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  1. DDPP Rispondi
    L’articolo è interessante e mi aiuta a capire con quali meccanismi si cerchi di armonizzare le legislazioni fiscali europee. Venendo al “caso” italiano, temo che qualora si arrivasse ad un accordo europeo, il fisco italiano se ne ritrarrebbe manderebbe avanti i soliti politici che lamentano l’invadenza dell’Europa nelle scelte nazionali. Cerco di spiegarmi. Pur non conoscendo tutte le legislazioni fiscali europee, ne conosco bene due: quella francese e quella tedesca. In quanto a principi (pur nell’osservanza degli IAS) sono abbastanza diverse l’una dall’altra, ma entrambe sono improntate a criteri opposti a quelli italiani. Semplicità e trasparenza delle norme, applicabilità nella definizione degli imponibili, certezza normativa e mantenimento degli impegni (tempi di rimborso). A questo aggiungiamo la rapidità arbitrale della giustizia fiscale. Aggiungo che le loro amministrazioni fiscali sono indirizzate soprattutto nel controllo sostanziale tra reddito e patrimonio dei contribuenti. Se la nostra macchina fiscale adottasse gli stessi criteri, probabilmente assisteremmo ad un calo dell’evasione, ma temo anche ad un fortissimo calo del prelevo che sarebbe determinato dalle basi imponibili razionali e non costruite su criteri di rapina.
    • Henri Schmit Rispondi
      Che bel commento! Grazie. Serve la testimonianza di persone che effettivamente conoscono più realtà nazionali e aiutano a far prendere coscienza l’opinione pubblica, gli esperti e coloro che decidono quanto la situazione dell’Italia, non solo in materia fiscale, è incommensurabile con quella dei suoi principali alleati e concorrenti. Incommensurabilità significa che le misurazioni empiriche non colgono l’essenziale.
      • Santo Ferrolotto Rispondi
        Mi scusi ma la chiusa del suo commento è incompatibile con qualsiasi criterio scientifico. Lei dice sostanzialmente che il sistema fiscale italiano (che esercita una pressione fiscale complessiva inferiore a quello tedesco, dati ocse) è terribile anche se i fatti e i numeri dicono diversamente. Invoca la sospensione della scienza perché l'Italia sarebbe un caso sovrannaturale? Per gli altri le misurazioni vanno bene, ma l'Italia è peggio comunque? Non aiuta proprio il dibattito.
        • Henri Schmit Rispondi
          Sto forse forzando un po’ i concetti. Sostengo che non basta confrontare numeri, che bisogna guardare che cosa rappresentano e da che cosa sono prodotti. Penso per esempio all’evasione IVA, tre volte la percentuale di F e D, 20 volte quella svedese (dove le aliquote sono fra le più alte). Come spiegare? Se i numeri fossero commensurabili basterebbe lottare, come in F e in D, contro coloro che non dichiarano. Sostengo che ci sono altre ragioni attinenti alla normativa (scritta male, a favore delle Stato rapace, ma anche con specifiche opportunità di frodare) e alla diffusione delle frodi (spesso non sancite). La stessa incommensurabilità vale per esempio per i NPL, ma usciamo dal contesto fiscale. Ovviamente si può e si deve misurare, e quindi ha ragione Lei, ma non si risolve se non si ricercano le specificità che secondo me spesso non esistono negli altri paesi.
          • Santo Ferrolotto
            Grazie del chiarimento, ora ho capito.
  2. Davide Rispondi
    La concorrenza fiscale è al contrario virtuosa ed auspicabile. Fa parte della concorrenza istituzionale, che impedisce ai governi di degenerare oltre misura. Davvero credete di non sapere cosa succederebbe con un'ipotetica armonizzazione fiscale a livello anche mondiale? Succederebbe l'ovvio, e cioè una crescita illimitata delle pretese statali, con gravissimo danno per il benessere delle persone e del sistema economico in sè.
    • Andrea Rispondi
      Ammesso e non concesso di volere una concorrenza fiscale, questa credo andrebbe fatta principalmente sulle aliquote, non sugli imponibili e lavorando per evitare scappatoie. Aiuterebbe anche a ragionare su quali sono le deduzioni più corrette ed efficaci.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Articolo interessante e condivisibile scritto da un grande esperto coraggioso, indipendente dagli interessi economici che condizionano pesantemente tutto il discorso. Insisterei solo di più sulla distinzione fra armonizzazione della base imponibile e competizione legittima e benefica (non dannosa) sulle aliquote, salvo le soluzioni di abuso, categoria per definizione elastica. L’illusione che possono creare questi discorsi è che il problema dell’Italia, fiscalmente in difficoltà, è di essere vittima di una concorrenza estera, prevalentemente intra-europea, sleale. Non è così. L’evasione e l’elusione fiscale possono (e dovevano) essere contrastate con misure nazionali, normative e di controllo, appropriate. Nessuno in Europa vieta all’Italia di farlo; basterebbe imitare le best practice estere. Quindi norme adeguate contro l’evasione e ammodernamento del sistema fiscale piuttosto che aspettare il Godot di Bruxelles, che non può dare quello che al paese manca, o lo potrebbe dare unicamente sostituendosi in toto al legislatore nazionale. Sarebbe questa la ragione dell’iper-europeismo della classe dirigente ed esperta?