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  1. Simonetta Nardin Rispondi
    Potreste elaborare sullo "spartiacque del 2011" sul decreto flussi: la scelta è stata fatta consciamente (con decisioni governative) o semplicemente si è scelto di non scegliere e subire gli sbarchi pensando di gestire così i migranti economici?
  2. Davidino Rispondi
    Molto divertente una denuncia di deriva ideologica da chi argomenta le proprie posizioni in base all'ideologia open borders.
    • luigi Rispondi
      ancora più divertente il fatto che lei etichetti come ideologico chi propone di non essere ideologico...
  3. Francesco Aureli Rispondi
    Grazie. Veramente un ottimo contributo al dibattito.
    • Davidino Rispondi
      Leggo spesso La Voce, inclusi gli articoli sull'immigrazione degli autori in questione. Discordia di vedute a parte, che è legittima, la preferenza ideologica è evidente (e anch'essa legittima). La pretesa che non ci sia non è onesta.
  4. piti Rispondi
    Premesso che i 4 miliardi di costo per vitto e alloggio sono solo la punta dell'iceberg della spesa pubblica destinata ai migranti (bisogna aggiungere case popolari, esenzioni della retta dei nidi, sussidi, l'uso dei servizi sociali e una miriade di rivoli di altre voci di costo), quello che il pensiero progressista non riesce tragicamente a cogliere è che sono soldi spesi a profusione per cittadini stranieri proprio nel momento in cui per quelli Italiani si osserva una plateale ritirata del welfare pubblico. Diventa difficile accettare i 4 miliardi di costi iniziali e tutti gli altri quando la casa di riposo della nonna ce la dobbiamo pagare integralmente di tasca nostra, uno straccio di pensione a 62 sembra un lusso insostenibile, il dentista o te lo saldi tu o vai in giro sdentato. Ci viene rinfacciata letteralmente l'aria che respiriamo, se è vero che un aumento di un mese nell'aspettativa di vita allunga di un mese il tempo di lavoro. Ma essere cittadini di un dato Paese, piaccia o no, rappresenta nell'idea delle persone un elemento di priorità. Di diritti concreti, di welfare in primo luogo. I migranti sono pure gli ultimi socialmente e noi solo i penultimi, o i secondi (tanto disprezzati da Michele Serra), ma rimane il fatto che sono cittadini di questo Paese. E saltare un pasto per offrirlo a ospiti non invitati dopo un po' diventa motivo di malcontento, come vediamo, come era prevedibile e in fondo come è giusto.
    • maurizio pat Rispondi
      Buongiorno Sig.ra/Sig. "piti". Non discuto ciò che Lei scrive, mi permetto solo di far osservare che la concreta realtà che Lei descrive è osservata da un solo angolo di visione: quello della differenziazione, buoni e cattivi, bianco o nero. Le propongo lo sforzo di valutare il tutto come "esseri umani". Gli esseri umani, i corpi, hanno bisogno di tutto ciò che Lei afferma, ma senza tglierselo l'un l'altro (settentrionali dai meridionali, indigeni da stranieri ecc). L'accoglienza resta una tematica politica da mettere al centro, a c ui riservare attenzione e non il superfluo. La scuola, la sanità, i servizi ecc sono diritti da garantire a tutti, a scapito ad esempio anche di opere pubbliche, condoni, evasione ecc. Il resto è rancre e mancata visione oltre la punta del naso, chiudere gli occhi di fronte ad un futuro imminente
  5. Jetmir D Rispondi
    Ricordo bene quando 21 anni fa, pensavo di venire in Italia. Era il 1998 ad 1 anno dalla tragedia di Otranto dove ci fu la collisione tra una piccola imbarcazione albanese ed una corvetta della marina militare Italiana (al governo c’era Prodi e Berlusconi andava a brindisi a piangere). Si stima che morirono circa 83 persone, ma non ostante tutto, Io ero disposto a pagare un scafista per attraversare l'adriatico (800 Mila Lire). E non l'avrei fatto perché in Albania stavo male ma perché avevo la speranza che in Italia starei stato meglio e non c'era blocco navale che mi avrebbe fermato. E cosi e' stato per me come per mezzo milione di albanesi. La storia ci dimostra che non si risolve il problema dei flussi immigratori con i blocchi e/o con la forza. La programmazione a medio e lungo termine e necessaria, mentre l’unica politica migratoria che l’Italia ha avuto negli ultimi 25 anni sono state le regolarizzazioni indiscriminate (ovviamente fatte dai leghisti mica dalla sinistra). Messaggio inviato (e ben ricevuto dagli immigrati), “In Italia conviene immigrare illegalmente, lavorare in nero, che prima o poi (più prima che poi) arriva il permesso”. Oggi passa l'idea che in 25 anni non potevamo fare niente e che l'immigrazione non lo puoi gestire. Chiudo polemizzando con le forze che orgogliosamente si definiscono populiste. Ma davvero pensiamo che loro hanno interesse a gestire il fenomeno dell’immigrazione dove con un tweet: “albanese di m…" aumentano il consenso del 0.5 :)
    • Davide K Rispondi
      Al contrario, la storia dimostra che i muri ed i blocchi funzionano benissimo. Anche i fatti recenti lo dimostrano, oltre a Giappone, Australia e via dicendo. La teoria per cui "non funzionino" è una leggenda, fondata sul nulla, diffusa per convincere dell'inevitabilità della cosa. Chi vuole difendere i propri confini ci riesce, salvo non perda un conflitto armato. Se lei è arrivato è perchè è mancata questa volontà. Ha ragione sul messaggio che è stato inviato; motivo per cui ora bisogna inviare un messaggio diverso: non si entra illegalmente.
      • Jetmir D Rispondi
        Salve Davide, mi perdoni ma sono in disaccordo sul fatto che la storia dimostra che i muri funzionano e ancora meno sui esempi del Giapone e Australia che sono due isole (chiamamole isole dai...) lontano e al riparo dalla imigrazione irregolare. In piu sopratutto il caso dell AU l immigrazione regolare e fortemente incentivata ed e a punti quindi e giusto che prova ad entrare illegalmente sia respinto. Immigrare regolarmente in Italia non e piu possibile ed e questo il vero problema. Per quanto riguarda il messaggio mica stiamo mandano quello che non si entra piu regolarmente? Stiamo mandando il messagio che non rispetiamo piu gli accordi internazionali e le regole del mare, non diamo piu la possibilita a chi ha dirrito di chiedere azilo, e ci siamo isolati in EU. Tanto gli immigrati cosi detti economici entrano in aereo o per terra e in Italia si fermano perche in Italia si puo lavorare in nero e arriva il permesso ahi me prima o poi.
        • Davide K Rispondi
          Rispetto il suo disaccordo, ma non ritengo sia supportato dai fatti. In Australia non si entra irregolarmente, quindi il muro funziona. Si entra se gli australiani vogliono, che è una cosa completamente diversa. Oggi è piuttosto rigido il sistema tra l'altro. In Giappone lo stesso, con la differenza che non vogliono tanti immigrati neanche regolari, e ci riescono. Questa dell'inevitabilità è solo una gran balla raccontata da chi sostiene l'immigrazione. Le frontiere (cioè "i muri") funzionano da 5000 anni, salvo quando non si abbia la forza militare di difenderle. Stiamo mandando il messaggio che non subiamo più la ridicola pantomima di chi si mette nei guai solo per farsi salvare ed entrare illegalmente? Certo, ed è giusto così. Giustissimo, perchè è solo un insulto all'intelligenza, spacciato per "legge". La prima regola è quella del rispettare le frontiere e le regole per entrare, il resto sono solo pretesti per eludere queste regole. Isolati in UE? E' la UE che si isola dalla realtà, imponendo ovunque un'immigrazione non voluta e devastante. Ovunque, non solo in Italia. Avrà notato come i governi fan dell'immigrazione, e la UE stessa, siano in "lievissima" difficoltà un po' dappertutto. I migranti economici che entrano in altro modo verranno fermati anch'essi quando lo si vorrà fare, esattamente come fanno in Giappone e sulle isole. Intanto però smontiamo il luogo comune che quelli che arrivano via mare siano pochi rispetto a questi altri, perchè non è affatto vero.
          • maurizio pat
            Buongiorno Sig. Davide. Credo che i numeri lascino poco spazio alla fantasia. E' evidente che mentre si fa vagare una nave con 40 persone a bordo per giorni ci sono altri passaggi alpini che permettono il passaggio di centinaia di persone. Piaccia o non piaccia è così, ma ormai dai balcani o dall'est non fa più notizia sino a quando non si trioverà un bambino morto nel cassone di qualche TIR. Che dire dell'Australia ? Che la regolamentazione dei flussi funziona, che la legalità se applicata funziona, che, come dice il Prof. Allievi, occorre cambiare il nostro modo/sistema di accogliere. Che le nostre ambasciate devono lavorare, che devono funzionare i visti, che occorre smanellae e riscrivere la Bossi Fini, che scimmiottare il muro mesicano significa solo nascondere la polvere sotto al tappeto, che occorre una visione realista sui prossimi decenni per prepararsi. Buona giornata
  6. Carla Facchini Rispondi
    Vorrei aggiungere una considerazione non sempre presente in queste analisi, che danno di norma per scontato che gli immigrati servano perché i giovani non sono più disponibili ‘a certi tipi di impiego’. Analisi corretta, ma solo se si precisa ‘alle attuali condizioni contrattuali e retributive’. L’Italia è così uno dei pochi paesi che coniuga l’alta disoccupazione dei giovani che (comprensibilmente) preferiscono tale situazione a ‘cattivi’ lavori, ai forti flussi migratori, di chi i ‘cattivi’ lavori è disposto a farli. Ma non sembra ragionevole dar per scontato che il nostro modello sia caratterizzato da una quota consistente di occupazioni precarie e poco retribuite. O considerare progressiste le posizioni di chi, invece di ragionare sulle strategie per modificare un quadro di sostanziale arretratezza, lo assume come scontato, individuando negli immigrati il modo con cui bypassare i problemi posti da un modello economico basato su ridotti investimenti nell’innovazione tecnologica e organizzativa. Col rischio, attuale, e ancor più in prospettiva, di incrementare la povertà su due fronti. Quello degli immigrati, frequentemente poveri, anche quando (spesso) sono occupati, proprio perché collocati in quei ‘cattivi’ lavori che gli italiani non vogliono (giustamente) più fare. E quello dei giovani disoccupati che al presente vedono garantite (dalle famiglie) condizioni di vita decorose (pur se in cambio di una loro dipendenza), ma destinati a diventare, da adulti, futuri poveri
    • LUCIANO PONTIROLI Rispondi
      Bisogna considerare che un certo flusso di emigrazione giovanile dall'Italia ci sarà sempre, per una serie di ragioni che non si possono ridurre alIa mancanza di lavori qualificati (per es., prospettive di carriere più gratificanti in contesti internazionali, relazioni instaurate nel corso di soggiorni di studio all'estero, rigetto del sistema politico italiano). Per altro verso, il calo demografico coniugato con l'invecchiamento della popolazione pone un problema drammatico di mancanza di manodopera indigena, Il tutto in un contesto di produttività stagnante, in larga parte imputabile alla retorica del piccolo è bello.
    • Davide K Rispondi
      Infatti, considerazione molto intelligente ma sempre completamente ignorata, per motivi ideologici. La disponibilità infinita di lavoro a basso costo è un forte incentivo a non aumentare la produttività del lavoro stesso, perchè conviene usare quel lavoro anzichè investire. Al contrario, se il lavoro è più costoso, si sarà incentivati (costretti) ad innovare e ad usare più capitale, per aumentarne la produttività e stare in piedi ugualmente. Ed è così che si va progredisce. Ovviamente non sto dicendo di aumentare artificialmente il costo del lavoro. Ma solo di non stravolgerne il mercato, e di non fare ragionamenti da "modello superfisso", seguendo i quali avremmo gli schiavi a zappare a mano i campi, anzichè l'agricoltura moderna e meccanizzata.
  7. DavideK Rispondi
    C'è un'interessante intervista a Luca Ricolfi in questi giorni che sintetizza bene la questione: la sinistra sull'immigrazione non ha capito nulla e continua a non capire nulla. La "programmazione a lungo termine" è precisamente quella di non farsi invadere da un miliardo di africani. Il ridicolo ricatto morale dei morti, di chi in sostanza si mette in condizioni difficili apposta per farsi "salvare", col fine palese di eludere la normativa sull'immigrazione, lascia il tempo che trova. Ha ragione Ricolfi: probabilmente non siete proprio in grado di comprenderlo. Comunque basterebbe viaggiare e vedere un po' il mondo, per capire quali sarebbero le conseguenze. Ma realmente: teletrasportarsi da un'università italiana ad un'università londinese o newyorkese non serve a nulla, perchè significa stare in sostanza nello stesso luogo. E' tremendamente provinciale.
    • Carlo De Vincentiis Rispondi
      Davide... guarda che si parla di programmazione. E di una gestione puntuale e migliore di quella di Salvini che essenzialmente IMPROVVISA e trova FETICCI da esibire. Vuoi una gestione migliore e non improvvisata? Rileggi..qui non si parla di politica a logica umanitaria
      • Davidino Rispondi
        ''Programmazione'' ''gestione'' sono tutti termini che non vogliono dire nulla. Dite la verità di ciò che pensate: chiunque vuole venire deve essere regolarizzato e lo stato si deve occupare di andarlo a prendere in sicurezza. Questo è il contenuto del global compact. Senza numeri e per voi la questione è solo di regolarizzare e far arrivare senza problemi. Una volta raggiunto ciò, i problemi magicamente spariranno ''come in America dopo la seconda generazione'', senza tenere conto che l'America ha una storia di restrizioni dell'immigrazione durate decenni. Chiudiamo con i numeri: quanti? 200 mila all'anno? 400 mila? Cosi cresce il PIL? Presentatevi alle elezioni e dite la verità.
  8. bruno puricelli Rispondi
    Nell'ottima relazione non traspaiono tre punti: l'oggettivo disagio provato dai cittadini, il maggior costo dell'assistenza e, soprattutto, la necessità di interrompere quella che alcuni vorrebbero accettare come modalità di trasporto (sovente concordato) nel nostro paese. Del disagio, chi esce da casa e viaggia sa già abbastanza; al maggior costo sociale va aggiunto quello del superlavoro per gli organi di sicurezza e negli uffici pubblici (ASL innanzitutto!) e la svalutazione degli ambienti frequentati dagli oziosi immigrati con forte senso di insoddisfazione da parte degli abitanti delle zone da essi frequentati; aggiungo l'insicurezza di donne e anziane nel passare in quei luoghi, a volte obbligati. L'attuale costo tenderebbe aumenterebbe ogni anno senza significativi incrementi di produttività nel paese perché l'immigrato non inserito si appropria delle carenze del nostro sistema paese imparando a sottrarsi alla legalità ((in Germania non riuscirebbero con tanta facilità!) anche per la comprensione di qualche magistrato. Se il numero aumentasse, aumenterebbero costi, disagi ed insicurezza. Aggiungo che la svalutazione di interi quartieri, oltre ad offrire ulteriori luoghi di sopravvivenza illegale, ha impoverito quegli abitanti riflettendosi su quasi tutto il settore immobiliare per mlds... a vantaggio dei più costosi centri. Credetemi, in natura nulla si crea senza il lavoro e senza la convenienza del popolo interessato. Troppa ignoranza, delinquenza, inciviltà.....?
  9. Arduino Coltai Rispondi
    Sono fondamentalmente d'accordo con quanto l'articolo propone però con un piccolo distinguo: con l’Africa che viaggia verso 2 miliardi di popolazione pensiamo davvero di poter accogliere tutti coloro che arrivano? La verità è che occorrerebbe una seria analisi dei bisogni del mercato del lavoro italiano (cosa che pare impossibile, visto che nessuno né ora né in passato l'ha saputa fare o comunque l'ha fatta) consentendo annualmente l'arrivo di un numero adeguato e controllato di persone con tanto di documenti attraverso rotte sicure. Questo si chiama "controllo" del fenomeno migratorio e consentirebbe la possibilità di integrare davvero chi arriva (numeri limitati ed identificazione), l'esatto contrario di quello che è stato fatto fino ad ora (almeno fino all'arrivo di Minniti, comunque molto criticato dai suoi e successivamente di Salvini che è comunque riuscito quantomeno a fermare gli sbarchi non incrementando il numero di irregolari, come li chiama l'articolo).
  10. Savino Rispondi
    Salvini si comporta da fariseo, utilizzando i cavilli della legge per affrontare un problema economicamente e umanamente più grande. E' inutile portare bibbie, rosari e crocefissi. I veri cristiani e cattolici dovrebbero saperlo, anzichè dire che è il loro capitano.