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  1. Massimo Baldini Rispondi
    Se gli stranieri decidono di restare in Europa significa che il loro tenore di vita migliora rispetto ai paesi di origine. Quanto al tenore di vita degli europei, tra i due opposti luoghi comuni secondo cui gli stranieri rubano il lavoro agli italiani, ovvero gli stranieri fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare, la gran maggioranza degli studi dice che è più vicino al vero il secondo.
    • Davide Rispondi
      Solo se si ragiona considerando il modello economico come "fisso", senza rendersi conto che lo sviluppo, l'accumulo di capitale, la produttività, vanno di pari passo col cambiamento del lavoro stesso, che diventa più qualificato e meno "manovalanza". La disponibilità di tanto lavoro non qualificato a basso costo va in direzione opposta.
    • giampiero Rispondi
      I lavoratori del Terzo Mondo ambiscono i Paesi sviluppati dai quali subiscono un trattamento un livello appena sopra quello che avevano ai loro Paesi. Quelli dei Paesi sviluppati fuggono verso Paesi più sviluppati o sono fagocitati nella povertà. La Globalizzazione è una giostra dove tutti si affannano a non rimanere col cerino in mano. E' la legge di Mercato. Eppure la maggioranza degli studi dice che viviamo sopra le nostre possibilità.
  2. Davidino Rispondi
    Riassunto: Il PD importa 650.000 poveri senza alcuna competenza e quindi prospettiva nel mercato. Una politica folle che ovviamente che ovviamente espone questi ultimi ad alto rischio di povertà anche perché in Italia la disoccupazione nativa è alta quindi le prospettive in generale sono ancora più basse. Conclusioni: colpa dei sovranisti e prima gli extracomunitari!
  3. Giampiero Rispondi
    Affermare genericamente di combattere la povertà è una affermazione semplicistica, come dire che tutta l'umanità non deve essere povera. Lo Stato deve calarsi nella realtà e fare i conti con il contratto stabilito con il proprio corpo sociale che ne è il fondamento giuridico ed economico. Le politiche di sostegno non possono prescindere da regole che accertino la titolarità conseguente ad una coerente partecipazione alla formazione delle risorse dedicate. Quindi per gli stranieri devono valere delle norme che ne accertino la legittima maturazione del diritto. Mi domando come si può proporre la collettivizzazione del welfare evitando quella che diventerebbe logicamente e politicamente ineluttabile dei mezzi di produzione di marxiana memoria?
  4. Marcomassimo Rispondi
    Che la povertà tra gli extracomunitari sia maggiore di quella tra gli autoctoni, non è che ci vogliano grandi studi a capirlo, specie se si pensa che un extracomunitario potrebbe raccogliere pomodori in condizione di semischiavitù; gli italiani in tali condizioni sono senza dubbio di meno; se gli autori dello studio uscissero magari dalla sfera della economia ed entrassero un poco in quella della Storia, saprebbero che da che mondo è mondo i primi hanno interesse che gli ultimi ed i penultimi si scornino fra loro perchè da quello scontro hanno parecchio da guadagnare; diciamo che anche stavolta ci stanno riuscendo e non c'è nulla di nuovo sotto il sole, anche se poi si deve capire quanto durerà.
  5. Davide Rispondi
    Oppure abbiamo l'ennesima dimostrazione che l'eccessiva immigrazione di persone non qualificate non funziona, creando sacche di povertà e di disagio che vanno avanti da decenni e non si risolvono mai. Quindi, anzichè spendere ulteriore denaro per persone storicamente estranee alla società, e che non si capisce per quale motivo dovrebbero essere sostenute dai "local", si può lasciar perdere la retorica dell'immigrazione, e di una integrazione che non esiste, che non avviene, come mostrato anche da questi dati. Se proprio non si vuole fare la fatica di visitare una periferia, una zona, di una qualsiasi grande città europea, in cui tali immigrati scarsamente qualificati sono prevalenti. Anche dopo due o tre generazioni, come Parigi ad esempio mostra molto chiaramente. L'ultima cosa da fare è mandare il messaggio che possano godere di ulteriore welfare.