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Ma il moltiplicatore non è sempre uguale*

Per valutare gli effetti di politiche espansive va considerata l’esistenza di forme di risparmio precauzionale, oltre alla composizione dello stimolo fiscale. Per esempio, l’effetto sui consumi di un aumento della spesa sanitaria cambia dal breve al lungo periodo.

L’importanza del risparmio precauzionale

Il dibattito sugli effetti delle politiche di bilancio si interroga da tempo sulla natura dei canali attraverso cui uno stimolo fiscale può influenzare l’attività economica. Il tema acquista oggi nuova risonanza soprattutto in Italia, alla luce del marcato rallentamento dell’economia e dell’orientamento delle politiche di bilancio del governo in carica.

Il meccanismo del moltiplicatore keynesiano rappresenta soltanto uno dei canali attraverso cui le politiche fiscali, in particolare aumenti della spesa pubblica, possono stimolare la domanda aggregata. Da un nostro recente studio, emerge che sia la composizione dello stimolo fiscale sia l’esistenza di forme di risparmio precauzionale risultano determinanti nella quantificazione degli effetti di politiche espansive di bilancio.

La spesa pubblica in sanità può agire come un’assicurazione contro i rischi alle condizioni di salute individuali se migliora la qualità del sistema sanitario, ad esempio, tramite una diminuzione dei tempi di attesa per esami diagnostici e trattamenti. Ciò può ridurre il desiderio di risparmio precauzionale delle famiglie per far fronte alle cure mediche private, favorendo pertanto i consumi.
Infatti, nonostante il sistema sanitario nazionale italiano fornisca un’assistenza universalistica, la spesa in sanità sostenuta dalle famiglie rappresenta una parte rilevante del totale, almeno un terzo di quella dello stato.

Spesa pubblica in sanità e consumi privati

Nella prima fase, lo studio quantifica l’effetto diretto di diverse categorie della spesa pubblica sulla volatilità dei consumi, sui risparmi e sulla ricchezza delle famiglie. L’analisi è effettuata su dati italiani ricavati dai “Conti regionali” dell’Istat, che dispongono di una classificazione funzionale dei consumi pubblici delle regioni, e dall’“Indagine sui bilanci delle famiglie italiane” della Banca d’Italia, che offre informazioni sui consumi, redditi e ricchezza al livello di famiglia; il panel così ottenuto copre il periodo 1995-2002, arrivando al 2004 in alcune specificazioni. I consumi pubblici sono suddivisi in dieci categorie (classificazione Cofog), le cui principali sono sanità ed educazione. Includono gli acquisti dei beni e servizi, la componente dei salari e i trasferimenti in natura (ad esempio, fornitura di medicinali o di servizi sanitari), ma non comprendono i trasferimenti in denaro (come i sussidi di disoccupazione, i redditi di sostengo alle famiglie e le pensioni).

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I risultati mostrano che la volatilità dei consumi, i risparmi e la ricchezza delle famiglie tendono a diminuire in risposta a un aumento della spesa pubblica in Sanità, e che l’intensità di questa risposta è tanto maggiore quanto è più grande il numero di anziani all’interno dei nuclei familiari. Inoltre, spicca l’impatto negativo della spesa sanitaria sulla categoria di ricchezza delle famiglie accumulata per motivi precauzionali, tra cui quelli legati ai rischi di salute. Non si riscontrano, invece, effetti diretti significativi sul consumo privato delle altre voci di spesa pubblica.

Il secondo passo dell’analisi ambisce a misurare il moltiplicatore della spesa pubblica sui consumi privati, sia d’impatto che cumulato nel lungo periodo. In particolare, le stime vengono usate come input per un modello macroeconomico, calibrato per l’economia italiana. In questa fase dell’analisi, si tiene conto sia (a) dell’aumento delle tasse necessario a finanziare lo stimolo fiscale che (b) dell’innalzamento dei tassi di interesse. L’effetto netto sul consumo dei due meccanismi è negativo.

La tabella 1 riassume una serie di moltiplicatori sul consumo privato, ottenuti tramite esercizi controfattuali. Se si considerasse solo l’effetto diretto sul risparmio precauzionale, il moltiplicatore d’impatto, a un anno, sarebbe positivo e ampiamente superiore a uno. Tuttavia, se si considera, oltre che l’effetto diretto, anche l’aumento delle tasse e l’innalzamento dei tassi di interesse, il moltiplicatore d’impatto diminuisce fino a circa 0,7. Il moltiplicatore cumulato di lungo periodo – che tiene conto di tutti gli effetti generati dalla politica fiscale nel tempo – è chiaramente negativo.

 

 

 

 

 

 

In conclusione, se si avessero unicamente obiettivi di stimolo dell’economia nel breve periodo, la politica fiscale analizzata potrebbe rappresentare un valido strumento d’intervento, posto che riesca a incidere sulla qualità del sistema sanitario. Se invece si volessero valutare tutti gli effetti che genera nel tempo, rimarrebbero importanti interrogativi sulla sua efficacia, poiché l’effetto espansivo diretto sarebbe più che bilanciato dagli effetti dell’aumento delle tasse e dei tassi di interesse.

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* Le idee e le opinioni espresse in questo articolo sono da attribuire esclusivamente agli autori e non comportano alcuna responsabilità per le istituzioni di appartenenza.

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Il Punto

  1. Savino

    Solo agevolando i consumi per la maxi-fascia d’età 18-50 anni si creerà un moltiplicatore. Oggi la ricchezza è appannaggio della fascia d’età over e ultra-over, che tesoreggia sterilmente a vita. Rispetto a tutto ciò, quota 100 è pura follia, poichè incrementa la ricchezza improduttiva, ed il reddito di cittadinanza ha il sapore di mancia per comprare voti, non indirizzata nè a colmare la vera povertà nè ad aiutare a cercare lavoro. Bisogna farsi le seguenti domande: Chi tende a spendere (giovani genitori, ma anche single) e chi a tesoreggiare (anziani)? Chi è dentro il mondo del lavoro (troppo anziani e senza titoli e merito) e chi ne è fuori (giovani con titoli, talento e abilità)? Chi viene sopra pagato (es: anziani dirigenti nella P.A., sindacalizzati e privilegiati) e chi viene sotto pagato ( gig economy, juniors in tutte le professioni). La risposta a queste domande è il moltiplicatore ed è il “cambiamento” in economia.

  2. jazy qyill

    Naturalmente bisognerebbe leggere l’articolo (quindi mi scuso per la grossolanità dell’argomentazione, ma vi sottopongo un mio dubbio pre-analitico. Perché i risparmiatori dovrebbero liberare risparmio precauzionale per consumi se la misura espansiva è di breve periodo? E poi, non ritenete che se l’effetto è sui consumi la misura dovrebbe avere effetti quasi nulli sulla produttività del lavoro (bisognerebbe ipotizzare che il maggior consumo sia soddisfatto da imprese nazionali, il che è perlomeno dubbio)?

  3. bruno puricelli

    Sono grato per l’interessante spunto affrontato col Vs articolo. Da anni ho avanzato una proposta economica che prevede un moltiplicatore >3 nel giro di alcuni anni riducendo, fermo restando gli altri fattori economici e sociali, di 10 mld/a per 5 anni (totale di 50 mlds) la tassazione alle imprese italiane. Si ipotizza un Babbo Natale che ce li regali senza pesare sul debito. Potreste cortesemente esprimere una previsione in base ai modelli in Vs possesso al fine di avere indicazioni anche approssimative ma pur sempre un punto di riferimento importante per successive analoghe ipotesi? PS mi basterebbe un’approssimazione entro il 30% (moltiplicatore da 2 in su per il mio esempio). Comunque grazie per l’analisi.

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