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  1. bob Rispondi
    come è possibile che in un argomento del genere si escluda completamente la Storia? Come possiamo paragonare la genesi degli USA " accordo federale tra 4 padri pellegrini"con l' Europa fatta di Stati stracarichi di propria Storia di rivoluzioni sociali e industriali, di lingue diverse. Al pensiero nobile di Altiero Spinelli doveva seguire un classe politica di altissimo pensiero. Si rende conto lei di chi siede a Bruxelles? La Storia la fanno gli uomini..io non ne vedo
  2. Henri Schmit Rispondi
    Esiste anche il una convergenza attraverso la concorrenza e la collaborazione. Faccio notare che gli USA hanno messo oltre 200 anni e una guerra civile per arrivare dove sono adesso: alcune cose comuni, federali, difesa, sicurezza, politica estera, moneta ... altre lasciate agli stati; non c’è garanzia federale per i debiti statali. La stessa cosa vale per la CH con una storia di oltre 150 anni. Il problema dell’Italia è che non è in grado di convergere, troppo incrostata da vecchi vizi. Un’altra conclusione non ancora recepita è che chi non è capace a casa propria non è credibile per pesare nelle scelte collettive. Infatti, di proposte italiane condivisibili da una maggioranza degli altri a Bruxelles da decenni non se ne vedono. L’atteggiamento del governo attuale sarà un’ipoteca pesante per il futuro che gli altri non scorderanno facilmente. Prenderanno precauzioni.
  3. raffaele Principe Rispondi
    In Europa, e non solo, la questione principale è la concorrenza fiscale al ribasso che si fanno gli Stati. Anche negli USA c'è lo stesso problema. Far convergere le politiche fiscali degli Stati da un lato e usare la leva fiscale dall'altro per aiutare temporaneamente gli stati con problemi di crescita, questo dovrebbe essere il prossimo passo dell'UE, altrimenti finirà per implodere, oppure resterà un guscio vuoto, come il Sacro romano Impero e con sacco di guai per i Paesi della zona Euro.
  4. Guido Gennaccari Rispondi
    Gli stati potrebbero emettere debito proprio e parallelamente eurobond europei. La quota relativa al debito interno rimane libera nell’emissione secondo le scadenze, le necessità e i tassi che verranno determinati dalle condizioni di mercato; gli eurobond, con scadenze temporali uniformi, standardizzate e prestabilite, consentono di emettere debito pubblico europeo unico pro-quota garantita da ogni singolo stato ad un tasso unico. Quale quota di possibile sottoscrizione per singolo paese? Partendo dall’obiettivo di lungo periodo di arrivare ad un debito/pil europeo del 60% si potrebbe procedere nel seguente modo: Parametro 1 (rating): per ogni paese si divide il 60% obiettivo per il rapporto debito/pil è si considera il peso percentuale sul totale. Il Paese più virtuoso sarebbe l’Estonia (18,95%) ed il peggiore la Grecia (0,94%), l’Italia avrebbe un +1,26% Parametro 2 (importanza): si prendono i valori di mercato dei singoli pil e si considera il peso percentuale sulla sommatoria dei pil nominali. Il Paese più pesante sarebbe la Germania con un 19,89%, quello più piccolo Malta con lo 0,09%, l’Italia peserebbe 11,34%. Si calcola la media ponderata dei valori al punto 1) e 2) e si determina la quota percentuale sottoscrivibile su 100 di eurobond. Ogni Stato dovrà garantire in proprio quella quota emessa con asset finanziari /reali o disponibilità di cassa congelate. In caso di asta deserta o non completa la Bce potrebbe intervenire e comprare la la quota residuale di titoli
  5. Fabrizio Fabi Rispondi
    Interessanti considerazioni, che mi portano alla conclusione opposta a quella dell'autore. Si dimostra, a mio parere, come l'aver puntare tutto, in Europa, sull'integrazione economica sia sbagliato e abbia condotto all'attuale crisi di credibilità del progetto dell'Unione. Per l'ovvio motivo che le convenienze economiche cambiano nel tempo, soprattutto a seguito delle novità nel quadro mondiale e soprattutto dell'innovazione tecnologica e giuridica. Molto meglio puntare, come negli USA, su un nucleo di diritto comune, direttamente applicabile; su un governo eletto direttamente dal popolo, che curi le grandi questioni, in particolare la politica estera, la difesa, la ricerca e alcune poche questioni economiche e ambientali. Un primo passo, in Europa, potrebbe essere un esercito unico (non certo la "difesa comune", che lascerebbe in piedi le attuali strutture militari nazionali, inutili e dispendiose). Un certo grado di uniformità del welfare state e di redistribuzione della ricchezza è certo auspicabile, ma non mi sembra la cosa essenziale, per una vera Unione Europea (forse che in Italia, o anche solo nella città di Roma, sono state ridotte le disuguaglianze, da Maastricht in poi ?). Insomma, credo proprio che valga ancora, nell'essenza, il progetto federalista di Spinelli, e non quello attuale, intergovernativo, che punta sul'uniformità senza riuscire a conseguirla .
  6. Cicci Capucci Rispondi
    Trovo alquanto strano che, a sostegno della tesi di limitata integrazione fra stati USA, si facciano esempi sui differenti tassi di inflazione e di occupazione fra stati dell'unione. Forse che l'occupazione fra Milano e Isola di Capo Rizzuto è uniforme perchè entrambi parte del medesimo stato, l'Italia? O che il tasso di dosoccupazione sia il medesimo fra Bergamo e Pomigliano? E' poi ovvio che in un' Europa integrata le aree più ricche sussidierebbero quello più povere, ma è quello che succede già oggi all'interno di ogni stato. Si tratterebbe solo di allargare il perimetro, attuando una convergenza graduale uniformando i sistemi di welfare. Credo che se ci fosse la volontà politica ed il sostegno dei cittadini, l'Europa si potrebbe integrare in pochi anni. Compito degli studiosi, degli intellettuali è comunicare perchè e come s'abbia da fare, non scovare peli nell'uovo e farli assurgere a impedimenti assoluti, per demotivare l'integrazione europea.