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Lettera a Maurizio Landini, nuovo segretario della Cgil

L’appello all’unità del movimento sindacale lanciato da Maurizio Landini nel suo discorso d’investitura deve concretarsi nello scioglimento di alcuni nodi strategici, sui quali negli ultimi anni si sono consumate diverse lacerazioni tra Cgil, Cisl e Uil.

L’unità sindacale in primo piano

Caro Maurizio, passati i giorni degli auguri di circostanza, ti propongo alcune considerazioni sui compiti non facili che ti attendono.
Negli ultimi due o tre anni tutti gli osservatori più attenti hanno apprezzato il tuo impegno a far riemergere la tua anima antica di “contrattualista”, correggendo certi toni da leader di partito, che erano parsi qualche volta caratterizzare la tua figura pubblica in precedenza. La Cgil, in diversi suoi comparti, ha anch’essa bisogno di una correzione in questo senso. Il consiglio è di tornare al linguaggio pacato e pragmatico proprio del sindacalismo migliore, rinunciando alla polemica da pari a pari contro questo o quel partito, o esponente politico: il compito del sindacato è un altro. Per esempio, la battuta contro Matteo Salvini e Luigi Di Maio nel tuo discorso di investitura di venerdì (parlano di povertà, ma non sono mai stati poveri), a parte la sua pochezza sul piano dell’argomentazione, non mi sembra comunque appropriata in bocca al leader di un grande sindacato.

È stato molto bello, invece, che fra i primi temi di quel discorso, tu abbia posto il rilancio del processo di unità sindacale. Sarebbe davvero un evento epocale se all’annuncio seguissero alcuni atti concreti. Tra questi, molto significativo sarebbe un riconoscimento esplicito da parte della Cgil dell’errore commesso a Pomigliano d’Arco e a Mirafiori nel 2010, quando non soltanto rifiutò senza appello il piano industriale proposto da Sergio Marchionne perché richiedeva tre deroghe al contratto collettivo nazionale, ma anche attaccò molto duramente Cisl e Uil dando loro dei “sindacati gialli” per aver compiuto la scelta opposta. Del resto, l’anno dopo la Cgil firmò un accordo interconfederale nel quale quelle tre deroghe e molte altre possibili vennero pienamente sdoganate.

Cito quell’episodio, perché nel XXI secolo non ha senso parlare di unità sindacale se non sulla base della convinzione comune che lavoratori e imprenditori non sono forze per loro natura antagoniste: al contrario, non possono neppure esistere gli uni senza gli altri; e condividono l’interesse comune alla massima efficienza delle aziende, quindi anche a favorire i piani industriali più innovativi. Il sindacato del XXI secolo deve essere l’intelligenza collettiva dei lavoratori capace di guidarli nella valutazione dei nuovi piani industriali e dell’affidabilità di chi li propone. Se la valutazione è positiva, deve saperli guidare nella negoziazione a 360 gradi della scommessa comune con la controparte, da qualsiasi parte del mondo provenga: oggi è interesse vitale dei lavoratori mettere il più possibile gli imprenditori indigeni in concorrenza nel mercato del lavoro con i migliori imprenditori provenienti dal restante 99 per cento del pianeta. Che significa rendere il nostro paese attrattivo per il maggior numero possibile di imprese multinazionali.

Come difendere i più deboli

Il sindacato del XXI secolo, poi, a differenza di quello del XX, deve imparare a porsi al servizio anche dei lavoratori delle imprese minuscole, dei marginali e precari, dei lavoratori delle piattaforme digitali della gig economy, dei disoccupati. La protezione più efficace che il sindacato può offrire loro non si colloca dentro l’azienda, ma fuori, nel mercato del lavoro: consiste principalmente nel rendere effettivo quel “diritto soggettivo alla formazione professionale efficace” di cui parlava Bruno Trentin negli anni Ottanta e Novanta e che è stato recepito per la prima volta nel contratto dei metalmeccanici del 2017. Ma perché la formazione sia efficace occorre che si finanzi soltanto quella che assicura un alto tasso di coerenza con gli sbocchi occupazionali successivi; occorre dunque un monitoraggio capillare e rigoroso attraverso una anagrafe della formazione professionale; occorrono buoni servizi di informazione e assistenza nel mercato; e occorre un sindacato fortemente impegnato nel rivendicare e difendere questi diritti per la generalità dei lavoratori. A quando una grande mobilitazione unitaria dei confederali, uniti nel rivendicare l’efficienza ed efficacia dei servizi per lavoratori e imprese nel mercato del lavoro?

Tra i lavoratori deboli ci sono anche quelli retribuiti con i buoni-lavoro, i voucher. Su questa forma di lavoro due anni fa si è determinata l’ennesima lacerazione tra Cgil e Cisl, l’una convinta che la soppressione dei voucher potesse produrre la migrazione di tutti questi lavoratori nell’area del lavoro protetto ordinario, l’altra convinta che invece il risultato sarebbe stato per lo più la loro scomparsa nel nulla o nel lavoro nero. Ricucire quella lacerazione è possibile soltanto se l’intero movimento sindacale accantona le posizioni preconcette e accetta – anzi rivendica dall’esecutivo e dal legislatore – che nella decisione delle misure di politica del lavoro si applichi il metodo sperimentale, come si fa pacificamente per i farmaci prima che vengano adottati per curare le malattie. Come si è fatto in Finlandia per il reddito di cittadinanza (con l’esito negativo che sappiamo). Le scienze sociali oggi consentono di misurare sperimentalmente con precisione gli effetti positivi e quelli indesiderati delle misure di cui si discute.
Poi ci sono i lavoratori di ieri. Fa benissimo la Cgil a respingere la polemica di chi ironizza sui milioni di pensionati suoi iscritti: è sacrosanto rappresentarli insieme ai lavoratori attivi. Il loro primo interesse, però, è la certezza delle rendite future; e per tutelarlo davvero occorre che le legittime rivendicazioni di una maggiore flessibilità dell’età del pensionamento da parte dei lavoratori attivi non portino a consolidare la tendenza in atto da tempo al peggioramento del rapporto tra attivi e pensionati.

Ridare centralità alla contrattazione

L’unità d’azione tra le confederazioni maggiori, se non l’unità organica, è necessaria anche per sanare una piaga grave che affligge il tessuto produttivo italiano, minandone la competitività nel mercato globale degli investimenti: la volatilità, disorganicità e complessità della legislazione del lavoro. L’Italia ha urgente bisogno di un sistema delle relazioni industriali più autorevole, capace di rivendicare a sé, quindi alla contrattazione collettiva, il ruolo di regolatore principale dei rapporti di lavoro. Questo implica che si mandi in soffitta la preferenza che una parte del movimento sindacale ancora oggi più o meno apertamente nutre per l’intervento legislativo rispetto alla contrattazione: preferenza radicata nell’idea che anche il sindacato, come il singolo lavoratore, sia una parte necessariamente debole nei rapporti di forza negoziale e perciò bisognosa dell’intervento protettivo del legislatore.
L’agenda è fitta. Sinceri auguri, segretario Landini!

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22 commenti

  1. Savino

    Prediche inutili, Prof. Ichino. Se un disoccupato ( che è pur sempre un lavoratore) si rivolge al sindacato, gli rispondono che deve prima trovare un lavoro e, poi, fare una tessera per ricevere un minimo di tutela. Il signor Landini sa di avere le mani piene di Colla e che la presunzione dei pensionati e dei fannulloni della P.A. di dividersi la torta, compresa la parte destinata ai giovani, alla fine la spunterà. Come se non bastassero le difficoltà legate al mondo del lavoro attuale, i più deboli debbono affrontare pure gli ostacoli legati, in generale, alla cattiveria umana e, nello specifico, allo sviamento dalla naturale propensione delle istituzioni (dalla personalità giuridica non assodata) preposte per la difesa dei lavoratori.

    • Qauelwelfare

      Rimarrebbe comunque da capire perchè il disoccupato ex lavoratore non si sia iscritto, quando occupato, a una delle organizzazioni sindacali che lo tutelano….ricordarsi dei sindacati solo quando si è in difficoltà, e lamentarsene pure, chiamasi free riding..suona bene, ma non è bello, ed è una delle cause delle difficoltà sindacali. Essere individualisti fin quando tutto va bene e ricordarsi del collettivo solo quando le cose van male eh…un po’ comodo, no…?

      • Savino

        Le organizzazioni sindacali difendono tutti i lavoratori, anche disoccupati, inoccupati, precari, part-time involontari e partite IVA solo nella forma, iscritti e non iscritti. Inoltre, i sindacati debbono completare la formalizzazione del loro riconoscimento quale personalità giuridica, a partire dal fatto di rendere trasparenti i propri bilanci.

    • toninoc

      Sono iscritto al Sindacato dal 1973, prima come lavoratore ed oggi come pensionato e posso assicurarLe che la CGIL ha difeso i diritti non solo di tutti i lavoratori iscritti ma anche dei non iscritti ed anche dei disoccupati ed i pensionati iscritti e non iscritti, sia a livello collettivo ma anche singolarmente. Nei primi 8 anni di lavoro non ero iscritto a nessun sindacato ed ho avuto comunque l’aiuto del Sindacato per ottenere tutti i miglioramenti salariali ed il rispetto dei miei diritti contrattuali che senza di esso mi sarebbero stati negati. La torta di cui Lei scrive, è formata dai contributi previdenziali che i lavoratori ( i miei, 36 anni di contributi) e le Aziende hanno pagato e che ora L l’INPS eroga come pensioni. Spesso mi sono trovato in disaccordo con il mio Sindacato ma i benefici che ho avuto sono 1000 volte superiori ai sacrifici che lo stesso mi ha chiesto quando l’Italia era in difficoltà. Trovo offensivo che Lei accomuni i pensionati ai fannulloni, sopratutto nei confronti di chi ha lavorato una vita pagando le pensioni di chi aveva lavorato prima di loro. Molto cordialmente la saluto.Tonino.

      • Savino

        Trovo ancora più offensivo, da parte sindacale, aver lasciato i giovani preparati di questo Paese allo sbando. Assurdo che un giovane studioso debba lasciare l’Italia e assistere inerme allo schifo che succede sui posti di lavoro da parte dei signori delle tessere e, non a caso, ho fatto riferimento all’ingordigia dei protetti nella pubblica amministrazione e all’ingordigia di tanti pensionati comodi, che non pensano alle difficoltà esistenzialii delle generazioni dei loro figli e nipoti.

  2. Michele

    L’articolo è un ottimo compendio della solita minestra riscaldata, le politiche del lavoro degli ultimi 20 anni, precarizzazione e taglio dei diritti, la causa principale del disastro del mercato del lavoro e della mancata crescita economica. Ci aspettiamo invece che la segreteria di Landini rappresenti un punto di svolta, di cambiamento, una inversione di tendenza che fermi l’impoverimento dei lavoratori

  3. sergio tonelli

    Apprezzo molto tono e contenuti di questa lettera di Pietro Ichino. Spero di leggere al più presto su lavoce.info la risposta di Landini

  4. toninoc

    Egregio Professor Ichino , la crescente divaricazione del reddito tra la categoria imprenditoriale e lavoratori dipendenti evidenzia macroscopicamente che i primi non sono mai abbastanza sazi di guadagno a scapito dei secondi e la dimostrazione palese sta nel fatto che molti imprenditori stanno delocalizzando nei Paesi che hanno un basso costo della manodopera per poi vendere gli stessi prodotti con maggiori guadagni a casa nostra. Credo che il Sindacato unito possa far molto per limitare i danni che la Politica non è riuscita ad arginare per incapacità o per connivenza.

  5. Rodolfo Vialba

    Apprezzo molto i contenuti di questa lettera di Ichino a Landini. Visto il richiamo fatto da Landini ai suoi riferimenti (tra i quali Trentin, Lama, Carniti, Berlinguer), devo dire che questo mi fa piacere perchè vuol dire riconoscere che del buono anche al di là della propria cultura e tradizione. Dice che vuole cambiare il sindacato. Molto bene: lo faccia partendo dal cambiare la CGIL e lo faccia senza pretese di superiorità che non esistono ma, soprattutto, sapendo che ciò di cui c’è bisogno in Italia non è il sindacato “unico” ma il sindacato “unitario” che va costruito assieme a CISL e UIL avendo ben chiaro a cosa serve e cosa deve fare. Con un sindacato unitario che organizza 10 milioni di lavoratori e pensionati non c’è governo o partito che possa permettersi di dire: o il sindacato cambia o lo cambiamo noi.

  6. Pietro Ichino

    Ma quando mai avrei “accomunato i pensionati ai fannulloni”??

    • Savino

      Professore, mi prendo io la responsabilità di questa “semplificazione”, se la volete chiamare così, ma sono convinto che occorra ripristinare l’ordine di priorità per questo Paese. Abbiamo capitale umano, nel fiore dell’età lavorativa, che si sta perdendo e che sta psicologicamente implodendo per le atrocità di questo mondo del lavoro, che scarta, soprattutto i capaci e meritevoli, mentre, quando piove, c’è chi ha 4-5 ombrelli di tutela, a fronte di chi non ne ha alcuno. Il sindacato deve battersi il petto per queste sue responsabilità.

  7. toninoc

    Egregio Prof. Ichino, l’accostamento dei fannulloni ai pensionati è stato fatto dal sig. Savino nel suo intervento del 29/01/2019 alle 11,26 ed il mio intervento successivo voleva essere in risposta allo stesso e non a Lei. Probabilmente ho commesso qualche errore nell’invio della risposta. Mi dispiace e chiedo scusa per l’equivoco. ordialità. Tonino

  8. ettore falconieri

    Sarebbe ora che i sindacati rivelassero i loro immensi patrimoni nonchè stipendi ed affini dei loro capi …..

  9. micheledisaverio

    Pare che l’unità sindacale sia un valore a priori e a prescindere da qualsiasi fattore esterno. Eppure, in altri ambiti della democrazia,è il pluralismo il valore per eccellenza: pluralismo dell’informazione, e pluralismo dei partiti politici.Se “partito unico” è stato e resta sinonimo di dittatura, non si vede per quale motivo un sindacato unico debba essere garanzia di benessere collettivo.

    Specialmente quando l’affluenza alle elezioni parlamentari e la maggioranze espresse sono risicate ai minimi termini, mentre i vertici sono eletti con percentuali bulgare, segno di un consenso democratico che esclude un controllo diretto del vertice sulla propria base elettorale. In ogni caso, il numero di elettori coinvolti è completamente diverso in valore assoluto, oltrechè certificato da (pianificate) “garanzie effettive di segretezza del voto”. Ringraziandola del Suo contributo, si porgono cordiali saluti.

  10. toninoc

    @@Savino. Concordo con Lei sull’opportunità di dare maggiore protezione ai giovani che non ne hanno e con queste lune all’orizzonte ne avranno domani forse meno di oggi. Le tutele ed il lavoro che mancano ai giovani non possono essere levate agli anziani pensionati. Le risorse per i giovani vanno prese: dalla colossale evasione fiscale e contributiva, dalla lotta alla corruzione ed alla criminalità organizzata. Con una anche piccola percentuale di quelle cifre, potremmo vivere tutti con meno affanni e si potrebbero fare più investimenti pubblici per aumentare il lavoro, migliorare i servizi e dare maggiore assistenza a chi ne ha necessità. Questo spetterebbe alla Politica dei governi in carica, non ai Sindacati, ma quella tematica non produce consenso elettorale e si preferisce rinviare al futuro la soluzione . Per ora si aumenta il debito pubblico con interessi annuali da capogiro. I giovani prima o poi li pagheranno sempre che non vadano in Australia o in Cina a guardare sulla cartina geografica il Paese natale..

    • Savino

      @@ toninoc. Le chiacchiere stanno a zero. Chi ha avuto di più nella vita dia il suo contributo. Cominciamo a mollare un pò. Non si può morire pieni di soldi in banca, alle volte perfino quando non si hanno eredi.

  11. Luca Italy

    Forte miopia …si finge di non vedere che il piu’ grande disastro non è la Fornero ma la Dini, con i privilegiati del “retributivo” e “misto” mantenuti dai dannati del contributivo (giovani). Tutto il resto è fuffa

    • toninoc

      @Luca Italy. Chiamare privilegiati coloro che sono andati in pensione con la Dini aggiunge al danno la beffa. La legge Dini fra i vari “privilegi” ha portato l’età di pensionamento al minimo di 56 anni di età con 35 anni di contributi. Chi come me, che ha iniziato a lavorare a 15 anni si è visto allungare di diversi anni (4 nel mio caso) il periodo lavorativo. I” privilegiati” potevano essere coloro che potevano andare in pensione dopo 14 anni e sei mesi ovvero tutti e solo gli statali. Quei privilegi hanno consentito ai governanti di allora (leggi DC) il consenso elettorale per moltissime legislature ed è allora che è iniziato il buco contributivo risanato pochi anni fa con la fusione forzata fra INPS e INPDAP con garve danno per le casse INPS . E’ giusto guardare al futuro dei giovani fra i quali miei figli, ma senza dimenticare il passato. Purtroppo le Società sono in continua evoluzione e la nostra si evolve in peggio.

  12. Henri Schmit

    Confesso, non avevo letto l’articolo del prof. Ichino quuando venne pubblicato. Adesso che ho sentito Landini proprio oggi in tv intervistato non ricordo da chi, ho cambiato idea. Il tono del nuovo segretario è stato sorprendentemente pacato, costruttivo ed aperto. La sfida è immensa: rappresentare i lavoratori (tutti, effettivi, pensionati, disoccupati, giovani potenziali) di fronte alla nuova economia, anzi, di fronte al nuovo capitalismo senza faccia, in assenza di una rappresentanza politica vagamernte di sinistra che abbia qualche peso. Sarà Landini la sinistra! Prendiamo il contratto “atipico” (la parola di per se è già un diniego di giustiza) della gig economy: che cosa ha fatto il governo precedente sedicente di sinistra? Ha aspettato una della ultime sedute del parlamento per presentare una proposta per consolidare lo status di non-diritto degli interessati. A gennaio il tribunale di Torino ha fatto l’opposto, l’unica cosa che il diritto – se è garanzia – possa fare: ha dichiarato l’applicabilità di tutti i diritti dei lavoratori dipendenti agli interessati. Sarà quello il compito di Landini, torvare un interlocutore consapevole (come il tribunale di Torino), ma che faccia ragionare il sindacato sulle esigenze di un’economia efficiente e quindi liberale (non nel senso italiano, vetero-liberale, il liberismo dei fortunati e dei furbi che si chiamano meritevoli, ma) nel senso progressita che non dimentica mai il sociale. Purtroppo non vedo alcun interlocutore.

  13. Henri Schmit

    Ancora Landini, ospite oggi 27 febbraio a 8+mezzo dalla Gruber insieme a Barisoni R24 e Severgnini CdellaS; l’unico discorso aperto, franco, coraggioso e moderno e pertinente lo fa il sindacalista. Gli altri fanno domande stupide del tipo ma con chi preferisce parlare, con i rappresentanti M5S o leghisti nel governo o ancora ma lei andrebbe in piazza assieme a Confindustria per contestare la politica economica e industriale del governo. Landini fa un discorso ineccepibile tranne quando confonde la difesa degli sfruttati della gig-economy e la critica del JobsAct. Ma nessuno degli interlocutori, pur essendo tre contro uno, ha il coraggio e prontezza di spirito per contestare questo amalgama pernicioso, unico “errore” nella grande e convincente performance di Landini. Pessimi i tre giornalisti.

  14. alessandra

    Ciao Maurizio, ti scrivo per avere la tua attenzione su un appalto a Roma che coinvolge circa 2600 operai. Sto parlando dell’azienda : Roma Multiservizi, che si occupa di assistenza e pulizia nelle scuole e asili nido del comune di Roma, e di assistenza a bambini normodotati e diversamente abili sul trasporto scolastico, servizio che la giunta Raggi ha deciso di mandare in appalto, dopo ben cinque proroghe, senza tener conto ne della qualità del servizio, ne del salario degli operai coinvolti, sul bando di gara ( gara a doppio oggetto ) la terza che fa questa giunta , le prime due sono state annullate,nel bando scritto che il servizio dovrà essere svolto solo in occasione dell’attività didattica, ciò significa 8 mesi e mezzo di lavoro, gli altri tre e mezzo??? Non c’è una clausola sociale che tutela tutti noi, stiamo contestando ormai da anni questa scelta politica, rivendicando le promesse fatte dalla Raggi in campagna
    elettorale, cioè che questo servizio deve essere internalizzato, è un servizio essenziale, siamo anche sotto la legge 146/90 e abbiamo più volte dimostrato il risparmio del comune a gestire direttamente tali servizi. Nell’ultima gara tutt’ora aperta, la giunta Raggi ha escluso l’unica azienda che ha patecipato : La Roma Multiservizi, avviando una procedura negoziata di monitoraggio sul mercato individuando una o più aziende a cui affidare questo servizio con le condizioni dettate dal bando di gara a doppio oggetto, ti prego di intervenire,

  15. Henri Schmit

    Oggi 2 maggio Francesco Cancellato su Linkiesta dice sostanzialmente quello che sto sostenendo da tempo: “C’è più vita in Landini che in tutto il resto della sinistra italiana. – Il segretario della Cgil ha proposto la fusione in un unico sindacato con Cisl e Uil. È l’unico interprete credibile di un pensiero di sinistra. La sua credibilità e il suo ruolo sono una spina nel fianco per Di Maio. E può controbilanciare Salvini nel parlare a un popolo di impoveriti ed impauriti.” Condivido. Aggiungo solo che Landini è anche una spina nel fianco del PD e dei gruppuscoli della sinistra radicale.

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