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  1. Toni Rispondi
    Non si può dimenticare che all'origine del fenomeno dell'abusivismo edilizio in Italia c'è la mancanza di una politica pubblica dell'abitare. Quando nel secondo dopoguerra milioni di persone si sono trasferite dalle campagne alle città, attratte dalle possibilità occupazionali migliori, si sono scontrate con la penuria di alloggi a basso prezzo e hanno dovuto provvedere "in proprio" a risolvere il problema costruendosi l'abitazione su terreni che i piani regolatori destinavano prevalentemente ad aree agricole, acquistati pertanto a poco prezzo. Ancora oggi, il paese sconta questo deficit di abitazioni a basso prezzo, anche da dare in locazione e il fenomeno dell'abusivismo non cesserà.
  2. giorgio Rispondi
    Quello che sorprende e amareggia è il fatto che ,pur essendo molto chiari i motivi delle mancate demolizioni( l'inerzia dei Sindaci e la scarsità di fondi)e i possibili rimedi( trasferimento delle competenze ai Prefetti con adeguate risorse),nessun provvedimento in tal senso venga adottato dai governi e dal Parlamento. Segno evidente che alla politica combattere l'abusivismo non interessa! Meriterebbe poi un approfondimento capire come, mentre solitamente gli enti erogatori dei servizi per attivare una nuova utenza richiedano i dati catastali, in certe aree persino gli stessi enti prescindano da questo requisito e concedano allacciamenti a unità immobiliari non accatastate.Perché nessuno chiede conto di questo diverso comportamento? Si legge anche di immobili abusivi che avrebbero formato oggetto di compra vendita e ci si chiede come sia stato possibile stipulare un atto notarile e di alloggi abusivi dati in locazione che sfuggono al controllo del fisco. Ma, ancora prima, risulta difficile accettare che ,mentre in gran parte del Paese qualsiasi attività edilizia anche marginale non sfugge a permessi, controlli e sanzioni, se irregolare, in certi Comuni sia possibile mettersi a costruire interi edifici prescindendo da qualsiasi autorizzazione senza che nessuna autorità mostri di accorgersene e intervenga per fermare il cantiere. La sensazione è che in troppe zone del nostro Paese l'abusivismo non sia percepito come fatto negativo né dalle autorità, ne dai cittadini.
  3. Alberto Rispondi
    Scusate, perchè non avete integrato le tabelle numeriche con i relativi valori percentuali? a mio avviso questi avrebbero aiutato di molto la lettura dei dati.
  4. Riccardo Rispondi
    E' ovvio che un sindaco o un qualsiasi amministratore locale eletto non ha nessun incentivo a far demolire le case degli elettori. Il tutto dovrebbe passare nelle mani dei prefetti.
    • odile Rispondi
      Analizzando la situazione italiana dell'abusivismo edilizio, mi sono sempre chiesta come mai una casa abusiva potesse ottenere gli allacci ENEL, gas ecc... Non sarebbe di facile implementazione proporre che gli allacci fossero condizionati alla presentazione di regolare licenza edilizia?
    • Rodolfo Rispondi
      Non sono d'accordo. Per disincentivare la costruzione di fabbricati sprovvisti della concessione edilizia occorre non allacciarli alle pubbliche reti del gas, elettrica, idrica ecc..e punire severamente il funzionario che autorizza tali allacciamenti. Mi pare che la legge 47/85 prevedesse qualche cosa del genere.
    • Andrea Rispondi
      Dovrebbe avere un solo incentivo: la legge