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  1. Mattep Rispondi
    Colgo subito l'occasione per ringraziare le Dr.sse Agata Maida e Andrea Weber per l'attenzione dedicata a questo articolo, è sicuramente interessante l'esposizione dei principi guida della legge Golfo-Mosca del 2011che è utile per capire l'ultima principale fase storica attraversata nel nostro paese in tema di diseguaglianza di genere. Ciononostante non condivido e non comprendo completamente la finalità di questa disamina. In particolare, vorrei osservare da un punto di vista positivo alcune precisazioni che avete esposto nel Vostro lavoro. Procedo, da qui, tassonomizzando cronologicamente le mie perplessità: 1) Voi avete citato il glass ceiling come uno status quo presente nel mercato del lavoro relativo alla disparità di genere nel management delle società. Diverse frizioni lo costituiscono e, secondo il Vostro ragionamento, la discriminazione è una di queste. Come riuscite a stimare questo impatto? Esiste qualche evidenza empirica di questo impatto? 2) Voi avete scritto che le quote di genere, oggi definite come quote rosa, dovrebbero "migliorare le condizioni complessive del lavoro di tutte le altre donne". A riprova di questo avete sfruttato come esempi la legge Golfo-Mosca e le iniziative adottate dal governo norvegese. Ora, sarei interessato ad indagare se Voi supportate una condizione lavorativa che si basi su un sistema meritocratico oppure su una idea di proporzionalità di genere. Credo sia
  2. Davide Rispondi
    L'imposizione di quote di genere è ovviamente e chiaramente discriminatoria, e quindi sbagliata. Da tempo ormai non c'è alcuna discriminazione a svantaggio delle donne, che sono libere di raggiungere qualsiasi posizione. Che va guadagnata sul campo, e non ex lege.
    • Mattep Rispondi
      fondamentale chiarire questo punto di vista in quanto è importante distinguere la finalità della politica da applicare. Per questo motivo ritengo fondamentale tornare al punto 1) e definire empiricamente il risultato del fattore discriminatorio sulla presenza e sul salario delle donne nel mercato del lavoro. Importante è , infatti, studiare questi valori in modo adjusted, cioè controllando per una serie di fattori che influiscono sia sulla composizione del lavoro, sia sul salario. In questo modo è possibile valutare come in realtà l'effetto della differenza di genere è debole nella spiegazione delle nostre variabili. Quindi, mi chiedo: con questo articolo Voi sostenete un aumento della porzione delle donne nel mercato del lavoro in modo aprioristico? Inoltre, affermare che " l'Italia è caratterizzata da una cultura di genere più tradizionalista rispetto ad altre" mi sembra sostenere una visione paternalistica della società italiana. Questo punto di vista mi sembra piuttosto fuorviante e, quindi, chiedo gentilmente se è possibile avere una spiegazione di questa Vostra opinione. Dal mio punto di vista, ritengo che il nostro Paese sia caratterizzato da un'impostazione democratica lungimirante che si impegna, anche costituzionalmente, ad assicurare una forte presenza delle donne nel mercato del lavoro.