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  1. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Il carcere come punizione per i reati pecuniari è un'assurdità. Ovviamente non mi riferisco solo all'evasione fiscale, ma a tutte le violazioni di legge che avvengono senza uso di violenza. Se si accetta che il contrappasso di una violazione pecuniaria (di qualsiasi tipo) sia della stessa natura del reato, logica vuole che la sanzione pecuniaria non sia la stessa per chi è ricco e per chi lo è meno, come oggi accade in Italia. In alcuni paesi (Svizzera e Finlandia) la sanzione pecuniaria proporzionale alla ricchezza posseduta è già in uso. Ma c'è un particolare che merita di essere considerato. Le sanzioni pecuniarie proporzionali alla ricchezza per essere correttamente applicate dovrebbero distribuirsi lungo tutta l'esistenza in modo che la sanzione sia proporzionale alla ricchezza complessivamente posseduta e non alla ricchezza posseduta al momento del reato o della condanna.
  2. Massimo Romano Rispondi
    Credo che occorra tenere conto anche di alcune peculiarità italiane: a) la forte propensione alla trasgressione, come dimostra il livello di evasione, che in Italia è di molto superiore a quello degli altri paesi sviluppati; b) la scarsa effettività dell sistema sanzionatorio amministrativo, che si traduce nell'irrogazione di sanzioni molto spesso virtuali anche per l'inefficacia del sistema di riscossione coattiva. A ciò si aggiunga la possibilità di ravvedimento, ormai anche dopo l'inizio delle indagini, con aggravi marginali. In definitiva le procedure e i metodi di accertamento adottati in Italia rendono l'evasione particolarmente remunerativa.
  3. Savino Rispondi
    Il carcere ci vuole, ma lo debbono chiedere governanti e legislatori credibili. Ci sarebbe da fare la guerra fiscale ed, invece, i gialloverdi hanno dapprima portato avanti la pace fiscale, per poi (forse) rimangiarsela.