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  1. VinceskoMVinceskij Rispondi
    Come al solito, si cita la riforma Fornero, ma si oblitera la riforma Sacconi, che è più severa e incisiva e le cui norme vengono erroneamente attribuite da quasi tutti, in Italia e all’estero, in tutto o in parte, in particolare l’adeguamento alla speranza di vita, alla riforma Fornero. Dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell'errata attribuzione delle norme, soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo voi a chi vanno ascritti i residui 700 mld?
  2. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Concordo con tutti e quattro i commenti, molto meno con il contenuto dell'articolo che mi sembra rispecchi le opinioni di Amato per il quale non ho nessuna stima
  3. Alessandro Fedeli Rispondi
    Perché così complicati. Se a 270 mld di uscite pensionistiche togli 60 mld di Irpef e 40 di Gias, le pensioni costano 170-180 mld, a fronte di entrate - lavoratori e imprese di 220 mld. Più chiaro di così!
    • amadeus Rispondi
      Alessandro Fedeli ma lei dove vive ? Su Marte ? Può togliere virtualmente ciò che vuole, ma la sostanza non cambia: anche la maggior parte delle imposte e sussidi che vorrebbe togliere sono comunque pagati dai lavoratori attivi e vanno ad incidere sul costo del lavoro.
      • Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
        Temo abbia ragione Alessandro
  4. alfre Rispondi
    non ho letto il libro e certamente sarà molto bello e documentato ma, se non ricordo male Giuliano Amato era beneficiario e probabilmente lo è tuttora di un insieme di trattamenti pensionistici pari a oltre 40.000 euro mensili. tutto ciò gli permette di parlare con cognizione di causa forse un po' meno dal punto di vista della coerenza
  5. Massimo GIANNINI Rispondi
    I dati reali e statistici contraddicono le conclusioni dell'articolo perchè: a) il debito in valore assoluto e il rapporto debito/PIL è cresciuto dal 2011 in poi nonostante le riforme pensionistiche; b) la correlazione, con significatività statistica, tra riforme pensionistiche e debito pubblico non è dimostrata e/o molto bassa.
    • carlo Favero Rispondi
      forse non mi sono spiegato bene, il punto dell'articolo non era evienziare una correlazione statistica ma indicare il ruolo segnaletico della politica delle pensioni nei confronti della polirtica del debito. Tra l'altro siccome questa relazione è non lineare guardare alla correlazione non è certo decisivo. Pensi alla relazione tra spread e debito pubblico non c'è evidenza statistica di correlazione: una delle possibili spiegazioni è che l'importante relazione statistica che esiste tra le due variabili è non-lineare. Concludo notando che l'articolo sarebbe contraddetto se l'annullamento della legge fornero non desse inizio ad un'importante crescita del rapporto debito PIL. Vedremo.
    • bob Rispondi
      non è questione di numeri ma di etica. Un signore che ha avuto nella vita già mille privilegi ( guadagnati tutto da vedere) è vergognoso che vada in pensione con cifre simili, non è questione di legge ma solo di etica. In un Paese già privo di autorità quando siamo arrivati a non vergognarsi più ha imboccato una pericolosa china
  6. Savino Rispondi
    Il continuo "stop and go" sta generando disuguaglianze ulteriori. Perchè solo chi ha la fortuna (quasi tutti statali) nei prossimi tre anni di trovarsi in "quota 100" si avvale di questo strumento e, invece, fino al 2018 e dopo il 2022 ciò non vale? Perchè dobbiamo creare pensionati di serie A, B, C e D? Perchè si deve dare retta prima alle eccezioni e poi alle regole? I pensionati del 2022 non sono cittadini italiani come quelli del 2019, come quelli del 2011, come quelli del 1995 e come quelli del 1980?