logo


  1. Gennaro Rispondi
    Nell'articolo ci sono molte considerazioni di buon senso e proprio per questo, non saranno tenute in nessun conto in sede di conversione del decreto sul RdC. Il ceto politco di ieri e di oggi, purtroppo, è accomunato dalla stessa insensibilità nei confronti dei disabili. Ho un unico appunto da muovere, quando viene affermato che la permanenza dei disabili nel nucleo familiare è dovuta all'assenza di strutture redidenziali. Queste ultime devono essere l'estrema ratio nel progetto di vita di un cittadino disabile, che deve avere il diritto di vivere a casa sua, nel suo ambiente, come qualunque altro essere umano.
  2. Marco Di Marco Rispondi
    Il primo commento spiega perché in Italia non si può tener conto, nel disegno delle politiche sociali, delle differenze territoriali del costo della vita: si opporrebbero i sindacati, nel timore che queste vengano estese anche alla legislazione sui salari. Il governo, per il Reddito di Cittadinanza, ha già contro Confindustria e altri difensori del passato, in cui i governi erano sostanzialmente disinteressati alla lotta alla povertà.
  3. Angelo Rispondi
    Se non erro alcuni anni addietro qualche forza politica propose quelle che venivano chiamate "gabbie salariali" con l'idea di differenziare gli stipendi fra nord e sud Italia, adducendo le motivazioni che compaiono anche nell'articolo. La polemica non portò a nulla e mi sembra che principalmente le varie organizzazioni sindacali si schierarono contro la proposta. Riproporre la misura per il reddito di cittadinanza dovrebbe portare a riaprire il dibattito anche sui salari ed eventualmente anche sui redditi di altre categorie. Può essere una strada percorribile?
  4. Savino Rispondi
    Chi non se ne intende di povertà, non può toccare quell'argomento. Gli italiani non sono poveri nel senso che loro credono di essere e Di Maio non se ne intende di povertà, ma di come speculare per ottenere voti.
    • Gianni Rispondi
      Se un povero del nord ritiene vantaggioso spostarsi a sud può farlo liberamente.
      • Luca Neri Rispondi
        Certo, qualunque percettore di reddito di cittadinanza può trasferirsi al Sud per aver maggiori benefici assistenzialistici senza lavorare. Se gli aventi diritto al RdC seguissero il suo consiglio in massa, la pressione demografica farà aumentare i prezzi degli affitti e con essi i prezzi dei beni al consumo. In altre parole, farà aumentare al Sud il costo della vita, avvicinandolo a quello del Nord, ma senza la medesima produttività e qualità dei servizi che lo sostenga. Avremo un Sud ancora più imbrigliato nella trappola della povertà, pieno di gente con scarso capitale umano e scarsi incentivi a produrre. Ottima soluzione, Gianni! Giggino dovrebbe chiamarla come consulente.
        • Gianni Rispondi
          Se si trasferissero in massa verso sud ed oppressi degli affitti salissero a livello tale da rendere conveniente tornare a nord, avremmo una inversione del flusso migratorio, fino al raggiungimento della soluzione pareto efficiente. Ma non vorrei parlare troppo difficile per lei.