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  1. F.Mario Parini Rispondi
    Solo pochi materiali sono riciclabili al 100% tranne le partite contaminate; parlo di acciaio, vetro ed alluminio .Il resto dei prodotti riciclabili dopo un certo numero di riusi(carta,plastiche,legno) non è più utilizzabile. In ogni processo industriale esistono gli scarti più o meno riutilizzabili e per la filiera del riciclo abbiamo lo stesso problema. Certe affermazioni sono pronunciate da inesperti; In Italia la raccolta differenziata non ha ancora raggiunto sia l'organizzazione capillare sia la qualità. Abbiamo ancora molta strada da percorrere; separazione del vetro in funzione del colore, dei pannolini, pannoloni, dei tappi di sughero , delle plastiche pregiate, dei fondi di caffè. delle cicche delle sigarette,ecc Poi ogni comune divide il materiale in modo differente in funzione del conferimento, non esistono regole uniformi e, soprattutto, manca il senso civico
  2. Claudio Rispondi
    A Coriano, Forlì, sono stati condotti degli studi che mostrano un incidenza maggiore di alcuni tumori, soprattutto femminili, nel raggio dei camini dei due inceneritori (ci fu anche un processo concluso con assoluzioni). Studi recenti a Monfalcone (GO) ma riferiti a una centrale a carbone. ISDEE, medici per l'ambiente, ha scritto molto sull'argomento https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/23/diritto-alla-salute-quali-verita-dietro-gli-inceneritori-di-nuova-generazione/2988622/ Insisto che bisogna agire alla fonte, riducendo e semplificando gli imballaggi, migliorare la raccolta differenziata (e con la progressiva introduzione del porta a porta la qualità migliora molto), poi lavorare su nuovi materiali e a quel punto il residuo non riciclabile sarà molto basso e tranquillamente trattabile negli inceneritori esistenti. Costruirne ancora di nuovi (e relative discariche speciali per le ceneri?) mi pare assurdo, anche tenendo conto che saranno pronti tra 10 anni, quando se si fanno le politiche attive di cui sopra saranno già inutili. Quando vado a Vienna, attorno all'inceneritore di Hundertwasser vedo sempre i muri coperti dai volantini dei comitati di protesta, solo noi in Italia lo citiamo come grande esempio di innocuità dell'incenerimento! Capisco che La Voce.Info si occupa (in maniera eccellente) di economia, ma magari in questo caso, dopo l'economista, potrebbe dar voce a un medico esperto..
  3. Claudio Rispondi
    Non ha preso in considerazione i costi esterni sulla salute della popolazione causati dalle micropolveri (costi sanitari, perdita di mesi di vita per ciascun abitante, impatti sul settore agricolo e dell'allevamento, vedi Brescia, ecc.), problema che ancora non si è in grado di risolvere. Non ha considerato la possibilità da parte dell'UE di attivare politiche per la riduzione della plastica a favore di materiali compostabili (eco-plastiche) e di riduzione degli imballaggi, che ridurrebbe alla fonte la quantità di rifiuti. Insegnando a Udine avrà ben presente la pessima situazione di Trieste, dove un inceneritore molto sovradimensionato (e con recupero energetico assai modesto) deprime fortemente la raccolta differenziata. Anche la sua teoria sugli inceneritori utili per tenere la criminalità organizzata fuori dal settore rifiuti mi pare faccia acqua, vista l'intervista di pochi giorni fa del Presidente della Commissione anti-mafia Morra, a proposito delle mire del clan Mallardo sulla costruzione dell'inceneritore di rifiuti a Giugliano.
    • Anna Mancini Rispondi
      Ha una fonte per le problematiche legate alle micropolveri e salute? Nei paesi che hanno inceneritori anche nel mezzo dei centri abitati non sembra esserci evidenza nei dati e nelle statistiche di ciò che dice. Inoltre distinguerei la costruzione del termovalorizzatore (che attira la criminalità organizzata come tutti i grandi appalti di costruzione) e il suo funzionamento (che è tutt'altra cosa e a cui si riferisce chiaramente l'articolo)
    • Antonio Massarutto Rispondi
      Ho preso in considerazione tutto quel che lei dice. I costi esterni degli impianti costruiti con le attuali tecnologie e rispettosi degli attuali standard sono bassissimi. Inferiori a quelli delle emissioni che vengono risparmiate da altre fonti. Il FVG ha uno dei tassi di raccolta differenziata più alti d'Italia (che poi a Trieste città sia più basso ci sta, come in tutte le città che hanno simili tessuti urbani). Riguardo alla teoria che fa acqua, mi sembra che diversi esperti di crimine la condividano (vedi ad esempio Raffaele Cantone). La prevenzione è fondamentale, le ecoplastiche sono fondamentali, il riciclo anche. Ma non bastano. E se non ne prendiamo atto, poi non stupiamoci dei roghi.
  4. francesco Rispondi
    "Non è un caso che a pilotare le rivolte contro l’impianto di Acerra ci fosse proprio la criminalità organizzata" mi sembra un'affermazione grave, senza elementi a supporto.
    • Antonio Massarutto Rispondi
      Forse pilotare è eccessivo. Sobillare (e goderne in silenzio i frutti) è più appropriato. Mi sembra che tutto questo sia storia. Il quotidiano Il Mattino, non io, all'epoca ha sostenuto con forza questa tesi. Il che non vuol dire che tutta la gente che protestava fosse in malafede, ovviamente (c'era perfino il vescovo). Ma che le proteste favoriscano, oggettivamente, chi campa di gestione illegale è innegabile.
      • bob Rispondi
        L' illegalità è direttamente proporzionale al frazionamento assurdo dei poteri politici. In un Paese "frazionato" come il nostro con 7-8 livelli di potere dallo Stato all' ultima circoscrizione, diventare referente politico è molto semplice. Proprio in periferia, più che al centro, che opera la " mafietta" perchè più facile la gestione. Rendiamoci conto dell'attuale livello politico della " classe dirigente"..in parte figli del peggio '68 ...dall'altra di barbari incivili ( barbaro /cittadino romano)
  5. Sergio Ascari Rispondi
    Aggiungerei solo che la minor disponibilità ad importare semilavorati di riciclo di bassa qualità (eufemismo?) da parte della Cina e di altre economie emergenti porterà inevitabilmente ad aggravi di costo nella filiera del riciclo, specie della plastica, che finiranno per ripercuotersi sull'economia dei rifiuti. Se va bene ci si sposterà verso la termovalorizzazione, se va male andrà a favore di discariche ed illegalità varie. A distanza di 25 anni dall'epoca in cui mi occupavo professionalmente di rifiuti, constato che sia il riciclaggio che la termovalorizzazione, nonostante il conflitto esasperato come sempre dalla mentalità politico-giornalistica,hanno progredito entrambi, e notevolmente, anche in Italia. Invece mi pare che poco si sia fatto sul terreno della prevenzione, anche nel resto d'Europa. Gli imballaggi, anche multimateriali e perciò oggettivamente di difficile riciclo, imperversano e aumentano, salvo rari episodi probabilmente a fini d'immagine. Non vedo chiare indicazioni al consumatore su come smaltirli correttamente. L'ecolabeling ha fatto progressi ben maggiori in altri settori, direi. Ciò produce littering, e quindi dà forza politica ai sostenitori del riciclo. Infine, dissento dall'autore sulle piste da sci, che uno scialpinista non dovrebbe mai sostenere.
    • Antonio Massarutto Rispondi
      Sono uno sci-alpinista laico. Meglio le piste sui tetti degli impianti che sventrare le montagne, anyway. Concordo con te che sul fronte della prevenzione c'è moltissimo da fare, ma mi sembra che anche tu sia d'accordo che, nel mentre, non ci sono molte alternative a un sistema integrato che ricicla quanto può, e destina il resto alla produzione di energia. Anche perché molte forme di "riciclo" in realtà sono solo apparentemente tali. Ora che il giochino di spedire in Asia montagne di materiali pseudoriciclabili non funziona più, iniziamo ad accorgercene anche noi.