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  1. Giuseppina di vito Rispondi
    Vi invito nella mia scuola per vedere come funziona il lavoro dei docenti in una classe di scuola secondaria di primo grado. Abbiamo superato da anni il concetto di integrazione! Facile tagliare (ancora) sulla pelle dei più deboli! Marco Gioannini, la invito nella mia classe per vedere come lavoriamo...
  2. Guglielmo Rispoli Rispondi
    L'articolo è molto interessante e fa sicuramente riflettere. Sono un dirigente scolastico al 23° anno di lavoro nel 1° ciclo dell'Istruzione. Credo si possa rilevare ed ammettere che nella scuola italiana esiste un gap visibile tra quanto è nelle competenze di tutti i docenti e quanto sarebbe necessario. Occorrerebbe una formazione diversamente impostare su un sapere che deve divenire un SAPER FARE soprattutto in termini organizzativi. Le vecchie pratiche sono ancora diffuse e questo rallenta non solo il processo di inclusione dei disbili o bes o dsa ma classi intere. Il nodo è tra MIUR e UNIVERSITA' e prima o poi bisogna cambiare radicalmente indirizzo e metodologie di FORMAZIONE e RECLUTAMENTO. A fronte di questo CONTESTO si prende atto di unos forzo a volte sovraumano di singoli docenti o team di docenti o scuole che danno il massimo e tante volte dietro di loro c'è un dirigente molto competente e molto motivato. Col tempo ci sarà un'inevitabile erosione di questa motivazione e determinazione perchè un errore grave è stato quello di ampliare notevolmente gli Istituti. Istituti e scuole piccole con una formazione ottima in partenza sarebbero contesti facilitanti per tutti ed anche per i "meno abili" o "diversamente abili". La formazione dei docenti di sostegno - a ui peraltro si concede una mobilità più che annuale (docenti che cambiano scuola nello stesso anno) con il totale disinteresse verso bambini e ragazzi.
  3. Carlo Hanau Rispondi
    si scrive: Forse la criticità più grave è che il 36 per cento degli insegnanti di sostegno non possiede formazione specifica. L'errore è nell'avere iniziato con parola iniziale: "Forse". La formazione specifica è la base di ogni intervento difficile, come appunto l'inclusione degli allievi con disabilità grave, che impegnano molte ore di risorse umane (insegnanti curricolari e di sostegno, educatori, assistenti all'autonomia e alla comunicazione). Non basta la specializzazione generalista che l'ordinamento ha richiesto finora. Occorre sia specifica su quel tipo di disabilità di quell'allievo e la necessità che si continui la pratica supervisionata da esperti accumulando esperienza, senza saltabeccare da un posto all'altro e da una disabilità all'altra.
  4. tiberio damiani Rispondi
    e' da dire anche che il sostegno può avere come finalità sia l'apprendimento facilitato, sia anche la esperienza sociale di comunità, queste due valenze sono spesso utilizzate quasi in contrapposizione reciproca mentre invece sono puramente complementari, perché rappresentano due delle forme di partecipazione dello studente alla vita scolastica, e non sempre sono esattamente scindibili. per quanto riguarda la sostenibilità economica del sostegno, farei una considerazione opposta. quale era l'impatto economico, sociale personale nonché sanitario, della mancanza del sostegno? quale sarebbe da qui in avanti l'impatto sociale e sanitario, nonché personale e familiare, se venisse a mancare il sostegno? aumenterebbe la disabilità della persona e aumenterebbe la necessità economica, mancando una formazione scolastica e relazionale, avremmo necessità di cosa per uno sviluppo adeguato delle persone con bisogni educativi specifici?
  5. tiberio damiani Rispondi
    l'insegnamento di sostegno rappresenta una avanguardia educativa a livello comunitario. ovvio con tanti limiti che possono essere corretti. intanto un aggiornamento costante, perché le nuove definizioni di necessità educative non possono essere massificate come semplici "ampliamenti o integrazioni" del sostegno codificato, ma vanno adeguatamente calibrati sulle caratteristiche personali dello studente. sarebbe da limitare la stesura di un programma di sostegno solo in base alla tabulazione prevista per la legge 104 o per la invalidità civile. le tabulazioni in genere sono fatte per categorie e non sempre la persona che ha bisogno di sostegno rientra perfettamente in tali categorie, con il rischio di strutturare un intervento previsto ma non esattamente centrato sui bisogni effetti della persona. certamente la collaborazione fattiva di tutto il corpo insegnante di una classe è fondamentale al fine di una maggior efficacia del sostegno e aggiungerei che nel corso della programmazione e verifica bei "gruppi H" sarebbe importante coinvolgere anche chi fuori della scuola ha un rapporto di socializzazione o apprendimento con lo studente (gruppi, associazioni, doposcuola) al fine di un maggior coordinamento delle tante "agenzie" con cui la persona si confronta. tutte hanno un ruolo socializzante e favorente l'apprendimento, non tutte lo hanno "formale" e alcune tuttavia hanno un ruolo sostanziale, che va valorizzato e coordinato.
  6. Paolo Rispondi
    A fronte dei costi bisogerebbe valutare anche i benefici: quanto costerebbero degli adulti ghettizzati-isolati e rimasti privi di formazione a causa di disabiltà di cui non hanno colpa? Come valutare poi l'intervento in termini di incrementi di "utilità" ? Detto ciò, ben venga la partecipazione di tutto il corpo docente al progetto di inclusione, ma senza tagli su altre forme di sostegno.
  7. Savino Rispondi
    Occorrono giovani insegnanti, specializzati (con laurea) nella docenza per persone bisognose di educazione specifica. Inaccettabili i casi di continue violenze e vessazioni su minori e soggetti deboli da parte di un personale docente anziano ed impreparato, ma ancora arrogante nel voler immoralmente raccattare stipendi e indennità di premio anche a 60 anni e oltre, mentre le laureate e i laureati in materie pedagogiche e formative sono costretti a fare gli spazzini. Come ha sentenziato la giustizia amministrativa, si può insegnare solo coi titoli di studio adeguati e non improvvisandosi docenti e psicologi di affiancamento.