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  1. Giovanni Rossi Rispondi
    il tema dei compiti a casa andrebbe anzitutto inquadrato nelle seguenti questioni : che fare ?, per fare cosa ? e come farlo; ovviamente le situazioni devono tener conto della fascia studentesca ; un conto è la scuola elementare, un conto è la media inferiore un conto è la media superiore. Nei giovani " apprendisti" delle elementari ed in quelli delle scuole medie, l'insufficiente addestramento delle regole che sono alla base dello scrivere e di far conto, porta poi ai disastri e/o alle gravi difficoltà evidenziate nelle prove invalsi degli ultimi anni; anche nella scuola media superiore l'abitudine al lavoro è uno strumento prezioso degli apprendimenti, perchè con la riduzione degli orari di lezione, e l'alternanza scuola-lavoro, il tempo scuola si è forzatamente ridotto; qui un ruolo fondamentale lo giocano le motivazioni allo studio e gli interessi culturali degli studenti, che dipendono sia dalle condizioni di partenza delle famiglie, sia dalla giusta scelta di orientamento degli studi intrapresi. Resta il fatto che un ministro della pubblica istruzione non può e non deve banalizzare la questione con una circolare, rivolta ai docenti, con tono quasi paternalistico per ricordare a loro buon senso nella pratica dell'addestramento e nella formazione degli studenti, non perchè questi ultimi non siano esenti da critiche, ma perchè sono proprio i docenti a conoscere bene i loro "polli" e a poter modulare in modo proficuo il lavoro da far svolgere a casa.
  2. Elsa Rispondi
    Basta fare classi "di base" senza compiti e senza impicci per genitori e studenti. Invece classi più avanzate per i più bravi che vogliono imparare di più.
    • Scorretti Riccardo Rispondi
      Personalmente non nutro una grande fiducia in un sistema del genere (ma è la mia opinione personale). Per un dato indirizzo scolastico, o il programma è adeguato, e allora bisogna che sia studiato e imparato correttamente, oppure va cambiato. Anche in una classe "di base" i compiti a casa sono indispensabili, proprio perché è il momento in cui si fa la differenza fra ciò che si crede di aver capito, e ciò che si è realmente assimilato. Al limite, ben vengano delle sezioni più avanzate, nelle quali si spinga a dare il massimo a studenti oggettivamente più capaci della maggioranza, ma in ogni caso con una quantità (e qualità) di compiti a casa adeguata.
  3. Lorenzo Rispondi
    Aggiungo che per il resto vorrei leggere più articoli di questo genere, dato che se l’Italia vuole restare competitiva, non sarebbe male riformare il sistema dell’istruzione.
    • Markus Cirone Rispondi
      A dire il vero sono 20 anni che riformano continuamente il sistema dell'istruzione, spesso andando in verso contrario alla riforma precedente. Noi che nella scuola ci lavoriamo vorremmo invece un po' di certezze e di tranquillità per potere lavorare efficacemente.
  4. Lorenzo Rispondi
    Ci sono vari punti non chiari che, ho paura, rendano questo articolo prono a delle interpretazioni estremiste sul fatto degli eccessivi compiti a casa. “scende invece di nuovo a 488 chi dice di studiare la matematica oltre 3 ore alla settimana. Dunque, i compiti a casa fanno bene agli apprendimenti, ma per evitare effetti indesiderati è meglio non eccedere” e “Peraltro, anche senza tempo disponibile, i genitori più istruiti (spesso con condizioni di reddito più favorevoli) possono ricorrere con più agio a “lezioni private” per aiutare i figli nello studio a casa.” Relativamente al primo punto è ovvio che alunni meno capaci. Sotto pressione dei genitori o altre pressioni sociali, devono destinare più tempo alla matematica. Quindi direi che l’effetto calcolato è parziale in quanto non tiene conto dell’abilità degli studenti. Non vorrei che si arrivi alla conclusione che bastino 2 ore a settimana per imparare la Matematica. Il secondo punto sembra far decadere la discussione sul fatto di non dare troppi compiti altrimenti qualcuno con meno mezzi rimane indietro. Ovviamente non è questo il senso della frase, dato che poi nelle proposte soluzioni ci sarebbe l’estensione del tempo a scuola. Ognuno deve sfruttare i mezzi che ha. È una mia precisazione per evitare che la discussione ci porti solo su una questione di status quo o ricchezza familiare, non credo sia questo il caso. Lo stato deve intervenire per chi è privo di risorse, non per limitare chi le ha.
  5. Lavinia Galli Rispondi
    La sperimentazione strutturata del metodo Montessori alle medie è una realtà che coniuga tempo lungo anche alle medie e un carico di compiti non eccessivo
  6. Luca Rispondi
    Credo che la questione, in termini generali, sia mal posta. Ci sono troppe variabili per una risposta univoca: età dell'alunno, tipo di scuola, materia di studio, tecniche didattiche sono solo le principali e posizioni contrarie o favorevoli che non ne tengano conto han poco senso (questo in parte emerge anche dall'articolo). Insegno lettere nei licei da più di venti anni, solitamente evito di assegnare compiti aggiuntivi durante la pausa natalizia per consentire agli alunni di liberarsi dallo stress che è legato ad un'attività costante e costantemente valutata come lo studio liceale; ma non ne faccio una regola, a volte par meglio lasciare ai ragazzi qualcosa da fare da soli. Osservo poi che interventi così generici su un argomento eminentemente tecnico da parte del ministro mi lasciano sempre piuttosto perplesso: mi par sempre che sia un po' come se il ministro che si occupa di infrastrutture, sulla base del suo buonsenso, consigliasse bonariamente agli ingegneri di costruire le gallerie stradali un po' più larghe! Concludo aggiungendo - se posso permettermi - un consiglio: il ministero appronti le ultime direttive sul nuovo esame entro gennaio e si impegni a non aggiungere più nulla dopo tale data. Così sapremo come preparare i ragazzi senza il rischio di interpretazioni ministeriali tardive ed impreviste. E lasci alle scuole la programmazione del lavoro (scolastico o domestico che sia)!