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  1. umberto Rispondi
    Sonom poi così significativi i vantaggi di un UK in Europa ?
  2. Luigi Rispondi
    Se la maggioranza degli elettori ora è contro la Brexit, la GB resterà nella UE. Proprio per rispettare la volontà del popolo ( e i più conservarsi il seggio). A meno che non si pretenda un rispetto burocratico di tale volontà. Uscire per rispettare la vecchia volontà popolare del referendum e poi rientrare per rispettare la nuova volontà. Il problema è che una volta usciti, la GB non potrà più rientrare con gli stessi “privilegi’ che ha attualmente. Tutto “congiura” per il Remain.
  3. Gianni De Fraja Rispondi
    Grazie dei commenti. Che il “no deal” sia un baratro non lo dico io, ma un po’ tutti, siano a favore siano contro la Brexit. Il governo e la banca d’Inghilterra stimano entrambi un PIL dell’8% più basso di quello che sarebbe se il Regno Unito restasse nell’Europa. 8% significa che una persona su 12 perde il lavoro, o che si lavorerà tutti senza stipendio in dicembre. Il perché è noto: sarà più difficile esportare e importare. Al di là delle tariffe ci saranno costi di transizione, carte e permessi, sarà necessario aumentare il magazzino e lavoratori dovranno essere impiegati invece che a produrre a espletare pratiche burocratiche. Inoltre ci sono i costi non monetari: ci si accorgerà presto che uscire dall’UE non ricreerà l’impero della regina Vittoria, invece di riprendersi l’agognato “controllo”, gli elettori per la Brexit dovranno pagare per il permesso di andare a Benidorm e Santorini, e che la loro patente non sarà più sufficiente per guidare il Europa. Non è un caso che il governo abbia stanziato fondi notevoli per immagazzinare cibo e medicine, per evitare il rischi ai pazienti e messo in allerta 3000 militari per assistenza in caso di problemi di ordine pubblico. Il paese è passato dal senso di unità e orgoglio nei propri successi dell’organizzazzione delle Olimpiadi del 2012, al grugnire imbruttito degli insulti razzisti e i beffeggiamenti alla cosiddetta élite. In questo senso il termine baratro pur non letterale è un’analogia non iperbolica.
    • Davide Rispondi
      I costi di transizione sono innegabili, ma le previsioni sulla crescita di lungo termine francamente fanno ridere, dato che dipendono da mille variabili, sia interne a UK, che relative agli accordi che verranno realizzati con la stessa UE e tutto il resto del mondo. Sarà difficile esportare ed importare? Bene, allora si faccia un vero accordo di libero scambio con UE. UE è disposta a farlo, rinunciando alla libertà di circolazione delle persone? Io dico di no. Non vuole mostrare che il libero scambio e l'essere "padroni a casa propria" sono due cose diverse. Perchè il suo potere rischia di crollare. Con patente e simili stiamo raschiando il fondo del barile. E' semplicissimo fare accordi di reciproco riconoscimento per la patente (non mi risulta che in Svizzera sia mai servita la patente internazionale), o per i documenti per l'espatrio (per lungo tempo si è potuto andare in Turchia con la normale carta d'identità e senza visto, ad esempio). La cosa buffa del suo pensiero è che non le interessa minimamente che i laburisti abbiano lasciato un paese economicamente sfasciato, pieno di immigrazione che ha portato un forte degrado (come accade sempre ed ovunque, nonostante facciate finta di non vederlo), dopo averlo ricevuto in ordine. Il risanamento di Cameron è stato positivo ma non basta. Forse dovete rendervi conto che, gli inglesi, di una Londra piena di oligarchi russi e petrolieri vari, serviti da pseudo schiavi pakistani, non sanno che farsene.
      • Luca Morandini Rispondi
        Non e' questione di potere, ma di essere: la EU si basa su quattro liberta' di circolazione (merci, servizi, capitali, e persone), e non si puo' avere una senza le altre tre, altrimenti si rinnegano le fondamenta stesse del patto tra nazioni. Ad esempio, se l'UK ottenesse libera circolazione di capitali, merci e servizi (ma non di persone), la Polonia potrebbe volere merci, servizi e persone (per impedire la fuga di capitali all'estero), l'Italia persone, capitali e servizi (per proteggere i propri prodotti tipici), e cosi' via, portando alla disintegrazione dell'unione.
        • Davide Rispondi
          La realtà, invece, è che hanno perfettamente senso di esistere anche singolarmente queste libertà, sulla base di ciò che ogni stato ritiene per sè conveniente. Per cui si può benissimo avere free trade senza libertà di circolazione delle persone (con qualche distinguo per la libera circolazione dei servizi, non attuabile interamente se non consenti un minimo di spostamento delle persone). Difatti è ciò che sta facendo la stessa UE con mezzo mondo. Le conclusioni che trae sono corrette, ma le sta vedendo dal punto di vista sbagliato: con stati liberi di commerciare liberamente, senza vedersi imposta l'immigrazione (o altre scemenze - ad esempio le norme sulle emissioni di co2 delle auto prossime venture sono semplicemente agghiaccianti), le persone rischiano veramente di rendersi conto di cosa sia conveniente e cosa no. E sì, a tal punto questa UE rischia seriamente di sfasciarsi. Quindi, tornando al discorso iniziale, la UE la sta facendo pagare, e sta cercando di arrivare al "baratro", proprio per autosopravvivenza, in quanto la realtà dei fatti rischia di mostrare che la sua "visione" su alcuni temi è sbagliata. La UE non può permettersi questo confronto con la realtà, quindi cerca di fare più danni possibile. In questo, si sta comportando come una unione sovietica qualsiasi, abusando del proprio potere, ed andando avanti a ricatti e minacce, anzichè collaborare pacificamente sui punti in comune, come si faceva in precedenza.
          • Luca Morandini
            Trattati comne il CETA non implicano la libera circolazione di merci e servizi (OMG e carne agli ormoni sono esclusi, ad esempio). Un modello piu' realistico sono i trattati che la EU ha con nazioni quali Svizzera e Norvegia, modello che l'UK ha pero' rifiutato (in proposito si veda la il famoso disegnino di Banrier https://tmsnrt.rs/2SQ2Wi3)
          • Davide
            Caro Luca Morandini, si possono fare i trattati che si vogliono. E la direzione, chiara ed inequivocabile, dei trattati conclusi dalla UE negli ultimi anni, vanno in direzione della libera circolazione di merci e servizi. Con alcuni piccoli distinguo, ma consideri che partono da una situazione di commercio molto più limitato, e non libero come è oggi con UK. Certo che non vogliono modelli che prevedano libertà di circolazione delle persone e simili. Vogliono uscire apposta. Tra l'altro ricordi che anche in CH hanno votato contro tale libertà di circolazione, che quindi è fortemente a rischio anche per tale paese.
  4. Davide Rispondi
    Se la UE la smettesse di volersi vendicare, colpendone uno per educarne cento, lascerebbe andare UK concedendo allo stesso tempo di mantenere il libero scambio. Cosa che peraltro sta concedendo a mezzo mondo. Così UK non avrebbe praticamente nessun problema, e tendenzialmente neanche le imprese ed i cittadini UE, che potrebbero continuare le loro attività più o meno come prima. UK, pur abolendo la libera circolazione, consentirebbe sicuramente la permanenza e l'arrivo di chi ritiene utile. Il principale ostacolo, in tutto questo, è la testa di chi ha scambiato la UE ed i vari paesi per una proprietà personale, e cerca per questo di rendere l'uscita il più dannosa possibile. Attenzione anche ad un'altra cosa: sconfessare il risultato del referendum (pretendere di farne un altro quando il risultato non piace è ridicolo) rafforzerà tantissimo le stesse forze che oggi ritengono un certo mondo "oppressivo".
    • Henri Schmit Rispondi
      Non capisco questo commento (anonimo): l’UE lascia andare l’UK, consapevole del danno per entrambi. L’UK non ha capito le regole dell’exit. Con un hard Brexit voluto da pochi l’UK dovrebbe diventare un off-shore tax haven. Foto nota l’integrazione economica, le imprese multinazionali e domestiche, anche finanziarie, lascerebbero il paese, come stanno già facendo. Un exit negoziato ma senza unione doganale limita i danno, ma non è fondamentalmente diversa. Ci sarà comunque il problema dell’Irlanda del Nord e domani quello della Scozia ... Un exit con unione doganale significa stare alle regole dell’UE senza più avere il diritto di voto. Nemmeno la Norvegia accetterebbe che l’UK entrasse nel loro club (con Isl e Lie), perché s’indebolirebbe. Quarta possibilità Remain, ma spero proprio senza i vantaggi negoziati prima del referendum da Cameron. Il brutto è che tutto questo era già più o meno chiaro nel 2016.... Basterebbe leggere i giornali elvetici: quel paese si trova davanti a un dilemma similare benché più semplice: piegarsi alle regole dell’UE o entrarvi come membro. Questo dovrebbe provare a sufficienza che la hard Brexit non è un’alternativa percorribile. Ma anche gli inglesi sono sovrani a casa loro: facciano pure. La previsione è una minor crescita del 9% su 15 anni, 0,5% l’anno. E l’Italia -senza exit- perde 1% l’anno di crescita rispetto ai suoi pari nell’€-zona! Su! Svegliatevi!
      • Davide Rispondi
        La spiegazione è semplice. UK vuole uscire, per riprendere il controllo prima di tutto sull'immigrazione, ma vuole continuare a commerciare liberamente. Non c'è reale motivo perchè questo non sia possibile, dato che la UE sta implementando accordi di libero scambio con altri paesi extraeuropei, vedi ad esempio quanto fatto col Giappone o col Canada. La logica è quella di una sempre maggiore libertà negli scambi, quindi con UK sarebbe tutto sommato semplice: non c'è alcun bisogno di una hard brexit, basta mantenere il più possibile lo status quo, con UK che "recede" da alcune cose. Su tutte la libertà di circolazione delle persone. Il confine nord irlandese è un problema tutto sommato superabile. Di non ovvia soluzione, ma superabile. Il problema è che la UE non ha intenzione di fare il meglio possibile. Vuole fargliela pagare (come dimostra anche la sua frase "spero senza i vantaggi negoziati prima da Cameron"), perchè altrimenti ne uscirebbe indebolita. E non accetta che UK (o chiunque) non voglia la libertà di circolazione delle persone. Chi è contrario alla Brexit sta mostrando di volere realizzato il "baratro", per mostrare la dannosità della stessa, anzichè cercare la migliore soluzione possibile per tutti. Ove per "tutti" si intendono cittadini ed imprese, e non l'orgoglio dei politici.
    • shadok Rispondi
      Uhm, da quanto ho capito lo scoglio vero è la frontiera Irlanda/Irlanda del nord. Da tenere presente che il percorso di integrazione europea ha probabilmente contributo parecchio al processo di riappacificazione.
    • shadok Rispondi
      Poi, visto che di quesi tempi il sovranismo impera, perché mai gli stati EU dovrebbero rinunciare a strappare all'UK un trattato a loro quanto più possibile favorevole, visto che sanno (o meglio pensano) di avere il coltello dalla parte del manico?
    • Gianmarco Rispondi
      Non si tratta di "vendicarsi" ma di darcene seguito a trattati. Lasciamo l'antropomorfismo fuori dalla categoria delle relazioni internazionali
  5. Enrico Palma Rispondi
    Per quanto mi sforzi non riesco proprio a capire perché il non accordo Regno Unito-Europa per la Brexit debba essere un baratro e non un semplice distacco. Il Regno Unito ha mantenuto la sua moneta e non rischia nulla da questo lato perché non deve salvare nulla. E' un contribuente passivo dell'Europa (dà più di quanto riceva). Per l'interscambio e gli eventuali dazi è sempre una questione di dare-avere. Le esportazioni inglesi in Europa pagheranno dei dazi che ora non hanno ma anche le esportazioni europee nel Regno Unito li pagheranno, e il Regno Unito compra più di quanto vende, il che lo pone in una situazione di favore. Una moderata svalutazione momentanea fino a raggiungere il nuovo equilibrio? Non lo definirei un baratro. Aspetto sempre che qualcuno mi spieghi bene quale sia questo baratro. Grazie
    • Lorenzo Rispondi
      Forse la sensazione di ritornare allo "splendido" isolamento medioevale
    • Matteo Rispondi
      Il Regno Unito in una posizione di favore? Stiamo parlando di un Paese fortemente dipendente dalle importazioni di beni di ogni genere (alimentari ad esempio), e con una "Hard Brexit" i prezzi sul mercato interno aumenterebbero in maniera vertiginosa a causa delle (nuove) barriere tariffarie e dell'ulteriore svalutazione della sterlina. Il tutto ovviamente a scapito di coloro che vivono e lavorano nel Regno Unito, il cui potere d'acquisto colerebbe a picco. E questo giusto per citare una delle possibili (e probabili) conseguenze che condizionerebbero (in negativo) il Paese per anni e anni.
    • Luca Morandini Rispondi
      <>. Non proprio, visto che: a) la somma algebrica di import-export non permette di apprezzare i passaggi di beni intermedi che valicano piu' volte le frontiere prima di essere incorporati in beni finali (i dazi farebbero aumentare di molto il costo di tali beni intermedi, senza contare i rellentameni dovuti alle ispezioni doganali); b) il commercio con la EU risentirebbe del venir meno del supporto regolatorio fornito dalle agenzie europe (dall'Agenzia Europea del Farmaco in giu'), questo accade perche' le barriere al commercio non sono piu' tanto i dazi, quanto le differenze regolatorie tra i vari paesi -UK dovra' di fatto adattarsi alle norme EU, anche quando queste giocano a suo sfavore; c) il settore finanziario UK perderebbe la possiblita' di trattare titoli in Euro e fornire servizi a cittadini EU, a meno di rilocare una sostanzaile parte delle sue attivita' in EU; d) l'UK ha negoziato accordi commerciali per 40 anni come parte dell'EU, adesso quegli accordi con il resto del mondo andrebbero rinegoziati... ma come una nazione di 66 milioni di cittadini, non piu' come un blocco di oltre mezzo miliardo.
      • Luca Morandini Rispondi
        A proposito di quanto sostengo a proposito del ridotto peso negoziale di un UK fuori dalla EU https://edition.cnn.com/2019/03/01/business/us-uk-trade-deal-brexit/index.html
  6. Savino Rispondi
    Quando vuole "comandare" il popolo, anzichè l'èlite succede ciò.