UE dando spazi di autonomia alla Commissione. Sarei molto grato alla Dott.ssa C Tronchin se potesse fornirmi numeri e % del flusso migratorio in Italia distinto tra gli immigrati provenienti dai cosiddetti barconi dal totale degli ingressi che avvengono in Italia ogni anno. Se possibile degli ultimi anni anni 3 /4 anni. Grazie
      • Chiara Tronchin Rispondi
        Dovrebbe inviare una richiesta dei dati ad info@fondazioneleonemoressa.org . Grazie e buona giornata. Chiara Tronchin
  2. Henri Schmit Rispondi
    Sono molto d'accordo con l'analisi delle responsabilità proposta dagli autori. Per ragioni comprensibili si fermano purtroppo in mezzo al guado. La seconda parte dell'analisi - che manca - riguarda le responsabilità differenziate dei singoli paesi. Varrebbe la pena descrivere per ogni paesi i dati statistici crudi (ingressi registrati, procedure di identificazione, richieste di statuto, permessi concessi, trattamento degli immigrati non ammessi, durata delle procedure, sistemazione provvisoria, iter di integrazione degli ammessi), la normativa, il discorso politco e la pratiche amministrative: per esempio che cosa ha fatto la D con quelli in arrivo dalla Siria, o la F con quelli del campo in Normandia, o l'Italia con quelli dimenticati nei centri (di sfruttamento più che di permanenza) a gestione privata abusiva, con quelli che migrano di fatto, cioè illegalmente, a volte aiutati con autobus organizzati da associazioni private caritevoli, tollerati se non agevolati dalle autorità pubbliche a tentare la fortuna verso un altro paese, usati come scoop dai media non professionali, al servizio di una pessima politica. Nessuna politica europea o collaborazione fra Stati di buona volontà può supplire alle mancanze ed inefficienze della gestione interna. Mi sembra che sia da lì che bisognerebbe iniziare piuttosto che puntare il dito sugli altri.