La strage presso la sinagoga di Pittsburgh riporta ancora l’attenzione sulla diffusione delle armi negli Usa. Tema che ora riguarda anche l’Italia, dove il governo Lega-M5s ha recepito in modo estensivo una direttiva europea. In nome della sicurezza, ma a vantaggio dell’aggressiva lobby dei detentori di pistole e fucili.
Dopo la bocciatura della Ue arriva finalmente il testo della manovra. Il mancato rispetto degli impegni di deficit viene ascritto dall’esecutivo al rallentamento dell’economia in atto da mesi e di cui solo ora si è accorto anche il governo. Ma l’effetto espansivo previsto verrebbe compensato in negativo dal rialzo dei tassi d’interesse dovuti all’aumento dello spread. Si illude chi – tra ministri e politici della maggioranza – ritiene che il problema spread svanirebbe se solo la Bce si mettesse a comprare titoli pubblici italiani. Non può farlo in modo incondizionato ma solo con un intervento su un’economia in grave crisi e soggetta a un severo programma di risanamento. Tra le misure fiscali in arrivo ci sono tasse al 15 per cento per le piccole imprese e lo sconto fiscale per chi crea occupazione e investe in macchinari. Ma scompaiono la deduzione Ace, che favoriva la capitalizzazione delle piccole e medie imprese, e l’Iri, l’imposta sul reddito imprenditoriale, che avrebbe comunque ridotto le aliquote sugli utili.
Tanti bei proclami sui “problemi dell’occupazione”, ma poi rischiamo di perdere quasi 1 miliardo del Fondo sociale europeo a disposizione delle regioni per le politiche attive del lavoro. Perché non sono state usate risorse nel 2014 e nel 2015. Intanto un miliardo andrà a rafforzare i burocratici centri per l’impiego proprio mentre l’automazione cambia la natura del lavoro, eliminando certe mansioni e richiedendo nuove competenze. Un processo con cui nessun paese riesce a tenere il passo.

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