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  1. Henri Schmit Rispondi
    Confesso, non avevo letto l'articolo del prof. Ichino quuando venne pubblicato. Adesso che ho sentito Landini proprio oggi in tv intervistato non ricordo da chi, ho cambiato idea. Il tono del nuovo segretario è stato sorprendentemente pacato, costruttivo ed aperto. La sfida è immensa: rappresentare i lavoratori (tutti, effettivi, pensionati, disoccupati, giovani potenziali) di fronte alla nuova economia, anzi, di fronte al nuovo capitalismo senza faccia, in assenza di una rappresentanza politica vagamernte di sinistra che abbia qualche peso. Sarà Landini la sinistra! Prendiamo il contratto "atipico" (la parola di per se è già un diniego di giustiza) della gig economy: che cosa ha fatto il governo precedente sedicente di sinistra? Ha aspettato una della ultime sedute del parlamento per presentare una proposta per consolidare lo status di non-diritto degli interessati. A gennaio il tribunale di Torino ha fatto l'opposto, l'unica cosa che il diritto - se è garanzia - possa fare: ha dichiarato l'applicabilità di tutti i diritti dei lavoratori dipendenti agli interessati. Sarà quello il compito di Landini, torvare un interlocutore consapevole (come il tribunale di Torino), ma che faccia ragionare il sindacato sulle esigenze di un'economia efficiente e quindi liberale (non nel senso italiano, vetero-liberale, il liberismo dei fortunati e dei furbi che si chiamano meritevoli, ma) nel senso progressita che non dimentica mai il sociale. Purtroppo non vedo alcun interlocutore.
  2. Luca Italy Rispondi
    Forte miopia ...si finge di non vedere che il piu' grande disastro non è la Fornero ma la Dini, con i privilegiati del "retributivo" e "misto" mantenuti dai dannati del contributivo (giovani). Tutto il resto è fuffa
    • toninoc Rispondi
      @Luca Italy. Chiamare privilegiati coloro che sono andati in pensione con la Dini aggiunge al danno la beffa. La legge Dini fra i vari "privilegi" ha portato l'età di pensionamento al minimo di 56 anni di età con 35 anni di contributi. Chi come me, che ha iniziato a lavorare a 15 anni si è visto allungare di diversi anni (4 nel mio caso) il periodo lavorativo. I" privilegiati" potevano essere coloro che potevano andare in pensione dopo 14 anni e sei mesi ovvero tutti e solo gli statali. Quei privilegi hanno consentito ai governanti di allora (leggi DC) il consenso elettorale per moltissime legislature ed è allora che è iniziato il buco contributivo risanato pochi anni fa con la fusione forzata fra INPS e INPDAP con garve danno per le casse INPS . E' giusto guardare al futuro dei giovani fra i quali miei figli, ma senza dimenticare il passato. Purtroppo le Società sono in continua evoluzione e la nostra si evolve in peggio.
  3. toninoc Rispondi
    @@Savino. Concordo con Lei sull'opportunità di dare maggiore protezione ai giovani che non ne hanno e con queste lune all'orizzonte ne avranno domani forse meno di oggi. Le tutele ed il lavoro che mancano ai giovani non possono essere levate agli anziani pensionati. Le risorse per i giovani vanno prese: dalla colossale evasione fiscale e contributiva, dalla lotta alla corruzione ed alla criminalità organizzata. Con una anche piccola percentuale di quelle cifre, potremmo vivere tutti con meno affanni e si potrebbero fare più investimenti pubblici per aumentare il lavoro, migliorare i servizi e dare maggiore assistenza a chi ne ha necessità. Questo spetterebbe alla Politica dei governi in carica, non ai Sindacati, ma quella tematica non produce consenso elettorale e si preferisce rinviare al futuro la soluzione . Per ora si aumenta il debito pubblico con interessi annuali da capogiro. I giovani prima o poi li pagheranno sempre che non vadano in Australia o in Cina a guardare sulla cartina geografica il Paese natale..
    • Savino Rispondi
      @@ toninoc. Le chiacchiere stanno a zero. Chi ha avuto di più nella vita dia il suo contributo. Cominciamo a mollare un pò. Non si può morire pieni di soldi in banca, alle volte perfino quando non si hanno eredi.
  4. micheledisaverio Rispondi
    Pare che l'unità sindacale sia un valore a priori e a prescindere da qualsiasi fattore esterno. Eppure, in altri ambiti della democrazia,è il pluralismo il valore per eccellenza: pluralismo dell'informazione, e pluralismo dei partiti politici.Se "partito unico" è stato e resta sinonimo di dittatura, non si vede per quale motivo un sindacato unico debba essere garanzia di benessere collettivo. Specialmente quando l'affluenza alle elezioni parlamentari e la maggioranze espresse sono risicate ai minimi termini, mentre i vertici sono eletti con percentuali bulgare, segno di un consenso democratico che esclude un controllo diretto del vertice sulla propria base elettorale. In ogni caso, il numero di elettori coinvolti è completamente diverso in valore assoluto, oltrechè certificato da (pianificate) "garanzie effettive di segretezza del voto". Ringraziandola del Suo contributo, si porgono cordiali saluti.
  5. ettore falconieri Rispondi
    Sarebbe ora che i sindacati rivelassero i loro immensi patrimoni nonchè stipendi ed affini dei loro capi …..
  6. toninoc Rispondi
    Egregio Prof. Ichino, l'accostamento dei fannulloni ai pensionati è stato fatto dal sig. Savino nel suo intervento del 29/01/2019 alle 11,26 ed il mio intervento successivo voleva essere in risposta allo stesso e non a Lei. Probabilmente ho commesso qualche errore nell'invio della risposta. Mi dispiace e chiedo scusa per l'equivoco. ordialità. Tonino
  7. Pietro Ichino Rispondi
    Ma quando mai avrei "accomunato i pensionati ai fannulloni"??
    • Savino Rispondi
      Professore, mi prendo io la responsabilità di questa "semplificazione", se la volete chiamare così, ma sono convinto che occorra ripristinare l'ordine di priorità per questo Paese. Abbiamo capitale umano, nel fiore dell'età lavorativa, che si sta perdendo e che sta psicologicamente implodendo per le atrocità di questo mondo del lavoro, che scarta, soprattutto i capaci e meritevoli, mentre, quando piove, c'è chi ha 4-5 ombrelli di tutela, a fronte di chi non ne ha alcuno. Il sindacato deve battersi il petto per queste sue responsabilità.
  8. Rodolfo Vialba Rispondi
    Apprezzo molto i contenuti di questa lettera di Ichino a Landini. Visto il richiamo fatto da Landini ai suoi riferimenti (tra i quali Trentin, Lama, Carniti, Berlinguer), devo dire che questo mi fa piacere perchè vuol dire riconoscere che del buono anche al di là della propria cultura e tradizione. Dice che vuole cambiare il sindacato. Molto bene: lo faccia partendo dal cambiare la CGIL e lo faccia senza pretese di superiorità che non esistono ma, soprattutto, sapendo che ciò di cui c'è bisogno in Italia non è il sindacato "unico" ma il sindacato "unitario" che va costruito assieme a CISL e UIL avendo ben chiaro a cosa serve e cosa deve fare. Con un sindacato unitario che organizza 10 milioni di lavoratori e pensionati non c'è governo o partito che possa permettersi di dire: o il sindacato cambia o lo cambiamo noi.
  9. toninoc Rispondi
    Egregio Professor Ichino , la crescente divaricazione del reddito tra la categoria imprenditoriale e lavoratori dipendenti evidenzia macroscopicamente che i primi non sono mai abbastanza sazi di guadagno a scapito dei secondi e la dimostrazione palese sta nel fatto che molti imprenditori stanno delocalizzando nei Paesi che hanno un basso costo della manodopera per poi vendere gli stessi prodotti con maggiori guadagni a casa nostra. Credo che il Sindacato unito possa far molto per limitare i danni che la Politica non è riuscita ad arginare per incapacità o per connivenza.
  10. sergio tonelli Rispondi
    Apprezzo molto tono e contenuti di questa lettera di Pietro Ichino. Spero di leggere al più presto su lavoce.info la risposta di Landini
  11. Michele Rispondi
    L’articolo è un ottimo compendio della solita minestra riscaldata, le politiche del lavoro degli ultimi 20 anni, precarizzazione e taglio dei diritti, la causa principale del disastro del mercato del lavoro e della mancata crescita economica. Ci aspettiamo invece che la segreteria di Landini rappresenti un punto di svolta, di cambiamento, una inversione di tendenza che fermi l’impoverimento dei lavoratori
  12. Savino Rispondi
    Prediche inutili, Prof. Ichino. Se un disoccupato ( che è pur sempre un lavoratore) si rivolge al sindacato, gli rispondono che deve prima trovare un lavoro e, poi, fare una tessera per ricevere un minimo di tutela. Il signor Landini sa di avere le mani piene di Colla e che la presunzione dei pensionati e dei fannulloni della P.A. di dividersi la torta, compresa la parte destinata ai giovani, alla fine la spunterà. Come se non bastassero le difficoltà legate al mondo del lavoro attuale, i più deboli debbono affrontare pure gli ostacoli legati, in generale, alla cattiveria umana e, nello specifico, allo sviamento dalla naturale propensione delle istituzioni (dalla personalità giuridica non assodata) preposte per la difesa dei lavoratori.
    • Qauelwelfare Rispondi
      Rimarrebbe comunque da capire perchè il disoccupato ex lavoratore non si sia iscritto, quando occupato, a una delle organizzazioni sindacali che lo tutelano....ricordarsi dei sindacati solo quando si è in difficoltà, e lamentarsene pure, chiamasi free riding..suona bene, ma non è bello, ed è una delle cause delle difficoltà sindacali. Essere individualisti fin quando tutto va bene e ricordarsi del collettivo solo quando le cose van male eh...un po' comodo, no...?
      • Savino Rispondi
        Le organizzazioni sindacali difendono tutti i lavoratori, anche disoccupati, inoccupati, precari, part-time involontari e partite IVA solo nella forma, iscritti e non iscritti. Inoltre, i sindacati debbono completare la formalizzazione del loro riconoscimento quale personalità giuridica, a partire dal fatto di rendere trasparenti i propri bilanci.
    • toninoc Rispondi
      Sono iscritto al Sindacato dal 1973, prima come lavoratore ed oggi come pensionato e posso assicurarLe che la CGIL ha difeso i diritti non solo di tutti i lavoratori iscritti ma anche dei non iscritti ed anche dei disoccupati ed i pensionati iscritti e non iscritti, sia a livello collettivo ma anche singolarmente. Nei primi 8 anni di lavoro non ero iscritto a nessun sindacato ed ho avuto comunque l'aiuto del Sindacato per ottenere tutti i miglioramenti salariali ed il rispetto dei miei diritti contrattuali che senza di esso mi sarebbero stati negati. La torta di cui Lei scrive, è formata dai contributi previdenziali che i lavoratori ( i miei, 36 anni di contributi) e le Aziende hanno pagato e che ora L l'INPS eroga come pensioni. Spesso mi sono trovato in disaccordo con il mio Sindacato ma i benefici che ho avuto sono 1000 volte superiori ai sacrifici che lo stesso mi ha chiesto quando l'Italia era in difficoltà. Trovo offensivo che Lei accomuni i pensionati ai fannulloni, sopratutto nei confronti di chi ha lavorato una vita pagando le pensioni di chi aveva lavorato prima di loro. Molto cordialmente la saluto.Tonino.
      • Savino Rispondi
        Trovo ancora più offensivo, da parte sindacale, aver lasciato i giovani preparati di questo Paese allo sbando. Assurdo che un giovane studioso debba lasciare l'Italia e assistere inerme allo schifo che succede sui posti di lavoro da parte dei signori delle tessere e, non a caso, ho fatto riferimento all'ingordigia dei protetti nella pubblica amministrazione e all'ingordigia di tanti pensionati comodi, che non pensano alle difficoltà esistenzialii delle generazioni dei loro figli e nipoti.