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  1. Fabrizio Fabi Rispondi
    Il referendum abrigativo già esistente è stato affossato soprattutto da un sistema di partiti che, in Parlamento, ha tradito spesso e volentieri la volontà popolare espressa nei referendum che hanno raggounto il quorum e la maggioranza dei votanti (vedi: Responsabilità civile dei magistrati, Acqua pubblica, Ministero Agricoltura, ecc.). Mettiamoci pure leliste elettorali gonfiate per cui fu considerato non raggiunto, di pochissimo, il quorum per il primo referendum che aboliva la quota proporzionale del Mattarellum. Per non dire del problema dei problemi: la farraginosità della procedura di raccolta delle 500mila firme. Molto meglio sistemare questi aspetti "partici" e tenersi il solo referendum abrogativo. Quello propositivo introduce complicazioni costituzionali di cui proprio non si sente il bisogno (tutte le riforme costituzionali, dagli anni Cinquanta in avanti, o sono fallite o hanno peggiorato le cose)...
  2. Henri Schmit Rispondi
    Le costituzioni sono fatte per durare,almeno un po'. Guai quindi a fare riforme improvvisate, seguendo il "mood" del momento. Per parlare di referendum, una cosa estremamente seria, e pericolosa se fatta male, bisogna partire all'alto, dai principi del costituzonalismo liberal-democratico. Dagli inizi nel 700 era previsto il referendum d'iniziativa popolare (attraverso assemblee primarie) quale strumento di proposta e di censura dei cittadini nei confronti dei loro rappresentanti iimmobili, infedeli o incapaci. Ora, dopo un quarto di secolo (e di più se si conta anche la riforma del titolo V) di forzature e aberrazioni, lo zoccolo permanente della democrazia tradizionale si sta sgretolando. Non si riformerà la democrazia malata (un parlamento di nominati, un governo non autorevole) con ritocchi tecnici allo strumento di correzione che è e deve rimanere il RIP. Detto ciò, una democrazia completa - come insegnavano autorevole esperti da Condorcet a Mortati - non è pensabile senza un RIP in tutte le materie, ma a condizioni articolate, molto esigenti e differenziate di firme, quorum e voto, con una procedure che coinvolga il Parlamento e controllata da un organo che garanitisca la coerenza senza poter bloccare. Altro che tre o quattro regole tecniche! Comunque solo dopo aver ripristinato la solidità dello zoccolo duro, dell'ordinario, cioè il parlamento centrale, elezioni democratiche, e un governo responsabile. La strada è lunga e tutta in salita!
  3. Savino Rispondi
    Il progetto pentastellato è complementare alla piattaforma Rosseau, che, vista sul piano strettamente commerciale, è assolutamente deprecabile, poichè mostra tutta l'intenzione di voler fare business sulla rabbia e sui problemi della gente. Ricordo a questi signori che si ascoltano le problematiche delle persone per risolverle e non per specularci sopra. Il rischio democratico dei nostri tempi è proprio in questa, non proprio sottile, differenza.
  4. Mario Rispondi
    Non sono d'accordo sul fatto che un quorum del 25% avrebbe comunque bloccato buona parte delle scorse consultazioni: come si vede dai dati in quei casi il tasso di adesione era vicino al 25% ma ben lontano dal 50%. Con il sistema attuale il fronte del no ha tutti gli incentivi a spingere per l'astensione, visto che la soglia difficilmente verrebbe raggiunta, mentre con un quorum piú basso la probabilitá salirebbe notevolmente, aumentando il rischio di sconfitta in caso di astensione. Visto il crollo dell'astensione negli ultimi anni una soglia del 25% mi sembra piú che ragionevole.