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  1. Henri Schmit Rispondi
    Devo correggere il mio precedente commento. L’articolo non indaga sulle preferenze degli eurodeputati ma su quelle dei deputati nazionali, che sono formalmente più competenti in materia. Alla fine le loro preferenze rispecchiano l’opinione pubblica. La domanda è chi potrebbe o dovrebbe formulare proposte di riforma. La risposta è i governanti (governi e parlamenti) e gli esperti, indipendenti o consulenti dei precedenti. Quindi tutti coloro che hanno responsabilità pubbliche o che hanno studiato, all’università o sul campo, le problematiche europee possono e forse devono prendere l’iniziativa. Da 30 anni nessun’idea vagamente condivisibile da un ampio numero di paesi membri (sono loro che decidono) è venuta dall’Italia, nemmeno per definire una nuova politica dell’immigrazione. I vertici decisivi dei ministri degli interni dell’UE si fanno senza il ministro italiano. Gli esperti pontificano su unione bancaria invece di proporre soluzioni per superare le debolezze strutturali del settore in Italia. La più impellente riforma dell’UE è il risanamento in profondità delle strutture giuridiche, amministrative, fiscali, finanziarie italiane. Non lo farà l’Italia, sovrana ma incapace; dovrà essere “imposto” dall’esterno?
  2. Giorgio de Varda Rispondi
    Ho trovato l’indagine molto interessante specie se approfondita nella versione completa in inglese.Riporterò alcuni dei risultati esposti in una mia presentazione che terrò presso l'Associazione Dirigenti industriali il 27 marzo sul Futuro economico e sociale dell'Unione Europea. Molte di queste domande sono state poste ai dirigenti industriali 2 anni fa e abbiamo avuto risposte molto favorevoli sulla costruzione e integrazione dell'Europa, partendo da un nucleo centrale con risorse aggiuntive, da circa 2000 dirigenti. Dalla vostra ricerca emergerebbe che tra i punti per noi italiani essenziale, il completamento dell'Unione bancaria (EDIS), forse per i gravi problemi che hanno ora alcune banche tedesche, è forse ora il più facile da raggiungere. Risulta inoltre la grande differenza tra il movimento 5 Stelle e la lega sull'Europa e questo lascia ben sperare. La concordanza di tutti nell'attribuire un potere legislativo al Parlamento Europeo però mi sembra la chiave di volta per una svolta veramente essenziale verso l'integrazione europea.
  3. Henri Schmit Rispondi
    1. Il risultato dell'indagine è +/- scontato. 2. Non conta niente, perché PE uscente e 2.bis. il PE senza poteri decisionali (aggiungerei quasi, per fortuna, se potessi articolare di più). 3. Quello che conta è quello che dicono, pensano e propongono il governanti. 3.bis. A parte un accenno vago e vuoto nel programma di Siamo Europei (una conferenza di Roma per lanciare da lì il processo di riforma ...!?!), da parte italiana non c'è NIENTE, solo parole vuote, quasi esclusivamente negative. 4. Questo vuoto è in forte contrasto con le iniziative dei governi francese (Sorbonne 2017, ieri lettera ai cittadini d'Europa) e tedesco (più legato da un'opinione potenzalmente ostile), fra cui l'accordo 'Eliseo bis' di Acquisgrana. 5. In Italia anche l'inventiva accademica in materia è piuttosto scarsa, in linea con l'incoerenza del dicorso pubblico.