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  1. Henri Schmit Rispondi
    L’Italia ha difetti strutturali; semplifico: 1. PMI familiari vs. multinazionali; 2. Imprenditori capaci, governi incapaci (eccetto Geraci e azioni simili). Poi c’è una debolezza immateriale: la diffidenza causata gratuitamente da numerosi governi, da Berlusconi agli attuali capi-popolo. Il potere pubblico è troppo improvvisato, personale, aleatorio, imprevedibile, diverso dalle strutture stabili e solide di F e D. Nonostante il veleno sparso dalla stampa (estera) ostile, dai tempi di Giscard-Schmidt (fine anni 70 = da + di 40 anni), c’è un rapporto di fiducia, di cooperazione e di convergenza fra F e D, fra le loro politiche internazionali, fra ogni presidente e ogni cancelliere indipendentemente dalle loro appartenenze politiche. Numerosi altri governi in UE si allineano a questa benefica intesa. In Italia mancano le strutture che dietro i governi garantiscono continuità nella politica europea ed estera; manca una tradizione di rapporti di fiducia con i partner europei. L’Italia sembra inaffidabile: p.es. TAV bloccata e Alitalia ceduta a cordata nazionale poi agli emiri e ora a non si sa chi - pur di non farla gestire da AirFrance KLM che intendevano “portare passeggeri in F invece di turisti in Italia” (Sommella in tv un paio di settimane fa); in attesa di qualche brutta sorpresa di Finmeccanica in STX (che vende sommergibili nucleari all’Australia, ma è guidata da chi è nominato da Di Maio-Salvini)! Una strategia vincente deve prima superare questo gap = divergenze.
  2. bob Rispondi
    "noi ne abbiamo fatti per 2,5". Con le mele i polli e i fiaschi di vino cosa pensavi di fare. Per me non abbiamo neanche fatto 2,5 ma è un mio pensiero. Non è andato il "ministro" Salvini ma dalle sue parti sono andati pure i presidenti della Bocciofila
  3. gaudenzio Rispondi
    Brlusconi, sempre alla ricerca di amici importanti, ha detto che la Cina è un nemico per fare contento Trump e subito Salvini si adegua disertando l'incontro coi cinesi. Gli americani sono in ritardo nelle più moderne tecnologie, anche militari, di anni. Non riusciranno a recuperare anche per mancanza del numero di ingegneri che servirebbero. Se ci accodiamo a loro, come sperano gli "Europei" resteremo tagliati fuori dalla modernità per sempre.
  4. Ezio Rispondi
    Ogni critica a ciò che il governo ha fatto nei rapporti commerciali con la Cina è fuori luogo. La Francia ha fatto accordi per 40 miliardi di euro mentre noi ne abbiamo fatti per 2,5. Come sempre aspettiamo le briciole che ci lasciano Germania e Francia.
  5. Gaudenzio Rispondi
    30 anni fa sono stato in Cina per un anno a mettere in funzione impianti industriali e ho capito cosa sarebbe successo. Oggi quello che gli americani producono in un anno, ai cinesi basta un me se. Alleati ai francesi e ai tedeschi che sempre ti pugnalato alle spalle.questo non lo fanno. Mi fido più di loro. I cinesi
  6. Roberto Convenevole Rispondi
    Ha ragione Stefano Minardi. Ieri mattina a Prima pagina di Rai Tre un professore di storia ha ricordato come negli anni 2016-18 Germania e Francia abbiano concluso privatamente importanti accordi commerciali con la Cina, lasciando all'Italia il vessillo dei diritti umani. Certo siamo stati anche sfortunati perché quando era presidente Napolitano la visita di Stato cinese venne interrotta in fretta e furia per via di una sommossa scoppiata al confine col Tibet; sicché una delegazione di 300 imprenditori cinesi tornò in patria senza avere incontrato gli omologhi italiani. Sarebbe interessante quantificare il mancato incremento delle nostre esportazioni nel periodo. La Cancelliera Merkel, che si considera superiore a Bismarck, sarà stata in Cina già 5 o 6 volte. Cerchiamo di muoverci anche noi. Altrimenti raccoglieremo solo le briciole degli altri.
    • bob Rispondi
      la patetica sceneggiata ( Mattarella escluso) che si è consumata a Roma con la visita di Xi Jinping ha mostrato l'assenza totale di politica diplomatica di questo Paese. Una massa di cortigiani provenienti dal contado con polli e fiaschi di vino in mano ha trasformato quello che doveva essere un importante incontro tra Paesi in una misera platea di " masanielli" con visione prospettica alla loro punta dei piedi. Lo spiega benissimo Riccardi qui ( https://formiche.net/2019/03/via-della-seta-vaticano-spadaro/ ) . La diplomazia non si inventa ! Anche se credo che l' Europa unita dovrebbe affrontare questi rapporti diplomatici e non andare in ordine sparso, la notizia che Macron firma un accordo per 30 aerei come al solito ci pone alla berlina . Noi? Fiaschi di vino, polli, mele e una parata di personaggi locali ( scappati di casa) che invitano il cinese di turno nel proprio "agriturismo" . Le nozze con i fichi secchi non si fanno le figure meschine si.
  7. Henri Schmit Rispondi
    C'è un enorme equivoco. L'UE decide la politica doganale, ma non ha una politica commerciale (export e FDI). Ogni paese promuove 1. le sue aziende, i suoi prodotti, i suoi servizi e 2. l'investimento estero sul suo territorio. Il decalogo europeo di cui parla l'articolo rimane generico e non vincolante. La politica italo-cinese promossa dal SottoSegratario Geraci non ha nulla di scandaloso. Ma l'Italia gioca da perdente, sia sull'export (vendere servizi frazionati come il turismo, prodotti di consumo e macchinari sempre frazionati perché offerti dalle piccole imprese) alla Cina non regge il confronto con la vendita di auto e di aeri da parte di multinazionali. L'Italia sarebbe anche perdente sotto il profilo dei FDI perché non offre condizioni competitive (contesto giuridico e prospettive economiche), tranne per un investitore atipico, dominante (pubblico, che non segue una logica dell'IRR/TIR, ma una di dominio) come la Cina, o gli Stati del Golfo. Il paese "grande e importante", ma anche debole (cf. sopra) e percepito più che mai come inaffidabile, non avendo delle carte credibili da giocare a Bruxelles (cioè a Parigi e a Berlino), è quindi costretto al doppio gioco e a giocare "sporco" , come da ruolo storico, amici di Trump ma anche di Putin, dell'UE e dei suoi avversari commerciali e politici. Questo fa tremare gli alleati tradizionali e gioire i partner anti-europei. Il contrasto non può che aumentare.
    • andrea Rispondi
      l'UE ha eccome una politica commerciale, in particolare una strategia x il market access che dà I suoi frutti (anche con la Cina) + gli accordi che sono sempre più ricchi di riferimenti a questioni non-tariffarie (e.g. la Responsible Business Conduct)
      • Henri Schmit Rispondi
        Ha ragione. Ma ho dovuto semplificare: non menziono le regole del Mercato comune (libero accesso di persone, prodotti e servizi, anti-trust, numerose regolamentazioni specifiche etc), diverse da quelle dell'Unione doganale e che dagli origini (e sempre di più) incidono sulla politica commerciale. Ma i punti decisivi (1+2 nel mio commento) sono di competenza nazionale. Quindi penso che la mia rappresentazione del quadro sia la più fedele alla realtà, soprattutto per comprendere quello che sta accadendo ora.
  8. Stefano Minardi Rispondi
    Mi spiega il recente accordo tra Macron e XI Jinping? Non mi sembra si siano fatti problemi....
    • andrea Rispondi
      nn è un accordo politico, come il MoU, ma un contratto x vendere 290 aerei "francesi" in Cina, senza contropartite (se nn, immagino, di trasferimento di tecnologia, e.g. x la manutenzione)