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  1. Henri Schmit Rispondi
    Trovo l'articolo ottimo. Lo interpreto come allarme. I vigili del fuoco si chiamano Banca d'Italia, Governo e Parlamento. Ma davanti a un pericolo tutti sono responsabili: anche gli esperti, l'opinione pubblica e gli elettori. Il paese ha problemi strutturali che il governo - più colpevole che mai - con misure di tamponamento congiunturale sta solo occultando, vanamente, come ai tempi dei "ristoranti pieni".
  2. Gerardo COPPOLA Rispondi
    Sono d’accordo con il sig. Convenevole. Allarme o grido di dolore ? E’ un limite che trovo non solo negli articoli di Baglioni ma anche negli altri della Voce.info dedicati al credito e alla finanza.
  3. Roberto Convenevole Rispondi
    L’articolo è interessante per le cifre che fornisce, anche se incomplete. Non si capisce tuttavia se sia un Allarme oppure un grido di dolore. Dal momento che lei Insegna Economia politica, perché non fa un ragionamento da economista? Per esempio lei potrebbe fornire il tasso medio attivo del sistema bancario da confrontare con il costo della raccolta. Onestamente a me sembra che le banche continuino ad essere un cancro per l’industria manifatturiera. Ricorderà che nel 1975 Luigi Spaventa pubblicò sulla rivista Successo un articolo intitolato “I lautissimi profitti delle povere banche”. Negli anni dell’inflazione a due cifre le banche sono state esse stesse fonte di inflazione ed il conto lo hanno pagato le imprese. Ad esempio, nel periodo 1970-1982 con i dati della Contabilità nazionale si vede che il peso degli Oneri finanziari sul Risultato loro di gestione della Manifattura passò da quasi il 12% iniziale al 46% finale. Ora questa analisi andrebbe aggiornata chiedendo all’Istat di fornire i necessari dati non pubblicati. La mia Banca oggi chiede il 10,01% per un credito personale. Dal momento che sul c/c io non percepisco interessi, il 10% di margine è un tasso reale a tutti gli effetti. E non mi sembra poco. Infine potremmo chiedere all’industriale Cucinelli di raccontarci le sue traversie quotidiane con le banche. In passato le banche hanno contribuito ad accentuare le ristrutturazioni industriali ed ora siamo in una situazione di riproduzione semplice. il declino è dietro l’angolo.
  4. Savino Rispondi
    Va solo chiarito che rischio Paese significa politica.
  5. Marcello Romagnoli Rispondi
    Dovremmo considerare anche il più che discutibile intervento della BCE sulla totale svalutazione in sette anni delle sofferenze da parte di tutte le banche. Nell'attuale situazione ad esserne più colpite sono le italiane, mentre ad esserne favoriti sono i fondi che comprano a prezzi stracciati le sofferenze per poi lucrare tra quello che le hanno pagate e quello che riusciranno a recuperare. Ciò produrrà una perdita superiore a quello che sarebbe stata quella derivante da una gestione delle sofferenze meno pressante. Peccato che invece la BCE non sia altrettanto allarmata dagli enormi quantitativi di titoli ad alto rischio in pancia ad alcune grandi banche europee. Due pesi e due misure che sicuramente non ci fanno bene e ci dicono che in UE si fanno favoritismi
  6. Guido Gennaccari Rispondi
    Solo una puntualizzazione su come il mercato valuti le banche. Le banche europee dai max 2015 sono a -40% mentre quelle italiane a -51%; le banche europee dai minimi 2016 registrano +23% mentre le italiane +34% con tutte le difficoltà dello spread dal 2018. In sintesi: le banche italiane sono più deboli rispetto al 2015 (banche risolute) di quelle europee a causa degli aumenti capitale, invece dai minimi 2016 il mercato le valuta maggiormente rispetto alle europee, che non è poco considerando il gap da spread iniziato a maggio 2018. Il mercato anticipa sempre economia reale, vedremo