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  1. Lello Panzieri Rispondi
    Non capisco perche' si sia cosi' restii a proporre quello che qui in UK gia' esiste: l'esame di cittadinanza.
  2. Mohamed Mahmoud Rispondi
    Straniero non significa che in automatico non si possa soggiornare in territorio Italiano, anzi. Non capisco quale vantaggio per gli italiani possa esserci nel naturalizzare ulteriori persone, queste possono permanere, lavorare, versare contributi all'INPS da stranieri, se è questo ciò che vogliono fare in Italia e per l'Italia. Se si tratta invece di godere di altri vantaggi non vedo reciprocità con chi è già membro del club. Le risorse non sono infinite e sono contendibili, voi che siete una rivista di divulgazione (anche) economica dovreste non solo saperlo, ma ricordarlo in ogni singolo articolo. Io restringerei l'attuale sistema che permette di ottenere la cittadinanza ai cittadini stranieri nati in Italia e qui cresciuti all'ottenimento di un diploma di scuola secondaria superiore entro il compimento dei 20 anni. Altrimenti possono permanere liberamente da stranieri.
  3. Angelo Rispondi
    Infatti da anni si discute di ius culturae, basta andare a vedere il testo approvato dalla Camera dei deputati la scorsa legislatura e arenatosi al Senato (al seguente link http://leg17.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00940816.pdf), l'Atto Senato 2092. E' evidente, purtroppo, che in Italia c'è una maggioranza politica che si oppone anche a questa riforma. D'altronde nessuno ha in mente, almeno credo, di riconoscere la cittadinanza solo per il fatto di essere nati sul suolo italiano.
  4. Luca Ba Rispondi
    Credo che la gran parte della popolazione parta da un presupposto diverso, una volta che una persona ottiene la cittadinanza non può più essere cacciata dall'Italia anche in caso di gravi crimini. Questa è una speranza degli italiani di fronte all'incapacità del nostro sistema giuridico e carcerario di garantire la certezza della pena e quindi visto che si dà per scontato che per certi reati non si sarà mai puniti almeno gli stranieri potrebbero essere espulsi. In realtà è anche questo un errore perchè come non riesce a punire così il sistema non riesce neppure ad espellere, in ogni caso penso che lo ius soli potrebbe essere accettato solo con un sistema di giustizia più efficiente allo stato attuale chiunque lo proponga lo fa contro il parere della gran parte dei cittadini.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Bisogna precisare che ius sanguinis e ius soli (sottointeso della nascita) sono estremi fra i quali si muovono le varie legislazioni. Il diritto fondato sul luogo della nascita E della residenza potrebbe benissimo implicare a 18 anni o prima un automatismo, e non solo una naturalizzazione a richiesta (NB: sono ammesse le doppie cittadinanze). In Italia è prevista la naturalizzazione dopo anni di residenza stabile, ma prevale il ius sanguinis che si estende al diritto di voto dei connazionali residenti magari da sempre all'estero, concesso nel 2001 (legge Tremaglia, ex MSI). Nel frattempo addirittura la Francia ha copiato. Senza ammettere l'assurdo ius soli della nascita (l'America degli immigranti aveva ragioni per adottare tale misura), è dovuto un ius sedis (della residenza prolungata), perché la comunità è quella e non c'è ragione di discriminare fra comunità e popolo (sovrano). I rivoluzionari francesi l'avevano capito: godeva dei diritti politici chi residieva sul suolo francese da almeno 12 mesi; Thomas Paine, scozzese e americano è stato eletto a settembre del 1792 nella Convenzione nazionale; bastava iscriversi sulle liste elettorali. Le sedicenti democrazie di oggi assomigliano più alla democrazia esclusiva razziale di Atene dove per limitare il potere dei numerosi meteci poteva votare solo chi era nato da due genitori ateniesi. In Italia anche il vigente diritto alla naturalizzazione è zoppo perché la procedura dura quasi quanto è richiesto di residenza. Vergogna!
  6. Willian A. Smith Rispondi
    In pratica conviene lasciare lo ius sanguinis. Aver amturato un ciclo scolastico ed avere la cittadinanza a 13 anni o averla a 18 cambia poco. Con la differenza che a 18 anni é il soggetto a scegliere per quale cittadinanza optare e non i genitori