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  1. To Rispondi
    1) Il decreto avvantaggia il coniuge più ricco (conciliazione obbligatoria a pagamento); 2) il bambino non ha stabilità perché deve cambiare spesso domicilio; 3)in caso di violenze domestiche il bambino sarà costretto a casa con il genitore violento fino alla sentenza definitiva; 4) siamo in un paese dove la donna ha più difficoltà a lavorare e guadagna meno dell'uomo; 5) il fatto di dover versare direttamente non implica poi che verrà fatto; 6) il bambino diventa oggetto discambio; 7) il coniuge più debole avrà paura di divorziare per molti motivi. Forse c'è solo un "vantaggio": la casa di proprietà rimarrà al titolare del diritto, ovvero quasi sempre l'uomo.
  2. Guido de Blasio Rispondi
    Mi sarebbe piaciuto leggere qualche considerazione sulla condizione dei bambini coinvolti nelle vicende relative alla separazione dei loro genitori. Il vero vantaggio della proposta Pillon è che finalmente questi bambini potranno frequentare SIA la mamma SIA il papà, a tutto vantaggio della loro serenità. È difficile immaginare come la proposta possa tradursi in una punizione (vengono utilizzati anche i termini vessazione e castigo!) per le donne: 1) vengono meglio definiti i tempi di frequentazione. Le donne sono sgravate di 12/30 dei compiti di cura domestica. 2) il passaggio da mantenimento indiretto a diretto, favorisce la trasparenza e riduce le inadempienze (chi paga si rende meglio conto che quei soldi sono a favore dei bambini ed è più contento di versarli). Ovviamente quel passaggio elimina la componente di rendita assistenziale, che è quella che disincentiva la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Sul fatto che una più elvata partecipazione sia auspicabile non penso io debba argomentare ulteriormente. Sfugge del tutto il ragionamento in base al quale visto che lavoro e cura domestica non sono ugualmente ripartiti tra i sessi durante la vita coniugale, allora non devono esserlo neanche quando il vincolo si scioglie.
  3. Michela Dini Rispondi
    Ferma restando l’opportunità di politiche che incoraggino il lavoro paritario dei genitori anche in costanza di matrimonio, non mi è chiaro quale sarebbe lo svantaggio di adottare tali politiche (quanto meno) quando sia intervenuta una separazione: una donna il cui ex coniuge è tenuto a occuparsi dei figli per almeno 12 giorni al mese non ha maggiori chance di trovare lavoro o di continuare a svolgere quello che aveva prima della separazione?
  4. Giacomo Rispondi
    I dati a supporto della necessità di politiche che agevolino il lavoro delle donne e rendano più partecipi gli uomini ai lavoro dimestici sono ineccepibili. Il perché, a causa di questo, il disegno di legge Pillon sarebbe da stracciare è molto meno evidente e piuttosto ideologico.
  5. McMurphy Rispondi
    Avvenire del 22/09/18 pag. 2 FREQUENTAZIONE DEI PARENTI DA PARTE DEI MINORI Gentile direttore, la frequentazione dei parenti da parte dei minori è contrassegnata con "rapporti significativi" nel nuovo testo Pillon dell'affidamento condiviso così come nel precedente. Non condivisibile. Si rischia che la frequentazione dei parenti sia realizzata mentre uno dei due genitori è libero e disponibile a seguire i figli. Per una giusta frequentazione dei figli basterebbe segnalare che un genitore può stare con i figli non meno di 12 giorni al mese e non più di 18 giorni al mese, in maniera diametralmente opposto all'altro. Il tutto in linea con le disponibilità di tempo dei due genitori. Silvio Pammelati Roma
  6. McMurphy Rispondi
    Avvenire del 10/11/18 pag. 2 Gentile direttore, di recente la Corte d’Appello di Catania, in una causa di divorzio, ha deciso che la madre ha diritto al mantenimento solo se, non producendo alcun reddito, dà prova di non poter lavorare. Tale corte dovrebbe sapere che il 40% delle madri non lavora e ha così molto più tempo per esser presenti accanto ai figli, presenza che non andrebbe sacrificata dai giudici togliendo loro il mantenimento. Silvio Pammelati
  7. Savino Rispondi
    Medioevo per donne e bambini. I papà possono attingere al reddito di cittadinanza, anzichè bruciarlo in cose inutili.