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  1. Henri Schmit Rispondi
    Non è facile trattare il tema dell'articolo e del libro del prof. Baglioni. I rischi sono da un lato sentenze di colpevolezza generiche e dall'altro analisi asettiche con pretesa di scientificità. L'autore sembra riuscire ad evitare entrambi i pericoli. Il compenso dei manager è un problema solo se lo decidono loro stessi (funziona come ricatto: se non mi pagate svuoto il sacco) o se non rispondono a nessuno. Condivido il commento di 'savino': la crisi è stata utilizzata - non solo in politica, ma anche nei FSR di Bankit, almeno fino al 2017 - come pretesto per occultare i veri problemi del sistema bancario italiano, da cercare nelle condizioni giuridiche (e forse culturali, intimamente legate) delle attività aziendali e creditizie, specifiche al paese. Gli studi econometrici di solito ignorano, e quindi nascondono, i fattori più antropologici (il capitale umano, il discorso pubblico, i valori effettivamente rispettati e fatti rispettare dalle autorità competenti) e rinforzano (inconsapevolmente o per conflitto d'interessi?) la cultura formalista che svuota il significato delle regole. Non vale il pretesto dell'entrata in vigore di nuove regole di Basilea o della seconda Mifid per gestire da subito meglio la banca e i suoi servizi.
  2. Ricardo_D Rispondi
    Professor Baglioni, non crede che la soluzione per evitare un'ulteriore crisi finanziaria debba passare da un'educazione economico/finanziaria che parta dai livelli più bassi di istruzione? L'esempio riportato del questionario MiFID è indicativo: se la manca la cultura economico/finanziaria, come è possibile pretendere che siano sempre le autorità pubbliche a metterci una pezza?
  3. Savino Rispondi
    Diciamoci la verità': la crisi del 2008 rimane sullo sfondo solo come un grande alibi per giustificare le problematiche non di natura finanziaria ma strutturale in capo al mondo economico e al nostro Paese in particolare. Piuttosto, sarebbe interessante indagare sulle concause a livello motivazionale e di aspettative che hanno portato le paure di una crisi a durare più delle due guerre mondiali messe assieme, il che mi fa sembrare il tutto scandaloso. L'Italia, in seguito ai sacrifici del dopoguerra e al conseguente boom degli anni '60, ha basato la crescita economica sul concetto di fortuna e questo è stato il grande errore, assieme all'aver scambiato il welfare per diritti dovuti. Con l'asticella delle aspettative egoistiche così alta, non meravigliano le pretese di oggi sul reddito di cittadinanza e su quota 100, nonostante lo scarno bilancio presente. Quindi, la crisi del 2008 non c'entra nulla e le lamentele continue su un'economia che sarebbe bloccata per gli operatori hanno solo una squallida origine, ma chi le fa deve sapere che questa volta non è piangendo miseria che si risolveranno le cose e non sarà mamma-Stato a poterci togliere le castagne fuoco.