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  1. Claudio Rispondi
    Siamo noi il problema dell'Europa o è l'Europa il problema per l'Italia? Se l'Italia per sue particolari caratteristiche non è gradita, ci si può sempre garbatamente e consensulmente separare
  2. Massimo GIANNINI Rispondi
    E' ovvio che visti i quantitativi di debito italiano in circolazione questo sia sia più liquido ma allo stesso tempo più volatile e sia più influenzato dalla riduzione di QE della Banca centrale. Lo spread è più influenzato dai discorsi, sempre a mercati aperti, di Bruxelles e commissari e dalla riduzione de QE che non dalla manovra in sé del governo.
    • Aram Megighian Rispondi
      Non sono un esperto di economia, ma lo sono sulle funzioni cognitive e quindi sul decision-making che è un processo importante, anche in economia (Neuroeconomia). Quindi sostanzialmente la decisione consiste nel credere o meno, cioè nei vantaggi che ottieni nel prendere la decisione. Sono quindi in parte daccordo con Lei sulle parole (influiscono nel processo decisionale). Ma non creda che il tutto sia un processo a compartimenti stagni. Più la conoscenza oggettiva (fatti, numeri) interviene più essa viene considerata nella valutazione finale d'insieme. QE si doveva ridurre da tempo ed era stato detto. E' chiaro quindi che il suo impatto sullo spread italiano (più liquido come Lei dice con competenza) avrebbe avuto un effetto maggiore. Ma le parole non vengono solo da Bruxelles. E chi valuta (processo decisionale) non si basa solo sulle parole. Ma sulle analisi dei numeri. E le analisi dei dati presentati dal Governo, come mi sembra di aver compreso in un precedente articolo del Prof Daveri, pubblicato in questa rivista, indicano dei numeri che, fattualmente, rendono molto difficile agli esperti accettare determinate argomentazioni in senso vantaggioso nelle loro decisioni. A me a volte sembra di vedere in queste argomentazioni come due medici. Entrambi leggono i numeri dello stesso esame che inevitabilmente portano ad una probabilissima diagnosi (la diagnosi è un processo probabilistico) e lo sanno. Il primo lo dice al paziente, l'altro invece gli dice che va tutto bene.