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  1. Giulio Sandrelli Rispondi
    Grazie. Corretta la precisazione. Vero è, però, che i fondi provenienti dai conti dormienti non rivendicati dai rispettivi titolari sono acquisiti dallo Stato e, quindi, costituiscono a tutti gli effetti fondi pubblici che, in ipotesi, potrebbero essere destinati ad altro impiego. Direi, quindi, che il costo per lo Stato non è zero.
  2. Oreste Ronchetti Rispondi
    Buongiorno dott. Sandrelli, ho letto con piacere il suo articolo; ciò che non comprendo, però è perchè debba essere lo stato, ovvero la collettività, a rifondere persone che si sono viste ingannare da persone che hanno venduto loro prodotti a rischio spacciandoglieli per prodotti sicuri. In un sistema corretto e rispettoso di tutti, forse dovrebbe essere coloro che hanno ingannato a rifondere..Buona giornata
    • Giulio Sandrelli Rispondi
      Grazie. Non vi è dubbio che a rifondere i risparmiatori debbano essere coloro che li hanno 'ingannati', come Lei giustamente osserva. Le norme infatti non precludono questa possibilità. Tuttavia, la sopravvenuta insolvenza delle banche emittenti-collocatrici di quei titoli rende teorica la possibilità di un effettivo risarcimento; analogamente difficile - per ovvie ragioni - è recuperare sufficienti somme dalle persone fisiche che sedevano ai vertici di quelle banche, sempre che ne sia accertata la responsabilità. Da qui, allora, l'invocato intervento del Fondo Indennizzo Risparmiatori.
  3. marylena Rispondi
    Le banche venete erano popolari non s.p.a. lo sono diventate per decreto Renzi, Quando si cambiano le regole di un contratto da sempre si chiude il precedente e si apre eventualmente un altro con nuove condizioni, invece in questo caso è stato decretato <> entro 8 mesi, legittimato per stabilità del Paese (perchè non hanno usato i loro risparmi per stabilità del Paese?) Non c'è giurisprudenza in materia,esclusi dallo stato di diritto
  4. Michele Rispondi
    Assolutamente in disaccordo. Le attuali norme che dovrebbero tutelare i risparmiatori - scritte dai famosi “esperti” - in realtà tutelano solo gli emittenti e le banche che collocano i prodotti. In Italia una “analisi caso per caso spedita” è un ossimoro. Se le “violazioni sono massive e corrispondono ad una prassi”, ulteriori distinguo servono solo a far lavorare gli avvocati e nascondere responsabilità. La normativa europea sul bail-in è sacrosanta. Da noi è stata introdotta malissimo e gestita peggio. Occorre cambiare strada: semplificazioni normative e assoluto rigore devono essere i pricipi base. Il self-placement deve essere proibito e anzi deve essere considerato una pesante aggravante per giudicare i casi passati. Solo così ci si potrà allontanare dallo sfruttamento del “parco buoi”
    • Giulio Sandrelli Rispondi
      Grazie. Sono molto d'accordo sulle criticità legate all'introduzione retroattiva della normativa sul bail-in. Concordo anche sulla necessità di un trattamento rigoroso del self-placement, peraltro già in parte assicurato, oggi, dalle norme Mifid II. Ma - neppure oggi - la violazione di quelle norme più rigorose consentirebbe di superare la necessità di dimostrare un effettivo pregiudizio individuale. Nel caso di specie, lo scrupolo è doppiamente significativo, posto che il ristoro viene posto a carico della collettività.
      • Michele Rispondi
        1) Il self-placement va semplicemente proibito, anzi - per il passato - deve essere una presunzione assoluta di mis-selling 2) il problema del sacrosanto bail-in non è la sua retroattività, ma la mancata informazione del pubblico molto prima che entrasse in vigore 3) per l’accertamento del pregiudizio individuale si devono usare situazioni tipizzate e presunzioni forti, altrimenti diventa solo un pretesto per allungare i tempi e diluire le responsabilità
  5. Antonio Rispondi
    E' necessario precisare che il ristoro per gli incauti risparmiatori che hanno investito nelle banche ora in liquidazione coatta amministrativa proviene dai fondi dormienti, ossia somme non reclamate dai titolari e attualmente nella disponibilità di banche e assicurazioni. Non sono ristori che vengono finanziati col debito pubblico e quindi a carico della collettività. L'operazione è a costo zero per lo Stato, anche se una certa dose di responsabilità è a carico degli enti (Banca d'Italia e Consob) che, pur vigilando, lo hanno fatto male come risulta dalla Commissione Parlamentare.