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Congresso delle famiglie, quel patrocinio che non c’è

Il ministro della Famiglia è un ministro senza portafoglio. Può dunque concedere il patrocinio a una iniziativa solo attraverso la Presidenza del Consiglio. Sembrava un caso di scuola, è diventato realtà con il Congresso mondiale delle famiglie.

C’è il ministro, non il ministero

Il patrocinio del ministero della Famiglia non esiste. Il patrocinio è rilasciato da istituzioni, non da persone. E il ministro della Famiglia è un ministro senza portafoglio, ossia privo di budget e di personale amministrativo, non ha dunque un ministero alle sue dipendenze.

Il punto emerge con chiarezza dalla circolare Uce 000901 P-2.11.1.2 del dipartimento del Cerimoniale di stato – Presidenza del Consiglio dei ministri, del 16/2/2010, che riguardo alla concessione di patrocini sia diretti che indiretti (ossia previo nulla osta della Presidenza del Consiglio) parla di “ministeri” e “dipartimenti”.

Di conseguenza, il ministro senza portafoglio può concedere il suo beneplacito “attraverso” la Presidenza del Consiglio dei ministri (o i suoi dipartimenti), non autonomamente. Il ministro Lorenzo Fontana doveva esserne bene al corrente. Il patrocinio nel mirino delle associazioni contrarie al Congresso mondiale delle famiglie era infatti della Presidenza del Consiglio (con una aggiunta sotto il relativo logo della dicitura “ministro per la Famiglia”).

Figura 1 – Logo della Presidenza visibile sulla hompage del World Congress of Families XIII prima del suo ritiro

La procedura da seguire

Tuttavia, a voler interpretare estensivamente le disposizioni in materia, si potrebbe sostenere che un ministro senza portafoglio possa concedere il patrocinio del dipartimento affidato alla sua autorità politica, nel nostro caso, il “dipartimento per le Politiche della famiglia”. Anche in questo caso, però, occorre seguire una procedura, puntualmente disciplinata da una circolare della Presidenza del Consiglio (http://presidenza.governo.it/ufficio_cerimoniale/normativa/CircolarePatrocini2010.pdf). Va da sé che, se non si segue la procedura, la concessione del patrocinio risulta illegittima.

Figura 2 – Logo del ministro per la Famiglia inserito sulla hompage del World Congress of Families XIII il 22 marzo 2019

Il procedimento per il rilascio del patrocinio a iniziative private, come il Congresso delle Famiglie, prevede infatti:

(1) invio da parte del ministero o dipartimento della richiesta di nulla osta al patrocinio al dipartimento del Cerimoniale di Stato della Presidenza del Consiglio dei ministri (per semplicità “Dcs”) almeno due mesi prima della data dell’iniziativa; la richiesta deve essere “corredata di un proprio [in questo caso di Fontana] motivato parere e di ogni utile notizia sulla natura e sulla serietà dell’iniziativa”;

(2) avvio dell’istruttoria da parte del Dcs;

(3) richiesta da parte del Dcs di un parere alla prefettura sulla natura e serietà dell’iniziativa;

(4) eventuale concessione del nulla osta del Dcs al temine dell’istruttoria;

(5) se si ottiene il nulla osta, concessione del patrocinio da parte del ministero o dipartimento.

A ciò si aggiunga che la concessione del logo prevede un altro procedimento a sé stante. La richiesta va in questo caso indirizzata al dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, che ha attualmente a capo l’onorevole Vito Crimi, ed è subordinata alla previa concessione del patrocinio.
Manca una sola settimana al Congresso delle Famiglie di Verona, e quand’anche il ministro decidesse di avviare il procedimento previsto dalla circolare non rientrerebbe nei tempi perché la richiesta del patrocinio deve essere inviata almeno due mesi prima e la richiesta del logo è subordinata al rilascio del patrocinio.
Il rispetto della procedura non è solo una questione di forma. Al contrario, ha la specifica finalità di garantire l’unità dell’indirizzo politico e amministrativo del governo. Inoltre, tende a impedire che l’attività delle istituzioni prenda direzioni dettate dagli interessi localistici o personalistici di un singolo ministro. In altre parole, il nulla osta serve a evitare il paradosso per cui un ministro concede il patrocinio a un’iniziativa che la Presidenza si rifiuta di sostenere. Ipotesi che credevamo essere “di scuola” e invece è realmente accaduta nei giorni scorsi. In questo senso, la forma giuridica è la custode della sostanza politica.

Per tirare le fila del discorso, il ministro della Famiglia è privo della competenza a rilasciare il patrocinio, per ipotesi di incompetenza assoluta, da cui consegue che il patrocinio rilasciato e visibile sull’homepage del forum è nullo, come se non esistesse. Quand’anche volessimo sorvolare sulla mancanza di una competenza in materia, il patrocinio sarebbe illegittimo, perché non rispetta i requisiti procedimentali per il suo rilascio: due mesi di anticipo, parere favorevole della prefettura, rilascio del nulla osta della Presidenza del Consiglio.
Con buona pace del ministro Fontana.

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  1. Savino

    Emerge tutta l’inutilità amministrativa dei ministeri senza portafoglio. O un dicastero ha risorse, sede fisica e personalità giuridica piena, oppure è da declassare a dipartimento della Presidenza. Così com’è si tratta solo di una poltrona politica da riscaldare che fa voto (per il proprio partito) in CdM.

  2. Francesco

    A questo punto cosa si può fare per tentare di sanzionare questo comportamento illegittimo?

  3. Giacomo

    Un articolo un po’ da azzeccagarbugli che mostra come le procedure del nostro paese siano sostanzialmente bizantine. A questo punto, come dice nel suo commento Savino, meglio abolire i ministri senza portafogli. Mi chiedo anche se i nostri sindaci, che sfilano con fascia e gonfaloni a qualunque manifestazione (pro o contro questo e quello), siano sottoposti a procedure o facciano un po’ come gli pare. Io propendo per la seconda, ma mi piacerebbe saperlo dagli autori.

  4. Fabio Rosi

    Magari concentrarsi sui contenuti del Congresso Mondiale delle Famiglie, no ?!
    Visto che finora sui giornali a maggior tiratura sono circolate solo FAKE NEWS, una più grossa dell’altra ?

  5. Antonio Carbone

    Vorrei far presente ai colleghi lettori, i quali sembrano derubricare la faccenda alla solita questione della burocrazia basata su procedure da azzeccagarbugli (che nel caso specifico c’entra come i cavoli a merenda), che quel “simboletto” non è lo stemma della bocciofila di Villapizzone (con tutto il rispetto) ma è l’emblema della Repubblica Italiana. È il simbolo che identifica lo Stato italiano.
    Ora la Lega che è un partito politico può apporre il suo simbolo dove vuole in piena libertà, ma non può pretendere di apporre l’emblema del nostro Stato alle iniziative che piacciono ai propri esponenti. Lo so che per molti di questi è un concetto difficile da digerire, ma l’identificazione tra Partito e Stato l’abbiamo già vista nel ventennio e non la vogliamo vedere più. È chiaro!? Lo stesso vale per le divise indossate da un ministro (salvo quando non vada a incontrare militari italiani in missione). Lui non è il padrone dello Stato, è solo un esponente del Governo!
    Ps. I partiti politici (Lega e 5Stelle compresi) difendono e tutelano l’uso dei propri simboli anche a colpi di carte bollate. E noi dovremmo fregarcene dell’uso che si fa dell’emblema dello Stato italiano !?

    • patrizia macaluso

      Mi sembra che il collega lettore Antonio Carbone abbia centrato perfettamente il punto.
      E anche volendo entrare nel merito: il convegno si impegna a difendere la famiglia definita come “naturale”, ma per evitare inutili discussioni sul concetto di naturale, potremmo tranquillamente chiamare tradizionale.
      Perché c’è qualcuno che la sta attaccando? c’è forse qualcuno della maggioranza etero nel nostro paese che si sente minacciato nel libero proposito di accoppiarsi e fare dei figli?
      Forse ci siamo persi qualcosa ….

      • Savino

        In tutti gli altri Governi precedenti non c’era un problema di linea politica su questi argomenti. Ricordo, tra i più recenti, che Berlusconi ha avuto Prestigiacomo e Carfagna come ministre alle pari opportunità, che nel Governo tecnico Monti la delega era della Fornero, che grossi problemi non ce ne sono stati nei dicasteri, quasi monocolore, del PD, Letta, Renzi e Gentiloni. E’ chiaro che se ci sono due Governi in uno, se ognuno porta la sua bandierina e da parte dell’altro c’è solo una non belligeranza per mantenere il patto di potere, si creano questi disagi.

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