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È la moglie che paga se il marito è pendolare*

I tempi di viaggio per raggiungere il posto di lavoro aumentano e possono scoraggiare la partecipazione al mercato del lavoro. Una ricerca mostra che particolarmente penalizzate sono le donne, anche quando gli spostamenti più lunghi riguardano gli uomini.

Lavoro delle donne perso nel traffico

Roma è appena meglio di Bogotá per tempo speso nel traffico. Secondo gli ultimi dati diffusi da Inrix, i cittadini romani sono bloccati per 254 ore all’anno, poco meno degli abitanti della capitale colombiana, contro le sole 43 di Helsinki, tanto per fare un esempio. La variabile misurata è definita come “ore perse nel traffico” (hours lost in congestion): la congestione delle strade non solo comporta inquinamento e i problemi di salute a esso collegati, ma rappresenta anche un costo per le persone in termini di tempo che potrebbe essere altrimenti dedicato ad attività certamente più produttive o anche semplicemente più piacevoli.

Il tempo impiegato per raggiungere il luogo di lavoro è un costo fisso in grado di influenzare negativamente le decisioni occupazionali. È vero soprattutto per le donne, la cui propensione a partecipare al mercato del lavoro è più bassa rispetto agli uomini. La scelta di lavorare delle donne potrebbe anche dipendere dal tempo impiegato dal partner per raggiungere il proprio luogo di lavoro. Se i tragitti sono lunghi, i coniugi potrebbero decidere, in un’ottica familiare, che sia solo uno a specializzarsi nel lavoro, generalmente l’uomo che guadagna in media un salario più consistente, mentre l’altro, dedicandosi alla cura della famiglia, risparmierebbe parte dei tempi di spostamento.

L’analisi empirica

Un nostro recente lavoro valuta gli effetti di tempi di spostamento più lunghi sia sull’offerta di lavoro individuale (canale diretto), sia su quella del partner, tramite l’esistenza di interrelazioni familiari (canale indiretto). In particolare, analizziamo se un aumento dei tempi di viaggio del marito possa avere un effetto non solo sulla sua offerta di lavoro, ma anche su quella della moglie e sulla generale ripartizione del tempo all’interno della famiglia.
Per stimare tali effetti, guardiamo alla Germania nel periodo 1997-2010, sfruttando i casi in cui il tempo di spostamento del marito varia perché il datore di lavoro ha cambiato sede produttiva, senza che la famiglia abbia trasferito la propria residenza.
I risultati mostrano che un aumento del tempo impiegato dal marito per raggiungere il luogo di lavoro aumenta le sue ore lavorate, mentre riduce l’occupazione della moglie. La rilevanza economica dell’effetto non è da trascurare: se il tempo di spostamento del marito raddoppia (in media da circa 40 minuti a un’ora e venti al giorno), la probabilità che la moglie lavori si riduce di 1,6 punti percentuali (rispetto a una media di 65 per cento). L’effetto negativo si osserva di più nelle coppie con figli, dove le attività di cura sono più rilevanti, e quelle in cui la differenza salariale tra i partner è maggiore.

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Implicazioni di welfare

La relazione tra tempi di spostamento e occupazione è complessa e coinvolge anche la dimensione familiare, data l’esistenza di forti interazioni tra i partner nelle scelte lavorative. Sia in Italia sia in Europa sono numerose le politiche recentemente adottate – o al vaglio – che hanno come obiettivo quello di ridurre il traffico (si pensi all’area B di Milano o alla congestion charge di Londra). I loro possibili effetti positivi sul mercato del lavoro andranno quindi valutati considerando non solo quelli diretti sull’occupazione individuale, ma anche quelli operanti tramite le scelte occupazionali del partner. Il canale indiretto è particolarmente rilevante per le donne, caratterizzate tipicamente da una maggiore elasticità dell’offerta di lavoro: una riduzione dei tempi di spostamento, che rappresentano costi fissi legati all’attività lavorativa, avvantaggerebbe quindi soprattutto l’occupazione femminile.

* Le idee e le opinioni espresse in questo articolo sono da attribuire esclusivamente alle autrici e non coinvolgono la responsabilità dell’Istituto di appartenenza.

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  1. Michele

    1) L’area B di milano non riduce il traffico, anzi forse lo aumenta attorno a se stessa, così come ha ha fatto l’area C da anni. 2) il trasporto urbano e in particolare quello verso le grandi città è una vera emergenza con effetti su molti aspetti della società, come giustamente sottolineato dall’articolo. Proprio per questi motivi risulta ancora più incomprensibile l’accanimento nel voler spendere alcuni mld di euro in una doppia galleria da 57 km per trasporto merci con il TAV in val di susa, mentre altre sono le priorità per milioni di italiani

    • Davide

      Infatti. Su area B/C e limitazioni del traffico l’articolo fornisce una prova magistrale di bispensiero orwelliano.
      Per non parlare delle arbitrarie conclusioni dell’articolo: sorvolando sul fatto che 1.6 punti in meno su 65 potrebbero non essere statisticamente significativi, come sempre correlation doesn’t imply causation. In molti casi la scelta può essere quella di vivere fuori città (dove verosimilmente a parità di spesa si possono avere più spazio e più verde, oltre a non sottostare alle deliranti imposte di circolazione), a vantaggio della famiglia e dei figli, col marito che si sacrifica sobbarcandosi maggiori tempi di spostamento.
      In pratica si sarebbero potuti fare, con gli stessi dati, anche altri articoli intitolati: “E’ il marito che paga per la moglie che non lavora”, oppure: “E’ il marito che paga per dare maggiore qualità di vita alla famiglia”, e molti altri ancora.
      Ma agli ingegneri sociali pagati dai contribuenti questo non importa, loro devono decidere chi e quanto deve lavorare, dove deve vivere, quanto tempo deve impiegare per andare al lavoro, e quindi tassare e vietare a tutto spiano per ottenere i risultati che desiderano. Sulla base dei loro pregiudizi, ma spacciandoli per “scienza”.
      Siamo una civiltà decadente a cominciare proprio dall’accademia, su cui ormai si impone una seria riflessione.

    • Mohamed Mahmoud

      L’area B riduce (poco, riguarda pochissimi veicoli) il traffico laddove è in vigore e lo riduce anche nel suo complesso. Difatti se rende più oneroso lo spostamento con mezzo privato tra dentro e fuori Milano, dovunque abiti questo tende a diminuire, a scapito di mezzi concorrenti, quali quelli pubblici. Questo sarebbe vero in ogni caso, a maggior ragione visto che se devi muoverti tra fuori Milano e fuori Milano già prima non transiti all’interno di Milano. Oppure qualcuno si sposta da Magenta a Treviglio passando per la circonvallazione cittadina?!

      Le strade sono un bene non utilizzato in maniera ottimale. Occorrerebbe aumentare i costi variabili e sopratuttto fissi legati alla detenzione di un mezzo di trasporto così che, per quanto inelastica, la domanda di mezzi e quindi la i.e. congestion diminuisca. Al bollo in base alla cilindrata ne andrebbe aggiunto uno parametrato su dimensioni e peso del veicolo.

  2. Luca ba

    Ottimo articolo che focalizza un problema spesso trascurato. A partire da questo è di fondamentale importanza scegliere il luogo di residenza che possa consentire una minor perdita di tempo per raggiungere il posto di lavoro. Una maggiore spesa iniziale può essere compensata proprio dalla possibilità di lavoro per entrambi i coniugi.

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