logo


  1. Sandro Gronchi Rispondi
    Rispondo volentieri a Roberto D. dicendo che il sistema pensionistico deve limitarsi ad assicurare i lavoratori contro la vecchiaia. Chi perde il lavoro prima di maturare il diritto alla pensione dovrebbe essere 'traghettato' dallo stato. La commistione, molto italiana, fra previdenza e assistenza non ha educato il paese (politici compresi) a fare chiarezza, ma è tempo di cambiare. Come in Svezia, sarebbe utile separare non solo le funzioni ma anche gli enti deputati a esercitarle. Riguardo ai lavori usuranti, la flessibilità 'ordinaria' non può aiutare perché chi esce prima lo fa 'a loro spese', nel senso che il suo montante contributivo e il suo coefficiente di trasformazione sono entrambi più bassi generando una pensione contributiva inferiore. Una strada è di differenziare i coefficienti tenendo conto che i lavori usuranti riducono l'aspettativa di vita. Ma è complessa per le ragioni tecniche che non posso qui affrontare. In alternativa, lo stato potrebbe intervenire in varie forme.
  2. Michele Rispondi
    Il sistema pensionistico italiano soffre di 3 cose: 1) una impostazione di base - essere un sistema a ripartizione - fonte di sicuri squilibri con una popolazione che invecchia e tendenzialmente diminuisce. Una specie di gigantesco Ponzi scheme. Sappiamo come vanno a finire. 2) troppe riforme, caotiche e sbagliate, inclusa la c.d. Riforma Fornero, che tra le altre cose ha creato decine di migliaia di esodati, che Dio solo sa quanto sono costati ai contribuenti italiani 3) in un mondo sempre più fatto di carriere frammentate, lavori flessibili (= precari) con retribuzioni potenzialmente molto variabili etc il concetto di anni di contribuzione, i fondi e le casse separate etc sono assolutamente anacronistici e penalizzanti per un numero crescente di lavoratori. I problemi sono stati lasciati marcire per più di 20/25 anni in una furia normativa assurda che ha creato solo diritti acquisiti insostenibili e legittime aspettative disattese. Peggio di così era davvero impossibile. Tutti - e ripeto tutti - i governanti degli ultimi 25 anni ne portano la pesante responsabilità morale.
  3. Roberto Degioanni Rispondi
    Gentile Professore, condivido appieno le sue riflessioni e in primo luogo il richiamo a ricostruire una logica unitaria al puzzle impazzito di continui interventi contraddittori sul sul sistema pensionistico, che non fanno che creare diseguaglianze tra cittadini lavoratori e pensionati. Il sistema più equo è certo quello di un unico sistema flessibile di accesso alla pensione, in una determinata fascia di età anagrafica, oggi per ipotesi 63-67 anni, da agganciare nel tempo all' andamento dell'aspettativa di vita, e con importi dell'assegno determinati anche per la parte retributiva dai coefficienti di trasformazione propri del sistema contributivo. In sostanza il lavoratore sarebbe cosciente della sua scelta tra ricevere la pensione con un assegno mensile maggiore per 20 anni o con un assegno minore per 21,22,23 o 24 anni. A questo unico canale anagrafico flessibile su base volontaria affiancherei alcune poche ben definite casistiche in cui lo Stato intervenisse in via sussidiaria, applicando i coefficienti pieni (67 anni) a pensionamenti anticipati ( fino a 63 anni) di: -disoccupati -disabili -lavori gravosi -lavoratrici madri, un anno per ogni figlio. Si tratterebbe in qualche modo di strutturare e fare evolvere la cosiddetta ape sociale. Purtroppo non posseggo gli strumenti per capire i costi e la sostenibilità di questa mia ipotesi. Mi sarebbe quindi molto gradito ricevere sue considerazioni. La ringrazio
  4. Graziano Rispondi
    Interessante ma troppo complesso.
  5. Fernando Di Nicola Rispondi
    "le età sono ‘indifferenti’, cosicché ciascuno può liberamente scegliere la sua. Ragioni spiegate altrove consigliano tuttavia di limitare la scelta entro una fascia d’età ‘ragionevole’. Considerato che a 55 anni si viene spesso espulsi senza speranza dal mercato del lavoro, perchè non sottolinea, con la condivisa visione attuariale, che questa fascia dovrebbe partire da 55 anni, o perlomeno dai 57 di Dini. In sostanza, coraggio a dire che il re è nudo.
  6. amadeus Rispondi
    La riforma Fornero, dettata dall'assoluta emergenza di bilancio, è stata prevalentemnete indirizzata a rinviare le uscite di cassa, anche in assenza di effettivi risparmi in termini attuariali, come nel caso delle pensioni prevalentemente contributive rinviate a 67 anni ma proporzionalmente accresciute dall'aumento dell'eta di ritiro e dall'atesa di una maggiore contribuzione. Piuttosto l'aspetto peculiare di tutte le riforme che si sono succedute dal 1996, fino alla riforma Fornero del 2011 (che è intervenuta solo da allora in aventi), è che abbiano tenuto in piedi una situazione palesemente incostituzionale e che nessuno abbia fatto alcunchè per farla emergere. La situazione palesemente incostituzionale è il doppio binario che la riforma Dini aveva previsto distinguendo tra quelli che avevano più o meno di 18 anni di anzianità contributiva (la riforma si è applicata praticamente solo ai secondi). Tale situazione non è mai stata portata al giudizio della Corte Cost. perchè nel frattempo nessuno dei penalizzati è potuto andare in pensione contestando in giudizio le modalità di calcolo della stessa (anche se con la prospettiva di non ottenerne alcun beneficio stante la palese situazione di insostenibilità della contabilità pensionistica pubblica). Tuttavia, tale giudizio avrebbe potuto anche essere più appropriatamente proposto anche dalla Corte dei Conti, che è un organo giudiziario, se avesse deciso di svolgere il proprio lavoro, al di là della chiacchiera.
  7. Daniele Rispondi
    Chiederei al prof. Gronchi se conosce il motivo per cui nessun legislatore si è mai mosso verso un contributivo vero in cui ognuno potrebbe decidere autonomamente quando ritirarsi riavendo semplicemente indietro i contributi versati in forma di vitalizio calcolato sulla speranza di vita?
    • Luigi Calabrone Rispondi
      Daniele, in Italia non esistono i "contributi versati". In Italia - come in tutti i paesi che d'Europa che hanno per due volte sperperato gli accantonamenti pensionistici per farsi reciprocamente le due guerre mondiali, le pensioni sono "a ripartizione", cioè i "contributi" che ognuno versa all'INPS vengono usati dall'INPS stesso per pagare le pensioni. Solo in Svizzera esistono tuttora le pensioni a capitalizzazione; infatti, in Svizzera si possono richiedere, a certe condizioni, i "contributi versati". (A suo tempo, ci hanno chiesto se volevamo "il burro o i cannoni"; purtroppo abbiamo scelto i cannoni, e ne paghiamo ancora le conseguenze).
  8. Savino Rispondi
    L'andamento socio-demografico (unico elemento oggettivo) ci dice che, tra non molto tempo, potrebbero perfino non bastare le maglie ristrette della Legge Fornero. Semplicemente, gli italiani la devono smettere di inseguire il proprio egoismo, che non coincide affatto nè col bene comune, nè con l'andamento dell'economia. Occorre una presa di coscienza generale del fatto che la possibilità di fare finanza statale allegra alle spalle di chi viene dopo è finità per davvero e per sempre.