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  1. Mohamed Mahmoud Rispondi
    La terzietà di tale Guerriero Carmine rispetto alle origini del divario nord-sud non nega dolosi complotti settentrionali fino al 1911. Incredibile, quasi come la famosa correlazione tra i film in cui appare Nicolas cage e il numero di morti per annegamento in piscina https://www.tylervigen.com/view_correlation?id=359 La distanza tra la capitale della potenza rivale europea ed il capoluogo della (attuale) regione di riferimento? Ma davvero? Lavoce.info legge ciò cui lascia prezioso spazio divulgativo?
    • carmine guerriero Rispondi
      Ovviamente se si considerasse qualsiasi punto all'interno della regione, nessuno dei risultati cambierebbe perchè stiamo parlando di distanze nell'ordine dei migliaia di km. Per quanto poi riguarda la serietà dell'articolo, noti che è stato pubblicato dall'International Review of Law and Economics che è uno dei 2-3 giornali più rispettati nel field. Per quanto poi riguarda il sottoscritto, non c'è nulla da commentare: legga il mio CV. A presto, cg.
      • carmine guerriero Rispondi
        Per quanto riguarda le tecniche che assicurano l'identificazione nel nostro modello empirico legga da pagina 151 a pagina 158 dell'articolo: le illuminerà la questione. A presto, cg.
  2. Marco Esposito Rispondi
    Complimenti. Molto utile leggere i commenti di chi non ha intenzione di mettere in discussione i propri pregiudizi
  3. amadeus Rispondi
    Distorsioni 'ferroviarie': costruzioni di strade ferrate nel decennio precedente. Il picco del Veneto è del 1870. Fino al 1866 il Veneto era austriaco. Chi ne ha costruito (o iniziato la costruzione) le strade ferrate ? Analfabetismo: la scelta di normalizzare a 1 al 1860, mostra bene il trend successivo, ma poco chiaramente la dotazione iniziale. In ogni caso spicca ancora l'andamento del Veneto, che parte da una situazione apparentemente migliore (sotto gli austriaci) e la migliora ulteriormente (feddback positivo della dotazione iniziale ?). In ogni caso l'aggregato in rosso (middle) è troppo eterogeneo e mescola la Lombardia e la confinante Emilia con il resto del centro Italia. CM Cipolla identifica sinteticamente lo sviluppo industriale con l'evoluzione della quantità disponibile di energia (kJoule per capita), quella della forza motrice delle macchine che integrano la forza umana. Sarebbe interessante capire quanto era la dotazione del Nord rispetto a quella del Sud al momento dell'unità. Aggiungiamo l'istruzione e otteniamo una stima della dotazione iniziale. Per quanto riguarda l'istruzione base si ricorda che l'applicazione (e il reperimento delle risorse) della legge Casati era lasciata ai Comuni. Quindi l'evoluzione del livello di analfabetismo è dovuto in primis a mancanza di volontà locale a risolvere il problema.
  4. Marco Rispondi
    Nessuno ha notato che Veneto e Lazio non sono entrate a far parte del Regno nel 1861, ma rispettivamente nel 1866 e nel 1871?
    • carmine guerriero Rispondi
      Caro Marco, la sua osservazione è corretta. Noi, però, osserviamo ciascuna regione ogni dieci anni e, quindi, tutte le prestazioni economiche sono definite in rapporto ai valore del 1861 con l'idea che l'impatto delle politiche distorsive debba essere successivo. Inoltre, il messaggio della nostra analisi è lo stesso quando ci focalizziamo sul periodo 1871-1911, periodo per cui tutti i nostri dati sono più accurati (trova i particolari nell'articolo). In questo secondo caso tutte le variabili di interesse sono definitive in rapporto ai valori del 1871. A presto, cg
    • carmine guerriero Rispondi
      Noti inoltre che la riforma fiscale è avvenuta nel 1864 e dato che ci focalizziamo su osservazioni decennali, tutti i valori del 1861 sono determinati dalle regole fiscali pre-unitarie. cg.
  5. carmine guerriero Rispondi
    Caro Calabrone, attraverso una tecnica statistica chiamata OLS a effetti fissi regionali e temporali possiamo escludere il ruolo confondente di tutti i fattori preunitari---rete stradale inclusa---e di tutti gli shock post-unitari comuni all'intero Regno d'Italia. Inoltre, consideriamo anche gli effetti fissi di tempo interagiti con l'inclusività del processo politico, frammentazione della proprietà terriera, prezzo del carbone, e sviluppo delle strade ferrate preunitari per chiarire che questi particolari fattori non hanno avuto un impatto che variava nel tempo. A presto, cg.
  6. Alfonso Kratter Rispondi
    Mi associo al commento del prof Federico. Mi pare che gli autori siano partiti da un assunto che non ha fondamento: la sostanziale omogeneità dei due blocchi al momento dell’unità. Cosa di fatto non vera: basti pensare ai divari consistenti in termini di analfabetismo e livelli di istruzione. I divari di reddito saranno stati anche ridotti ma altri ancora presentavano divari significativi. Come la mortalità alla nascita, l’aspettativa di vita, l’eta media.
    • carmine guerriero Rispondi
      Possiamo con la nostra strategia empirica controllare per qualsiasi fattore preunitario Le venga in mente (legga i miei altri commenti). E' un fatto, non un opinione. A presto, cg.
      • Alfonso Kratter Rispondi
        Sono fatti non opinioni che “i due blocchi” all’Unita’ non fossero per nulla omogenei, ammesso e non concesso che di due blocchi sia già corretto parlare. A prescindere dalle tecniche statistiche impiegate. Tanto che di uestione meridionale si iniziò a parlare fin da epoche immediatamente successive all’unita Solo innata predisposizione al piagniamo delle genti del sud?! Non e’ consistente.
        • carmine guerriero Rispondi
          Non stiamo affermando che fossero omogenei (osservi i punti di partenza di ciascun blocco nel 1861). Quello che abbiamo dimostrato, otre ogni ragionevole dubbio, è che tutte le regioni annesse furono penalizzate, in diversa misura, dalle politiche estrattive dei primi governi unitari. Come poi enfatizziamo, le stesse erano ottimali dal punto di vista dell'élite al governo. Per quanto infine riguarda la consistenza del nostro esercizio teorico e empirico, sono proprio le tecniche matematiche e statistiche che le assicurano e non le opinioni sue, mie o di chiunque altri. Al proposito delle stesse, legga il mio commento di sotto o, ancora meglio, vada in Campo de' Fiori a rendere omaggio a Bruno. A presto, cg.
    • bob Rispondi
      "basti pensare ai divari consistenti in termini di analfabetismo e livelli di istruzione" Si è mai fatto un giro nel 2019 in certe zone delle cosiddette Regioni "ricche"? Dove in molti casi si stenta perfino, nella fascia giovanile ad esprimersi in italiano?
  7. bob Rispondi
    La differenza tra Nord e Sud? Nel Nord la polvere è sotto il tappeto nel Sud sopra ma sempre polvere c'è. Non so quando ancora possiamo andare avanti con la politica della fuffa, della farsa dell'Expo, della sanita' mercimonio etc etc non so ancora quando la flebo delle favole durerà (regioni ricche? Di che?) . La barbara sottocultura evidente calata in Parlamento e fatta passare per progresso. Mai come in questo momento questo Paese si è coperto di ridicolo di fronte al mondo. Provate a fare un giro all' estero. Nord/Sud - "ricche/povere" ? Ma de che?
    • Carmine Guerriero Rispondi
      L'articolo non analizza le differenze tra Nord e Sud d'Italia, ma illustra le determinanti delle distorsioni introdotte nelle regioni annesse dai primi governi unitari. Eppoi all'estero noi Autori ci "giriamo" quotidianamente e le assicuro che la questione che trattiamo è un problema di fondamentale importanza per capire le politiche economiche di qualsiasi unione politica e economica. A presto, cg.
  8. GIOVANNI FEDERICO Rispondi
    Confermo che a mio avviso il divario intermini di livelli di reddito era modesto nel 1861, anche se il divario era ampio in termini di dotazione di fattori e di potenzialità di sviluppo (soprattutto il livello di istruzione). Ritengo la tesi dell'articolo storicamente del tutto infondata. Le politiche dello stato unitario, ed in particolare la costruzione delle ferrovie, hanno avuto un impatto positivo sull'economia meridionale. La stima dell'imposta fondiaria è del tutto fantasiosa
    • Paolo Ottomano Rispondi
      Ferrovie? Quali ferrovie sono "fiorite" al Sud, esattamente? Quante "in più" rispetto al Nord? E del polo siderurgico di Mongiana, travolto dall'unificazione e messo da parte dai Savoia? Vada a leggersi i saggi di Zitara, consulti qualche documento della Banca d'Italia e poi ne riparliamo :) Poi, su che base ritiene la tesi infondata? Può portare dei dati a supporto, come fanno gli autori di questo studio?
    • carmine guerriero Rispondi
      Caro Giovanni, le stime dell'imposta fondiaria sono ottenibili dalle fonti che trovi a pagine 145 del Paper. Inoltre, il peso delle altre politiche estrattive, sintetizzato da bassa rilevanza politica e limitati costi di esazione, non è soggetto ad errore di misurazione. Per quanto riguarda i fattori preunitari poi, come ben sai, li controlliamo tutti con gli effetti fissi di regione, gli effetti fissi di tempo e questi ultimi interagiti con l'inclusività del processo politico, frammentazione della proprietà terriera, prezzo del carbone, e sviluppo delle strade ferrate preunitari. Infine la tabella 6 chiaramente dimostra che le politiche estrattive non aiutarono le regioni all'infuori dell'ex Regno di Sardegna. Rimango a disposizioni di ulteriori chiarimenti sul paper e sul funzionamento del modello teorico e di quello empirico. A presto, cg.
  9. Luigi Calabrone Rispondi
    Mi sembra che gli autori abbiano del tutto trascurato di considerare la differenza di dotazioni di infrastrutture che esisteva tra il Nord e il Sud al momento dell'Unità d'Italia. In particolare, il Sud non aveva strade - come risulta dalle statistiche sui lavori pubblici condotti nei primi cinquant'anni del Regno. Il motivo per cui non c'erano le strade, verosimilmente, era che la loro costruzione era difficile e costosa, visto che il terreno era, nella maggior parte, molto accidentato, e che i regimi preunitari avevano trascurato di costruirle. I Re di Napoli non avevano alcun interesse a una gestione unitaria del Regno; la Sicilia era considerata un'entità separata. Da qui derivava la mancata circolazione delle persone e delle merci e l'isolamento delle persone, con difficoltà dell'amministrazione pubblica, della giustizia, eccetera, e una situazione depressa dell'economia, dell'ordine pubblico, eccetera.. Questa circostanza, da sola, può spiegare il sottosviluppo del Sud, senza bisogno di trovarne le cause nella malignità del governo sardo-piemontese! Anche oggi, finire l'autostrada Napoli- Reggio è sembrato impresa eroica e, da quanto si legge, mancano ancora le strade in Sicilia.
    • Paolo Ottomano Rispondi
      E allora i Savoia potevano evitare di "conquistare" il Sud, che senza il "permesso" di Francia e Inghilterra e la complicità di chi a Sud non amava i Borbone, non avrebbero mai conquistato. E invece, da "Stato unitario", la nuova Italia si è arricchita ipertassando il Sud e non ha fatto quello che uno Stato dovrebbe fare, cioè garantire dei servizi. In maniera equa.
    • carmine guerriero Rispondi
      Caro Calabrone, attraverso una tecnica statistica chiamata OLS a effetti fissi regionali e temporali possiamo escludere il ruolo confondente di tutti i fattori preunitari---rete stradale inclusa---e di tutti gli shock post-unitari comuni all'intero Regno d'Italia. Inoltre, consideriamo anche gli effetti fissi di tempo interagiti con l'inclusività del processo politico, frammentazione della proprietà terriera, prezzo del carbone, e sviluppo delle strade ferrate preunitari per chiarire che questi particolari fattori non hanno avuto un impatto che variava nel tempo. A presto, cg.
  10. Savino Rispondi
    Da meridionale, la gente del sud non ha mai fatto nulla perchè le cose cambiassero. C'è una sola variabile, infatti, a quanto esposto nell'articolo, ed è il riscatto sociale della collettività rispetto alle politiche pubbliche sbagliate da oltre un secolo e mezzo. La gente del sud è sempre stata restia a tutto ciò, preferendo l'uovo (o anche meno) oggi alla gallina domani. Se si continuerà con la presunzione di avere il sole in tasca, senza alcuna autocritica, non si andrà lontano e un Salvini di oggi avrà vita facile come un Cavour di ieri.
    • carmine guerriero Rispondi
      Le ricordo una massima del padre dell'epistemologia moderna (Bertrand Russell): "Il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa non è affatto una prova che non sia completamente assurda. Infatti, a causa della stupidità della maggioranza degli uomini, è molto più probabile che un giudizio diffuso sia sciocco piuttosto che ragionevole." Dalla nostra parte c'è un modello teorico di teoria di giochi innovativo, un modello empirico super-robusto e tutti i dati rilevanti raccolti dalla letterature precedente. A favore della sua opinione, cosa c'è? A presto, cg.