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  1. Massimo Rosati Rispondi
    Mi chiedo come un Ministro della Repubblica possa fare certe affermazioni, palesemente false, ed alimentare credenze errate e fuorviare chi lo ascolta. Mi riferisco al seguente passaggio: "e ci sono casi, come quello di Barcellona o San Francisco, in cui si fanno politiche rifiuti zero senza l’uso di inceneritori". San Francisco ha un'enorme discarica a ca. 90 km dal centro cittadino, e Barcellona ha un inceneritore nella zona nord della città, di proprietà di AMB (vedere la sezione "Planta integral de valorització de residus" al link http://www.amb.cat/web/medi-ambient/residus/instalacions-i-equipaments) e gestito da TERSA (http://www.tersa.cat/en/waste-to-energy_1566), che termovalorizza ogni anno 360.000 t. di frazione secca. Mi spiace dirlo, ma questa è cialtroneria pura, mi auguro in queste parole non ci sia malafede, nè - a questo punto - Bonafede per il nostro futuro.
  2. Sebastiano Nicolosi Rispondi
    EMERGENZA RIFIUTI E RECUPERO ENERGETICO conveniente: LA SOLUZIONE CI SAREBBE, MA PER QUALCUNO "NON S'HA DA FARE"... Andrea Necchi https://youtu.be/PGM0BI5WlqY di @YouTube
  3. francesco forcucci Rispondi
    Bravissimo Lorenzo Sala! Ottimo articolo. Il problema è molto semplice c'è in giro molta gente che dissemina (forse per ignoranza) indicazioni fuorvianti riguardo a ciò che è bene per l'ambiente. Secondo i dati a mia disposizione che sarei ovviamente lieto di condividere avendo più spazio, noi tra riciclo e termovalorizzazione copriamo circa il 50% dei RSU. Il resto va per lo più in discarica.Non solo ma una buona quota della plastica da riciclare, dopo aver goduto di sovvenzioni ex contributo conai, finiva in Cina fino al 2016 quando i flussi di importazione sono stati bloccati dal governo cinese. Da quel momento c'è stato un fiorire di fuochi (a centinaia) in oscuri capannoni dove erano immagazzinate migliaia di tonnellate di scarti plastica "da riciclare". Riguardo alla termovalorizzazione sopra bologna le cose vanno abbastanza bene sotto bologna il tasso di termovalorizzazione è vicino allo zero. Chissà come mai. E pensare che il contenuto calorico di quel circa 50% potrebbe consentire un recupero di circa 5 miliardi di euro l'anno. Chiamare demagogia certe affermazioni direi che è decisamente un complimento. Questo vale anche per coloro che raccolgono "immondizia" qua e là e si sentono autorizzati sparare sentenze ritenendo di essere informati. A disposizione della redazione per produrre un ulteriore articolo che porti dettagli anche riguardo a costi, progettazione, conduzione e inquinamento di un termovalorizzatore di ultima generazione.
  4. Marco Brocca Rispondi
    Si, però......CHE TRISTEZZA. Chi é nelle posizioni di comando fa sparate basate sul sentito dire, su cattive informazioni, su pregiudizi o preconcetti personali. Così non si va da nessuna parte. Prima si studia il problema con DATI REALI, poi si studiano le possibili soluzioni con DATI REALI, poi si fa la scelta a livello politico tra le possibili soluzioni. Ma, purtroppo, gli italiani sono un po' creduloni e hanno la tendenza a votare chi le spara più grosse!
  5. Tiziano Rispondi
    Alla fine qualche inceneritore serve ma... solo alla fine... di una raccolta differenziata e di un successivo, certosino (macchinari e anche a mano: occupazione!), lavoro di cernita! Addestrare personale e predisporre spazi di lavoro è più semplice, rapido e meno costoso che progettare, costruire, certificare ed avviare un inceneritore (e tralascio le contestazioni sull'individuazione del sito ...). Un'approfondita cernita recupera pure molte materie prime a costo ambientale molto inferiore della produzione da nuovo. E smettiamola con la favola della "valorizzazione": se il secco fa schifo serve più combustibile che il peso della stessa immondizia! Oltretutto, la conduzione di un inceneritore è molto delicata (tecnologica, complessa, soggetta a pressioni dalla parte finanziante e dalla parte territorio) mentre la cernita è controllata da chi poi compera il materiale: se non ha i requisiti te lo dice subito e sai come intervenire! Anche il rischio di ingerenze e tangenti è mooolto diverso: un inceneritore è una grossa torta della quale fanno gola anche le briciole mentre piccoli gruppi di lavoratori in cernita possono essere solo esposti al rischio di false cooperative, peraltro già noto e facilmente risolvibile/prevenibile. PS: il mio non è partito preso (manco votati) bensì un mio fermo convincimento di lunghissima data
  6. Ferdi Rispondi
    Grosso scivolone: ". . . mentre il resto viene bruciato recuperando energia e risparmiando la CO2 che si sarebbe altrimenti consumata utilizzando combustibili fossili." Si produce (non si consuma) CO2 con qualunque processo di combustione di sostanze conteneti carbonio, siano esse combustibili fossili o rifiuti urbani. I termovalorizzatori estraggono energia dai rifiuti e producono ceneri che devono comunque essere stoccate in discarica, anche se rappresentano quantità molto minori dei rifiuti non trattati corrispondenti, se non ricordo male un 20% circa. Morale: Raccolta differenziata, termovalorizzatori e discariche non si escludono a vicenda. Cordialmente
    • lorenzo Rispondi
      Ovviamente ogni processo di combustione produce CO2. Tuttavia tutti gli inceneritori usano l'energia prodotta dalla combustione dei rifiuti per produrre energia elettrica o termica (o entrambe in quelli a cogenerazione). Tale energia viene poi utilizzata ad esempio per riscaldare le nostre case e in questo senso permette di risparmiare la CO2 che si sarebbe altrimenti prodotta dalla combustione del metano per riscaldare le case (che inoltre per più del 90% importiamo dall'estero).
  7. claudio gherardini Rispondi
    Grazie Dottor Sala. Aggiungo solo che già oggi il mercato non è in grado di assorbire i prodotti da materia seconda frutto del riciclo. Se fosse riciclato tutto, una larga parte dovrebbe ricominciare il ciclo e essere distrutta.
  8. Amegighi Rispondi
    Presuppongo, caro Dott.Sala, che un Ministro della Repubblica sia in grado di prendersi una mezz'oretta per leggersi sul computer le notizie e le informazioni disponibili di prima mano dai siti istituzionali. E, magari, chiedere ai dei bravi giovani come Lei, di preparare un sintetico ma pieno documento come quello da Lei redatto. Basta poco per essere anche minimamente informati. La scorsa settimana avevo trovato e letto le informazioni relative al sistema di smaltimento dei rifiuti in Danimarca. Nazione, è bene ricordarlo, che tiene una regolare cartella clinica di tutti i cittadini dalla nascita alla morte e che, come tale, spesso è utilizzata per studi epidemiologici di grosse dimensioni. Nazione quindi attenta alla salute dei propri cittadini, come testimonia anche il notevole utilizzo delle energie alternative. Basta leggere qualche documento accessibile e scritto in ottimo inglese e in linguaggio chiaramente comprensibile per tutti, corredato di tabelle e richiami bibliografici (da leggere !!) scaricabile da perfetti siti web del Governo e dei Ministeri. Se, quindi un Ministro, non fa questo, ma strombazza dati raccattati non si sa bene dove, se non inventati, dovrebbe seriamente iniziare a pensare cosa stia facendo su quella sedia. La Politica, quella vera, è cosa seria. E' contrapposizione e discussione di opinioni ed idee, che presuppongono però una base fattuale vera, su cui discutere. Tutto il resto è fare il piazzista da sagra paesana
  9. Mario Giorcelli Rispondi
    La tabella 1 (smaltimento dei rifiuti urbani nei paesi UE) prevede tre destinazioni (riciclo-compostaggio, incenerimento e smaltimento in discarica), senza indicare la percentuale dei rifiuti "esportati" o trasferiti in altre regioni. Ciò rende difficile valutare i dati indicati. Inoltre non sono specificati (o forse sono esclusi?) i rifiuti "industriali", il cui trattamento/smaltimento comporta spesso gravi problemi ambientali.
  10. Riccardo Rispondi
    Egregio dott. Sala, il tema è più complesso. Innanzitutto, se si guarda la raccolta differenziata a livello nazionale, gli stessi dati Eurostat dicono che l'Italia è davanti alla Danimarca. Poi, se l'equazione di senso comune da cui si parte è "Paesi del Nord virtuosi da cui prendere esempio", bé, in tal caso è meglio l'Italia guardi altrove. Va bene guardare la Germania, dove però sono i sistemi avanzati e remunerativi della raccolta differenziata a fare la differenza, non gli inceneritori (gli abitanti ricevono denaro dalla consegna di rifiuti separati o dalla restituzione separata di plastiche e vetro). Di base, il suo ragionamento è incompleto da diversi punti di vista: 1) presume che non si intervenga a monte sulle imprese che producono rifiuti non riciclabili o tossici (dove vuole invece incidere la legislazione a livello europeo, che non dice di investire in "incenerimento", concetto usato nei documenti ufficiali ben diverso da quello di derivazione lobbistica e pseudoscientifica di "termovalorizzatore")...ovvero che l'attuale produzione di rifiuti sia una costante e non modificabile; 2) non compara i livelli di differenziata per città, dove Milano in Europa e nel mondo svetta, assieme a San Francisco e Bilbao, altre città virtuose; 3) non è vero che gli inceneritori non producono Co2. Innanzitutto dipende dalla tipologia di impianto e dai rifiuti che tratta, dopodiché è assodato scientificamente da qualsiasi testo epidemiologico che produca nanopolveri cancerogene
    • lorenzo Rispondi
      Concordo con lei che l'esempio della Danimarca è virtuoso per quanto riguarda il fatto che solo l'1% dei rifiuti finisce in discarica, ma lo è meno ad esempio per il numero di Kg/procapite di rifiuti urbani prodotti. L'obiettivo della politica europea (vedi pacchetto sull'economia circolare e direttiva che abolisce l'uso di alcuni oggetti di plastica monouso) e di quella italiana deve essere innanzitutto di produrre meno rifiuti, di riciclarne di più e di smaltirne il meno possibile in discarica, che è il metodo più dannoso dal punto di vista ambientale e meno sensato dal punto di vista economico. Sono d'accordo con lei che ci siano città anche in Italia con ottimi risultati nella differenziata e infatti nell'articolo si sottolinea come l'Italia abbia fatto notevoli passi avanti in questo campo. Il punto del fact-checking è sottolineare come l'idea che si possa oggi non smaltire nulla in discarica senza usare gli inceneritori per bruciare i rifiuti non riciclabili come le cosiddette particelle fini, alcune plastiche, la carta per alimenti ecc. non corrisponda al vero. Nessuno afferma che l'Italia debba costruire vari nuovi inceneritori (anzi se le percentuali della differenziata fossero ovunque come in Trentino potremmo forse ridurne l'uso), ma regioni come la Sicilia o la Campania farebbero bene a dotarsi di impianti sia per il riciclo che per l'incenerimento, laddove necessario, invece di inviare al nord o all'estero le centinaia di tonnellate di ecoballe accumulate.