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  1. Paolo Rispondi
    Ma se gli unici ad essere soddisfatti sono quelli che lo fanno per arrotondare non sarebbe più semplice applicare alle piattaforme on line i limiti d'uso dei voucher. Della serie, ogni rider può incassare massimo 7000 euro annui, vietato lavorare più di 18 ore settimanali o comunque in caso di supero e assenza di altra copertura previdenziale obbligo per la piattaforma di garantire indennità di messa a disposizioni fino al minimo tabellare dipendente.Poi magari anche un limite massimo tra il numero dei riders e il numero dei dipendenti per bloccare gli abusi. In fondo il 20% dei riders fanno quello perchè non trovano altro mi pare corretto costringere le piattaforme che li controllano ad assumerli in pianta stabile o magari a passare al rapporto di lavoro a tempo determinato.
  2. Michele Rispondi
    Non ci vedo nulla di positivo nella Gig economy. In sostanza le piattaforme informatiche non hanno un ruolo molto diverso dal caporalato. Intermediano lavoro. Un tempo lavoratori come quelli impiegati nella GiG economy sarebbero stati definiti sotto occupati e andrebbero classificati come disoccupati (anche se lavorano 1 ora retribuita nella settimana di riferimento). Una regolamentazione è indispensabile e deve introdurre forti elementi di tutela dei lavoratori e disincentivi per le imprese. Se questo vorrà dire che certe imprese chiudono in Italia, ce ne faremo una ragione. Occorre invertire la rotta rispetto alla ideologia che “meglio un lavoro disgraziato piuttosto che niente”. Altrimenti non ci sarà limite verso il basso.