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  1. Gaudenzio Benghi Rispondi
    La Francia teme l'Italia che invece l'adora da un paio di secoli. Non sono gli unici e il furto delle opere d'arte per possedere quello che non hanno saputo fare lo dimostra. Però non basta, l'Italia rimane dov'è con Venezia, Firenze, Pompei, Gubbio. Non sono gli unici ad avere questo complesso di inferiorità. Lo hanno anche i tedeschi, i paesi del Nord. Nei nostri riguardi usano spesso colpi bassi, sono dei traditori. Il complesso non lo hanno gli asiatici che non sanno che stanno diventando greci come noi per via del Rinascimento.
    • Henri Schmit Rispondi
      Una parte è vera: l'Italia ha la storia, la cultura, l'arte dalla sua parte; ha inoltre pregi geografici non comuni. Il resto mi sembra discutibile: i Francesi e i Tedesci, gli Inglesi e gli Americani non invidiano l'Italia, l'ammirano. Temono, non i tesori cuturali e naturali, né le capacità individuali, ma l'incapacità collettiva di gestire e preservare quello ricevuto in eredità. Ma è davvero solo degli Italiani? Il resto del commento è proprio brutto, pieno di rancore e di cattiveria. Per fare l'Europa (e un'Italia efficiente) ci vuole una mente ben diversa! Speriamo che i giovani non la pensino nello stesso modo!
  2. Henri Schmit Rispondi
    Tutto giusto, ma è una partita asimmetrica. Da un lato un paese forte e strutturato, con alcuni grossi operatori privati altrettanto strutturati, dall'altro un paese debole, caotico e instabile, poco può di un'espressione geografica, ipotecato dalla peggiore incompetenza e spregiudicatezza politica, ma con numerose aziende eccellenti, imprenditori molto capaci, che si devono arrangiare spesso ostacolati dai poteri pubblici, e che quando vendono rami d'azienda hanno poche ragioni per reinvestire nel loro paese. Dire che ci sono interessi per non rovinare i rapporti esistenti è debole come diagnosi. Serve qualcosa di più: un quadro favorevole per investire a lungo termine in Italia, delle condizioni che si creano con impegno constante e condiviso se va bene in un decennio. Qua da circa 25 anni si fa l'opposto. PS Non capisco come la Francia, governo e servizi, possa tollerare che un'impresa pubblica italiana, con i vertici nominati da chi sappiamo, possa controllare il produttore francese di navi militari e sommergibili (12 venduti due giorni fa per 35 milliardi all'Australia). Sarà una partita asimmetrica, speriamo.