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  1. Silvestro De Falco Rispondi
    Non vorrei sbagliarmi ma penso che il tasso medio di crescita immaginato nel 1995 era più alto, tanto è vero che, almeno fino al 2010, la Ragioneria di Stato calcolava i tassi di sostituzione applicando un tasso di crescita reale del PIL del 3,5%, un tasso di inflazione del 2% e un tasso di crescita reale dei salari dell’1,5%. Che l’1,5% reale sia stato utilizzato come tasso “tecnico” per attualizzare i flussi futuri nel calcolo dei coefficienti di trasformazione, come indicato anche nello studio di Prometeia, è probabilmente dovuta al fatto che prima gli aumenti delle pensioni erano legati agli aumenti salariali, quindi i riformatori hanno pensato di continuare ad usare l'1,5%, magari solo per inerzia. Ecco l’origine dell’ottimismo sui tassi di sostituzione, peraltro ancora presente nel calcolatore utilizzato dall’INPS, che consente al cittadino medio di “fare proiezioni” sulla sua pensione futura.
  2. Michele Rispondi
    I problemi sono strutturali e hanno radici molto lontane nel tempo: in primo luogo il sistema a ripartizione, una specie di Ponzi scheme legalizzato. In secondo luogo la bassa crescita da più di 20 anni senza che i governi Berlusconi, Monti, Renzi etc abbiano fatto nulla per invertire la tendenza. Terzo la precarizzazione del lavoro iniziata a fine anni 90 che ha ridotto la contribuzione e reso le carriere continue e i tassi di sostituzione dei concetti da archeologia industriale
  3. RR Rispondi
    Domanda. Esistono moltissimi sistemi per temperare un sistema contributivo, pur restando ben lontani dal sistema retributivo. Per esempio, si può immaginare un sistema che, per tutti gli assegni sotto una certa quota (esempio: 1000€ mensili) pesa i soli 25 migliori anni di contributi fino al raggiungimento dei 1000€. Politiche di questo tipo tra l'altro sarebbero molto utili per le donne, che hanno carriere discontinue. Sarebbe interessante calcolare il costo di una policy di questo tipo.
  4. Silvestro De Falco Rispondi
    Che fare? Cari professori dovete parlare chiaramente, non dire le cose fra le righe e poi mettere un grafico che dà l'idea di un tasso di sostituzione che passa dal 75% a poco più del 60%, indorando la pillola. Il problema è a monte. Chi ha fatto la riforma nel 1995 sapeva benissimo che il problema era demografico e che, quindi, la fonte di finanziamento si sarebbe assottigliata. Nonostante tutto si son guardati bene dall’agire sul sistema a ripartizione, ben sapendo che per tenerlo in vita così com’era si dovevano trasferire i rischi sui futuri pensionati. Gli italiani pagano la seconda aliquota previdenziale del mondo – 33%, seconda solo a quella dell’Ungheria del 34% - per un tasso di sostituzione di circa il 50%, se va bene. Che dite vogliamo cominciare ad ammettere quello che è ovvio? Magari studiando studiando si arriverà pure a capire che questo sistema a ripartizione brucia risorse che potrebbero essere impegnate più proficuamente nell’economia, permettendoci di uscire da questa impasse.
  5. Aldo Rispondi
    i baby-boomers (categoria alla quale non appartengo, chiariamo subito) hanno lavorato duro nel dopoguerra. Hanno lavorato duro anche per far studiare persone come Savino. I risultati purtroppo son quello che sono, ma tant'è.
    • Savino Rispondi
      Chi ha sudato sono i genitori dei baby boomers, i quali, invece, hanno giocato a fare i rivoluzionari col portafoglio pieno del boom degli anni '60, per cui, pur di avere una posizione sociale e una poltrona sotto il sedere, veniva giustificato persino lanciare una bomba molotov.
  6. Savino Rispondi
    E' evidente come agli italiani baby boomers il benessere sia stato immeritatamente regalato, a discapito di tutte le generazioni successive. Se non si interviene con urgenza sul tema, il riequilibrio potrà essere effettuato solo dalle cause naturali.
    • rossetti maria adele Rispondi
      ricalcoliamo tutte le pensioni con il contributivo soprattutto quelle ella pubblica amministrazione. risolveremo il debito e equità tra generazioni
      • Gianni Rispondi
        Perché mai quelle dei dipendenti pubblici? Occorre invece riconsiderare la contribuzione figurativa non coperta da effettivo versamento. Ci sono dipendenti del settore privato che tra cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga, mobilità, disoccupazione, maternità e malattia, arrivano alla pensione avendo lavorato ben poco. Perché dovrebbero avere la stessa pensioni del dipendente pubblico che non ha goduto di alcuna contribuzione figurativa ed e andato a lavorare tutti i giorni della vita?
        • pan Rispondi
          Caro Gianni, ho capito bene???? Il dipendente pubblico ha lavorato tutti i giorni della vita??? NON HO PAROLE!!!!!! Il dipendente pubblico non ha goduto di contribuzione figurativa??? E QUANDO MAI LA PA HA VERSATO I CONTRIBUTI DEI 3,5 MILIONI DI DIPENDENTI CHE SONO SEMPRE AUMENTATI DI NUMERO NONOSTANTE CRISI E DISOCCUPAZIONE ETC ETC. INFATTI L' INPDAP LO HANNO ACCORPATO ALL'INPS COSì PAGHIAMO TUTTO NOI, DIPENDENTI PRIVATI. cordialmente