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  1. Andrea C Rispondi
    Impossibile comparare le due realtà. Se in Italia facessimo quello che fanno loro avremmo già la commissione EU a rimproverarci e la "pseudo sinistra" in piazza per i diritti...Il loro esempio è comunque vincente: si prendono gente qualificata, che non graverà sulle spalle dei contribuenti e che non ha un'attitudine criminale. Per i lavori a bassa qualificazione danno i permessi di 1 anno per studio/lavoro, poi se in quel periodo uno trova un contratto a tempo indeterminato allora può restare, altrimenti dovrà fare ritorno nel paese di origine.
  2. Amegighi Rispondi
    Credo che il problema dell'immigrazione in Italia vada affrontato con la testa (pragmaticamente) piuttosto che con la pancia (demagogicamente). In un modo (accessi incontrollati) che nell'altro (accessi deviati ad altri) il problema è che l'UE non è uno Stato unico come l'Australia, nè noi italiani siamo l'Australia (uno Stato circondato dal mare). Ne deriva che se non si trova una soluzione, c'è il serio rischio che diventiamo noi (Italia) un imbuto in cui si ammassano tutti gli immigrati, bloccati alle frontiere Nord. Lo siamo in parte anche adesso, ma c'è da ricordare che parte della procedura di accesso è gestita (e pagata) anche dai fondi UE. Nel caso la situazione diplomatica degeneri, ce la dovremmo gestire interamente (anche nei fondi) da soli, con 8000 Km di coste. Personalmente (non condivido nessuna idea politica), penso si potrebbe pensare ad un sistema tipo ESTA (online, Ambasciate, Consolati) dove il richiedente presenta richiesta e documenti che verranno valutati. Stesso sistema (gestito dall'ONU) per i rifugiati. Un meccanismo centrale UE dovrebbe gestire online le richieste fornendo eventuali visti da utilizzare per viaggi normali per l'accesso allo Stato richiesto. L'immigrazione clandestina invece sarebbe completamente bloccata con l'intervento di tutti gli Stati Europei che cooperano al controllo delle frontiere esterne.
  3. Luca Morandini Rispondi
    (Riferimenti relativi ai due post precedenti) [1] https://www.homeaffairs.gov.au/ReportsandPublications/Documents/statistics/temp-entrants-aus-31-dec-2016.pdf [2] https://www.irishtimes.com/news/politics/irish-veteran-who-faced-deportation-from-australia-let-go-1.2315126 [3] https://www.homeaffairs.gov.au/trav/visa-1/189-?modal=/visas/supporting/Pages/skilled/the-points-table.aspx [4] http://www.abs.gov.au/websitedbs/D3310114.nsf/home/Interesting+Facts+about+Australia%E2%80%99s+population [5] https://www.aph.gov.au/Parliamentary_Business/Bills_Legislation/Bills_Search_Results/Result?bId=r5408 [6] https://www.homeaffairs.gov.au/trav/life/aust-1 [7] https://www.homeaffairs.gov.au/about/reports-publications/research-statistics/statistics/year-at-a-glance/2015-16 [8] http://stat.data.abs.gov.au/# (Tabella T01)
  4. Luca Morandini Rispondi
    (Ripreso da un post prece3ente) La Tabella 1 dell'articolo, relativamente all'"Incidenza stranieri / popolazione", non e' congruente con altri dati: al censimento del 2011 ([8], tabella T01), risultava che circa il 16% della popolazione e' composta da cittadini di altre nazioni, mentre il dato piu' recente mostra che il 28% della popolazione australiana e' nata all'estero [4]: potreste gentilmente riportare la sorgente -esatta- del dato? Un aspetto importante, ma non citato nell'articolo, della politica immigratoria australiana e' la secretazione ([5]) di quello che avviene in mare e nei campi di detenzione: i barconi non si vedono in TV, cosi' come non si vedono i richiedenti asilo che si danno fuoco (uno e' morto nel 2016 per le ustioni riportate) o tentano il suicidio in altri modi. Va anche detto che l'Australia garantisce accoglienza ed inserimento a circa 20.000 rifugiati l'anno [7], ma solo tramite canali ufficiali (in genere UNHCR). (Riferimenti in un post successivo)
  5. Luca Morandini Rispondi
    L'articolo e' generalmente condividibile, ma si impongono alcune precisazioni. Per quanto riguarda la geografia, non ritengo giochi un ruolo essenziale: Christmas Island dista dalle coste indonesiane circa 350Km, piu' o meno la stessa distanza (300Km) che separa Lampedusa da Tripoli Contrariamente a quanto riportato nell'articolo, i visti temporanei sono generalmente rivolti a lavoratori qualificati o neo-laureati, sono quadriennali e rinnovabili. I visti -annuali- per lavori non-qualificati ("working holidays") sono una minima parte (7% [1] Tabella 1) del totale dei visti temporanei. Non esistono "permessi di lunga durata", bensi' "visti permanenti" [6], che danno quasi gli stessi diritti della cittadinanza, ma che possono essere revocati, ad esempio per condanne penali, causando l'espulsione del residente senza riguardo alla sua eta', stato familiare o durata della permanenza nel paese [2]. I visti permanenti non richiedono, come riportato nell'articolo, un colloquio, bensi' la certificazione delle proprie competenze educative, linguistiche e lavorative tramite un processo lingo, rigoroso e talvolta pedante. Contrariamente a quanto affermato, non e' necessario avere un sponsor per ottenere un visto permanente [3]. (Continua in un post successivo)
  6. giuli44 Rispondi
    Per l'Europa la soluzione sono gli accordi bilaterali e i corridoi umanitari, uniti ad una redistribuzione su base obbligatoria. Non certo i barconi o i blocchi navali.